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Monday, July 24, 2006 - ore 15:34


ADDIO AD UN’IDEA
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


Fabio Mauri, nel n.17-anno 9, di Alias, supplemento culturale del Manifesto di sabato 29 aprile 2006, recensisce e commenta il libro Addio ad un’idea-Modernismo ed arti visive di Timothy J. Clark (trad. di Aldo Serafini, € 98,00), da cui ho estratto questo paragrafo che mi ha molto colpito:

L’epoca, i suoi luoghi, le letture, gli odi e le manie, il tessuto ideologico dei sentimenti incidono definitivamente nel manufatto di un artista, secondo Clark. L’assoluto (o qualcosa che gli assomiglia molto) è sepolto in un frammento di storia che non pretende di fornire idea del totale. L’opera non corrisponde, se non per un mistero (che tale resta) alle intenzioni di chi la compone (l’artista, si pensa correttamente), ma con l’ausilio di mille situazioni concorrenti. L’artista ne equivoca il senso, che si fa strada, sembra, malgrado lui. Come se il pittore fosse abitato da 2 coscienze: una utopica, politica, e l’altra, esperta solo di sé e della storia dell’arte. Un’immagine, una foto, un ritaglio di giornale, un suono, un passante. Inezie casuali incidono costituzionalmente in un’opera essenzialmente necessaria. Una contraddizione dei termini? No, è la costituzione abnorme e abituale dell’opera d’arte.


[Jackson Pollock al lavoro]

La spiegazione che si fa della genesi di un’opera d’arte è folgorante! L’assoluto che l’arte riesce ad esprimere è nascosto in un frammento di storia, in un qualsiasi momento, anche banalissimo e quotidiano, della vita dell’autore, non nella totalità di questa: questo assoluto si fa strada attraverso l’artista che lo crea, anche malgrado l’artista stesso. L’opera d’arte è quindi necessaria e si crea indipendentemente da chi la fa venire ad esistenza e indipendentemente dalle intenzioni di questo. La costruzione di un’opera d’arte perciò è abitualmente abnorme, nel senso di fuori della norma, fuori da regole definite che la portano a venir creata: così essa diviene originale, dirompente e diventa assoluta, cioè sciolta da tutto, anche se dal tutto essa è scaturita!
Quando leggo brani come questo sopra riportato la mente mi si risveglia e comincia vagare attraverso innumerevoli rimandi e connessioni… e questo “risveglio” mi rende felice! Incommensurabilmente felice!

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