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Carlos Castaneda


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Chiudo gli occhi e li tengo stretti, spaventato da quel che porta il mattino, aspettando un domani che non arriva mai. Nel profondo di me, ciò che mi lascia la notte è la sensazione del vuoto, e tre ragazzi immaginari che cantano nel mio sonno dolce di bambino. THE CURE, Three Imaginary Boys

STO ASCOLTANDO

Incubus, Queen of the Stone Age, Peeeearl Jaaam..E molti altri..(Claudio Bluesman!)



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

Se solo fossimo capaci di amarci e vivere il più a lungo possibile nell’onestà, invece di recitare dei ruoli sulla base dell’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere una relazione perfetta. non mentire mai. poterci sedere uno di fronte all’altra, guardarci negli occhi e dare voce liberamente ai nostri pensieri.Guardare l’altro con obbiettività e non giudicarlo unicamente rispetto a noi stessi.



STO STUDIANDO...




OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Tuesday, July 25, 2006 - ore 20:59


**INTEGRAZIONE.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono né Kerouac né Hemingway né Bukowski, eppure sono qui. A riflettere sulle cose che cominciano e sulle cose che finiscono. A brandire la penna cercando le risposte che non ci sono. A inseguirmi dentro il complicato labirinto fatto con le siepi. A personificare la speranza di venirne fuori con uno stato mentale atletico e in forma.
Un’epoca è finita e questo lo so da un pezzo. Ma soprattutto credo che non ci sia davvero più tempo per niente. O forse, lì nascosto da qualche parte, riverso su un bel piatto d’argento, c’è ancora un mucchio di tempo a nostra disposizione. Per distruggersi, per rinascere, per innamorarsi, per piangere, per ridere, per guardare in alto o anche solo per restare seduti ed aspettare. Il ghiaccio si scioglie lentamente e forse la vita è come il ghiaccio. All’inizio è dura, solida e splendente. Dopo non resta più nulla di lei. Diventa come il fondo del bicchiere appena svuotato, triste e asciutta e con poco senso se non viene riempita di nuovo con qualcosa che renda maledettamente ebbri. A volte può far compagnia anche il ronzio del frigorifero, l’urto dei vetri che si toccano, il fogliaccio degli eventi aperto davanti agli occhi. E le visioni che provengono dall’esterno sono fin troppo eloquenti. I vecchi nella piazza di fronte che parlano, ridono, sputano a terra un po’ di catarro e ritornano bambini. I vecchi che camminano lentamente e ad occhi bassi o guardando fisso davanti a loro e perdendosi dentro i solchi profondissimi delle loro stesse rughe. I vecchi che mi lanciano un’occhiata indagatrice, che incrociano le mani dietro la schiena, che si rivolgono al mare come farebbero con un caro e folle compagno di avventure, che socchiudono gli occhi mettendo a fuoco un punto indefinito dell’orizzonte. I vecchi che sono consapevoli della morte che presto verrà come una dolcissima e bellissima fanciulla, e non più ingenui come me, che a volte credo di poter vivere per sempre. Così più li guardo e più mi convinco che devo scrollarmi di dosso alcune convinzioni. Più li osservo e più capisco che devo acquistare semplicità, abbandonare il superfluo, mettere da parte qualcosa. Non so bene cosa ma credo che dovrei farlo.


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