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walter_basso, 54 anni
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"L’influsso del ciclo mestruale delle balene sull’alta e bassa marea" di Madeo Sotarola.

HO VISTO

Che tuti se sbate i cojoni de come va vanti l’Italia.... e tanti che se perde drio cagade tipo el grande fradeo e porcarie varie!"!!

STO ASCOLTANDO

Le prove d’artista de Tony Pagliuca ex Le Orme, ottimo pianista e col quale go tacà na colaborassion e na amicissia!!!

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

No lo so... me ga vestio me mojere!!!!

ORA VORREI TANTO...

Che andasse a farselo metare tuti queli che me sta sul c...o!!! Solo che bisognaria che lo gavesse longo almanco mezo chilometro!!!!

STO STUDIANDO...

Par fare na particolare guida par particolar attività... De più no posso dire!!!

OGGI IL MIO UMORE E'...

Otimo e abondante!!!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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SONDAGGIO: NA MAESTRA ALIMENTARE GA FATO TRADURE NA POESIA DAL’’ITALIAN AL VENETO..


Ze nato un putiferio dela madona.. sigamenti, insulti, spuaci intel muso... Scuse del Preside (la roba ze sucessa a Noventa).. mi penso:

CHE I VADA TUTI A FARSE CIAVARE
CHE SE FA CASIN PAR GNENTE!
CHE LA MAESTRA GA FATO BEN!
CHE LA MAESTRA GA FATO NA CAGADA
CHE I VADA A LAVORARE... PELANDRONI DELA MADONA!!!
IO NON HO CAPITO: PARLO SOLO ITALIANO!|

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Wednesday, July 26, 2006 - ore 19:39


DAL MIO ROMANZO DI FANTASCIENZA... un piccolo assaggio... toh ciapa...
(categoria: " Accadde Domani ")


Gò senpre amà la fantassiensa.. in particolare i romanzi di Asimov... a passa sinquant’ani me sò cavà la soddisfassion de scriverne uno mi: na storia de "missing time" universi parallelli... e un finale tipo scatole cinesi co la sopresa nele ultime righe... e strano ma vero, anbientà nela nostra cfanpagna e no a Niu Ior... Oh là... diseme cossa ghe ne pensè... ecove un tocheto...


Piombino Dese - 22 MAGGIO 2002

L’inizio...

Attilio Zuanon stava ritornando a casa dopo una qualunque e monotona giornata di lavoro.
Era alla guida di una vecchia Ritmo grigia e percorreva via Molinella, una strada secondaria che congiunge il paese di Castelminio a Piombino Dese.
L’uomo guidava tranquillo già pregustando, dopo l’ insoddisfacente giornata, il momento della cena con la famiglia, seguita da una riposante serata davanti alla tivù.
La strada, stretta e mal asfaltata, era completamente ombreggiata dai numerosi alberi che la costeggiavano.
La luce del crepuscolo penetrava tra il fogliame rigoglioso variegato di mille tonalità di verdi e scendeva a carezzare l’asfalto scuro con lunghi raggi che sembravano furtivi laser assonnnati.
Ormai era quasi arrivato: circa un chilometro e mezzo lo separava dalla sua casa che si trovava sulla sinistra della strada a poca distanza dal passaggio a livello che era situato a qualche centinaio di metri prima del centro paese.
Davanti a sé, fin dal momento dell’imbocco della via, Attilio aveva solo una vecchia Ford Fiesta di colore rosso che procedeva a velocità molto ridotta; all’incirca circa sessanta chilometri orari; decise di non sorpassarla e di mantenere la distanza di sicurezza tranquillamente anche perché sapeva che spesso, magari al riparo di uno dei tanti platani, c’era Gianni Stocco il giovane vigile che aveva la meritata fama di essere ligio al dovere in modo quasi maniacale (tanto che nel paese girava la voce, messa in giro da chissà chi, che avesse perfino multato suo padre solo per fare carriera con estrema velocità).
Era inflessibile, Gianni, soprattutto verso i patiti della velocità che sfrecciavano lungo la stretta strada secondaria mettendo a rischio la sicurezza di chi transitava magari in bicicletta.
Mancava circa un chilometro al passaggio a livello quando Attilio ebbe un sussulto: aveva lo sguardo distrattamente posato sulla Fiesta quando improvvisamente davanti a questa improvvisamente si era materializzato un fitto banco di nebbia che occupava tutta la carreggiata.
Appena la percezione del pericolo arrivò al suo cervello Attilio frenò bestemmiando incredulo in quanto la sera era limpida e il banco di nebbia non era assolutamente giustificato.
Non fece assolutamente in tempo di ragionare sul fatto che si trovò immerso nella densa foschia.
E qui gli successe una cosa strana: per una piccolissima frazione di tempo si sentì come bloccato fisicamente e si sentì mancare il respiro come se il suo cuore si fosse improvvisamente inchiodato.
Inoltre un odore nauseabondo gli riempì i polmoni facendolo tossire.
Ma queste sensazioni durarono solo un attimo tanto che ebbe appena il tempo di rendersene conto che era già fuori dalla nebbia, di nuovo con visibilità perfetta.
Sentì un colpo che sembrava un tonfo.
Dovette frenare nuovamente perché la Fiesta era solo pochi metri davanti a lui con i fanalini degli stop accesi... ma subito dopo le luci si spensero poichè l’auto riprese normalmente la sua corsa.
Una rapida occhiata allo specchietto retrovisore gli mostrò dietro di sè la strada perfettamente libera.
Il banco di nebbia non c’era più.
Qualcosa di strano però doveva essere successo al guidatore della Fiesta (quasi certamente un milanese trapiantato da anni qui in paese e che Attilio incontrava spesso poiché lavorava in una fabbrica poco lontano da dove lavorava lui), perché la guida non era più lineare e tranquilla come prima ma molto più incerta e nervosa.
Vari spostamenti inconsulti verso il centro carreggiata subito corretti e l’ulteriore diminuzione della velocità fecero intuire ad Attilio che probabilmente un danno meccanico o un malore del guidatore stavano pregiudicando la guida.
Attilio perplesso rallentò e continuò a tener d’occhio l’auto finché arrivato davanti casa, dopo una frettolosa occhiata allo specchietto retrovisore (dietro di lui non c’era anima viva), attraversò la strada per entrare nel viale di casa.
Non si spiegava quell’improvvisa nebbia e il tonfo che aveva udito, ma probabilmente il banco avrebbe anche, pensandoci bene, essere stato prodotto da qualche falò nei campi ai lati della strada.
Nonostante fosse proibito, proprio per evitare nuvole di fumo in strada, più di qualche contadino era avvezzo a eliminare le sterpaglie in quel modo; in quanto al tonfo che aveva sentito forse era solo frutto della sua mente un po’ stanca.
Arrivò davanti casa, spense il motore, scese e si avviò lungo il vialetto che portava all’ingresso di casa facendo scricchiolare la ghiaia bianca quando sentì un leggero "click" nella sua mente.
Per un interminabile attimo dentro il suo cervello sentì il vuoto assoluto, poi di colpo tutto finì; era arrivato sull’uscio: girò la chiave ed entrò...
Nella sua memoria non c’era più la nebbia che l’aveva ingoiato e nemmeno il tonfo.
Il cane gli corse incontro scondizolando e lui per un breve attimo si sentì un pascià.



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