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Saturday, July 29, 2006 - ore 21:34 PUNTO di NON RITORNO Uno studio ammonisce: contenere i gas serra entro 10 anni, sennò sarà difficile correre ai ripari. Oltre ai tagli virtuali, indispensabile puntare sulle rinnovabili Il riscaldamento climatico globale sta procedendo e mancano circa 10 anni al momento in cui, se le emissioni continueranno a crescere oltre misura, si raggiungerà il punto di non ritorno, oltrepassato il quale sarà molto difficile, se non impossibile, controllare gli effetti del riscaldamento climatico globale. Lo afferma il nuovo studio "Meeting the Climate Challenge" che sarà presentato domani a Londra e che è stato condotto congiuntamente da una task force internazionale formata da tre Istituti di ricerca sulle politiche internazionali per il clima: uno britannico (Institute for Public Policy Research), uno americano (Centre for American Progress) e infine uno australiano (By The Australia Institute). Le conclusioni sono basate sullandamento della crescita delle concentrazioni di gas serra. Lo studio si riferisce in particolare ai livelli dell’anidride carbonica, che aumenta ogni anno al ritmo di 2 ppm (parti per milione) e che ha raggiunto nel 2004 il livello record di 379 ppm. Secondo la proiezione dei ricercatori fra 10 anni si raggiungerà il valore di circa 400 ppm di concentrazione in atmosfera. Un valore che rappresenta il limite (secondo gli scenari IPCC, il panel Onu che studia i cambiamenti climatici) entro cui l’aumento del riscaldamento climatico globale si manterrà (entro il 2100) e si stabilizzerà (dopo il 2100) al di sotto di 2°C . Una crescita di temperatura media globale minore di 2°C porterebbe infatti a conseguenze che ancora possono essere affrontate con adeguate azioni di prevenzione delle conseguenze negative dei cambiamenti del clima (cioè ridurre la vulnerabilità ambientale, territoriale e socio-economica) e con adeguate misure di adattamento ai cambiamenti climatici. Il messaggio di questo studio è soprattutto rivolto al primo ministro britannico Tony Blair che questanno presiede sia il G8 (dal 1 gennaio scorso), sia l’Unione Europea (a partire dal 1 luglio 2005). I ricercatori chiedono in sostanza che il G8 promuova azioni efficaci contro i cambiamenti del clima. Bisogna poi convincere assolutamente i partner del club dei grandi come gli Usa, ma anche paesi dalla crescita impetuosa come India e Cina, e i Paesi europei, a mettere a punto opportuni piani di azione operativi che vadano al di là del Protocollo di Kyoto. I ricercatori definiscono un esempio da imitare lo schema per il commercio delle emissioni varato dall’Unione europea ma ritengono indispensabile che i grandi del G8 raggiungano entro il 2025 il 25% di energia prodotta da fonti rinnovabili. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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