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4) Andare a letto la sera (da solo) svegliarsi la mattina , andare a lavorare , e poi rifare sempre le stesse cose.E se tichiedono come va , rispondi :"BENE"!!!!!!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) il gelato!!!
3) fare quello che vuoi senza che qualcuno o qualcosa te lo impedisca
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) ridere fino a stare male
6) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
7) Sapere di poter dormire la mattina dopo....



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Monday, July 31, 2006 - ore 11:51


Il caffè con la moka
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando ero bambina passavo l’estate dalla mia nonna. Stava in una casa piccola ma piena: piena di stanze, di corridoi, di ragnatele, di polvere, di tappeti, di foto, di ricordi.
Era una casa ferma in altri tempi.
Quella che era stata la stanza di mio zio era ancora come quando lui se n’era andato per uno dei suoi strani lavori, o per un viaggio in Africa, o forse per sposarsi la zia. C’erano le stesse carte sulla scrivania (giornali, lettere, libri ingialliti, appunti dell’Università che non ha finito, fumetti..), la stessa coperta del militare piegata e riposta ai piedi del letto, su cui c’erano sempre lenzuola pulite perché “non se sa mai che ‘l torni. Te sa che’l sé mato quel là”.
Era una casa ingombra di cose. Le mie amiche la chiamavano la casa delle streghe.
In camera di mia nonna c’era un grande armadio di legno massiccio stracarico di tutti i vestiti che non aveva mai buttato via. Ogni volta che lo aprivo usciva odore di naftalina che inzuppava tutta la stanza, forse tutta la casa. Il letto era enorme e altissimo per me, e la stanza sempre in penombra, per non far entrare caldo.
Io dormivo con lei su quel lettone e quando ci saltavo su il legno scricchiolava, ma si sentiva che era solido perché il tonfo era come soffocato. Prima di addormentarmi restavo con gli occhi spalancati a pensare a tutti i tempi passati racchiusi in quella stanza, i tempi di quando io non c’ero e la mia mamma era piccola e la mia nonna giovane.
Mi ricordo che è stata lei ad insegnarmi a fare il caffè con la moka. Ero alle elementari.
Una mattina mi svegliai prima di lei, era una cosa che avevo pensato dalla sera prima: volevo farle una sorpresa. Scivolai pianissimo fuori dal letto, e la parte più dura fu staccare la mia mano dalla sua, perché di notte gliela stringevo sempre per addormentarmi. Poi piano piano riuscii ad uscire dalla stanza: c’era questa bambina piccola, con un sacco di ricci, il pigiama e i piedi scalzi che nel silenzio più assoluto del primo mattino scende le scale di marmo freddo e arriva alla cucina per riuscire a preparare la colazione alla sua nonna, prima che lei si svegli. Mi ricordo che i fornelli bisognava accenderli con l’accendino e le ante dei mobili cigolavano in qualsiasi modo io li aprissi.
Il cuore mi batteva a mille, ero agitata e quasi impaurita, ma ero contenta di poterle fare quella sorpresa ed ero anche molto orgogliosa di me.
Non ricordo (forse vagamente) la faccia di mia nonna; ricordo solo che tentò di berlo quel caffè, ma doveva essere veramente terribile perché dovette buttarlo e rifarlo.

L’estate per me è piena di piccole cose, come la penombra di una stanza, che diventano universi di anni fa.

Dev’essere bello avere qualcuno che ti stupisce con un caffè.


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