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Tuesday, August 01, 2006 - ore 11:58


Agente Italiano, Il broglio. Romanzo simultaneo, Aliberti editore, pp. 252, € 14
(categoria: " Accadde Domani ")


Il broglio
Tiziano Scarpa


Ho finalmente letto anch’io Il broglio, il "romanzo simultaneo" su lunedì 10 aprile 2006, giornata di spoglio delle schede delle ultime elezioni politiche. Per chi ancora non lo sapesse, l’anonimo autore, Agente Italiano, insinua dubbi gravissimi sul "quasi pareggio" del centrodestra.

Riassumo il succo informativo del romanzo.

La legge elettorale approvata l’anno scorso permetterebbe la nomina di scrutatori e presidenti di seggio a discrezione di apposite commissioni comunali, gestite direttamente dalle giunte, senza che sia obbligatoriamente garantita una rappresentanza dell’opposizione. Ci sarebbero stati Comuni in cui ciò avrebbe consentito di commettere brogli indisturbati, assegnando le schede bianche a Forza Italia. La media delle schede bianche alle elezioni politiche italiane sarebbe di tre milioni, mentre alle politiche dello scorso aprile sarebbe precipitata a un milione. Ci sarebbero stati addirittura Comuni con zero schede bianche, nonostante nelle precedenti elezioni la media in quegli stessi Comuni si attestassere costantemente intorno a qualche centinaia.

Due milioni di schede bianche in meno equivarrebbero al cinque per cento dell’elettorato. Esattamente la differenza fra il centrosinistra e il centrodestra, secondo quanto prevedevano tutti, ma proprio tutti i sondaggi preelettorali, e anche secondo gli exit poll. Questi voti sarebbero stati assegnati a Forza Italia: anche qui, una differenza di cinque punti percentuali rivelatori: il risultato finale del partito di Silvio Berlusconi, infatti, sarebbe l’unico che si discosta macroscopicamente dalle previsioni della vigilia. Ciò spiegherebbe l’incredibile rimonta della Casa della Libertà sull’Unione nel corso del pomeriggio, rispetto a sondaggi ed exit poll.

Bene; anzi, male, malissimo!, se una cosa del genere è verosimile. E, purtroppo, per alcuni dettagli lo è, a giudicare dai dati delle sezioni pugliesi snocciolate nelle ultime pagine del romanzo e alle insinuazioni sui risultati delle regioni che hanno sperimentato il voto elettronico; sono irrituali anche le due assenze dal Viminale del Ministro degli Interni, che quel pomeriggio sarebbe accorso alla casa romana di Berlusconi. L’autore lascia intendere che il ministro Pisanu avrebbe convinto il presidente del Consiglio a recedere dal suo proposito di falsare il risultato delle elezioni.

Ho però una domanda: perché devo sorbirmi duecentocinquanta pagine di mediocrissimo thriller, pur costruito intorno a un nucleo informativo forte? Perché devo leggere uno pseudoromanzo sbiaditissimo e inerte, raffazzonato alla meno peggio pur di simulare una tensione narrativa? Perché questa operazione democratica ha sentito il bisogno di vestire i panni di un thriller? Un romanzo stracotto di cliché e stereotipi, con investigatori privati, cognomi allusivi dalle dubbie intenzioni parodiche (il giornalista che si chiama Ammaricco, Ammaniti + Baricco; Luca Cordero di Montezemolo che diventa Davide Luchero di Marezufolo, e altre amenità simili). Il libro è veramente scritto male, architettato alla meno peggio, con personaggi inconsistenti, puri nomi senza personalità. Il che dimostra palesemente che oggi tutto è permesso al thriller: anche offrire una citazione fantasmatica di sé stesso, con un uso puramente esteriore delle regole del genere letterario, purché sembri un thriller e contenga una qualche sostanza interessante, di natura "contenutistica", appunto.

Ma se io fossi un giornalista che ha un sospetto di tale gravità, argomentabile, pur senza prove certe, con dati e indizi, non mi sognerei mai di inventarci un romanzetto giallo intorno.

Scriverei un articolo di tre o quattro pagine, evitando di far perdere tempo ai miei concittadini con puttanate d’artigianato narrativo. E se volessi fare in modo di arrivare anche in libreria, rendendo disponibile la mia tesi in un libro che non resti in edicola solo un giorno o una settimana come un articolo, assemblerei un breve saggio, magari con un’appendice analitica, tabelle con i risultati dei singoli seggi, confronti fra i dati delle ultime elezioni e quelle precedenti. Se volessi diffondere i miei fondati dubbi, in soccorso della nostra democrazia minacciata, contro chi cerca di snaturarla, perché mai dovrei cucirgli un vestitino posticcio di investigatori privati, soffiate di misteriosi figuri che scompaiono all’improvviso, nomi storpiati, ambientazione fittizia? Che giochino è mai questo? Come ci siamo ridotti, se anche le questioni così importanti per la nostra comunità debbono essere offerte in una sciapa salsettina thriller? La colpa è soltanto dei lettori pigri, ormai galvanizzabili solo con lo stimolo della suspense, della tensione narrativa, della storia (o meglio, con uno stantio simulacro di essa), oppure anche di chi per anni ha lavorato alla costruzione della mitologia del thriller e del suo imprescindibile valore conoscitivo e politico?

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