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Tuesday, August 01, 2006 - ore 15:17
Air One nel caos...cose assurde
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Leggete il racconto (tratto dal sito di Repubblica) di una giornalista che doveva prendere il volo Roma-Catania. Sconvolgente, assurdo. Nonostante sia il mio lavoro, purtroppo constatare questi disservizi, e NON per colpa dei colleghi di Air One, dispiace.
"La mia odissea inizia alle 13:30 già a Roma Ostiense dove devo prendere il treno che mi porti all’aeroporto di Fiumicino. Mi trovo davanti il primo sbarramento, ovvero una coda di mezz’ora per acquistare il biglietto. Colpa dell’unico sportello aperto. Alle 15:00, comunque, sono ai banchi dell’Air One. Peccato che davanti a me si spalanchi il finimondo. A ogni banco corrisponde una fila di almeno un’ora e mezza. I banchi utili saranno al massimo cinque. Due sono occupati da un gruppo di ragazzini rimasti senza volo. In un altro c’è una hostess infuriata perchè la connessione del computer non funziona o funziona a scatti e quindi, di fatto, non può essere operativa. Lo spettacolo è desolante.
Un’altra addetta al check in, praticamente disperata, parlando al telefono minaccia di andarsene "perchè hanno annunciato i voli per Bari e Catania e qui la gente si sta ammassando per prendere i posti". In effetti i viaggiatori, quando i due voli vengono chiamati, sfondano le barriere di protezione: è il caos. Cresce l’esasperazione trasportata dai racconti di chi ha subito il peggio. Un signore accanto a me è rimasto fermo in aereo a Milano per oltre un’ora. Il volo per Roma doveva partire alle 14, ma ha subito ritardo. L’imbarco, mi spiega, è avvenuto alle 14.50. Poi però l’aereo è stato tenuto fermo sulla pista fino alle 15.45. Con a bordo i passeggeri, ovvio.
Sullo stesso aereo decollato da Milano viaggiavano anche quelli che sarebbero dovuti partire alle 10.30 del mattino. Arrabbiati è dire poco. Il problema non è solo dei voli interni. C’è chi racconta di una notte passata all’addiaccio nei pressi dell’aeroporto di Copenaghen, chi è rimasto bloccato a Dublino.
Io, raggiunto finalmente il check-in dopo un’ora e mezza di coda, aspetto con ansia che qualcuno mi dia indicazioni sul volo per Catania. Ormai sono le 18. "Manca solo l’equipaggio", avvertono e mi chiedo: solo? Alle 18.30, finalmente, l’imbarco. Il comandante spiega alle circa 200 persone mie compagne di viaggio che "effettivamente mancava l’equipaggio che, alla fine, è stato raccattato qua e là". Raccattato.
L’aereo, però, resta fermo. Il nervosismo cresce. L’altoparlante gracchia che se qualcuno dei passeggeri vuole scendere può accomodarsi. Sulla pista si intravedono i pulmini già pronti. Vogliono cacciarci, penso. Catania-Italia e sembra l’altro mondo.
Un anziano signore si mette a urlare che è malato e deve assolutamente tornare nella sua città "altrimenti la pagherete cara". Minaccia le vie legali. Fa un caldo assurdo. Nessuno vuole scendere dall’aereo sapendo bene che se lascia il posto non ne troverà un altro. Alle 19.31, finalmente, l’annuncio: "Siamo felici di informarvi che adesso si parte per Catania. Davvero". Quasi siano i primi loro a non crederci. In cabina scoppia l’apllauso liberatorio. Bilancio: dovevo decollare alle 16.30. Per andare da Roma a Catania alla fine ci avrò impiegato cinque ore e mezza. Londra andata e ritorno, insomma."
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