Non rimpiango di certo le
zanzare e le
blatte (queste ultime ci intrattenevano durante i momenti liberi nella precedente dimora, in estenuanti e bucoliche cacce alla blatta), nemmeno le
mosche e le
lucertole, tutti animali che nella mia presente dimora sembrano "carere" (=essere carenti, o "assere", essere assenti).
Però le suddette consuete e conosciute bestiole sono sostituite da
ragni di cospicue dimensioni,
rane e
ranocchi
falene - un’invasione due anni fa, tanto che per qualche tempo ho ribattezzato la mia casa
il cimitero delle falene, buon titolo per un potenziale romanzo,
locuste bibliche e
mantidi religiose, bellissime tra l’altro.
Da ultimo, un
serpentello. Lungo credo una trentina di centimetri, coda sottile sottile, nero con puntini bianchi, incazzato come un serpentello nero con puntini bianchi appena ho cercato di mostrargli la porta.
Mi sono incantata a guardarlo mentre, contorcendosi tutto e fissandomi, spalancava minaccioso la boccuccia con cui a malapena sarebbe riuscito a mordermi un dito. Era forse un serpente indiano incantatore di uomini, non aveva il piffero ma magari ai serpenti non serve.
Sono riuscita a inscatolarlo come faccio di solito con le bestie nostre ospiti e l’ho depositato nel campo/giungla retrostante.
La mia famiglia sostiene che gli animali che scacciamo tornano, anzi, si passano parola e ne tornano altri perché non li uccido. Non vanno di certo in case da cui non vedono tornare più i loro colleghi.