(questo BLOG è stato visitato 173254 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Thursday, August 10, 2006 - ore 03:36
Permangono tracce, l’impronta non è mia
(categoria: " Pensieri ")

Qualche linea fa rumore, fa capire le sensazioni di un omino disegnato, fa venire voglia di un cilindro con filtro. Una persona passa la vita cercando di evitare le abitudini, così dannose secondo l’uomo della strada, la donna che ti ha lasciato, la mami ed il papi, l’amico che secca il suo bicchiere seminando aforismi. E una volta perse le abitudini, persa la possibilità di averle, persa la testa, inizia a cercare i rituali. Un sinonimo, un figlio di puttana di quella categoria che serve per non ammettere a se stessi di cercare sempre le stesse cose. Chiamandole con un nome diverso, e facendo notare la sottile differenza prima di tutto alla propria tormentata coscienza.
Sia un messaggio sul filo del "mattino", sia una frase pronunciata in un determinato modo, sia un tacere per non esporsi quando rischi di soffocare pur di non dire, sia l’ultima sigaretta mettendosi a nudo con chi ti ascolta, sia un mettersi a tacere con un bicchiere, con una canna, con una bottiglia intera che inviti il nostro cervello ad iniziare a deviare il pensiero pur di straparlar-si d’altro. Cercare le stesse cose da cui si scappa, questo è il problema. Far entrare nelle proprie giornate ciò che si detesta, rendendolo cavallo di battaglia delle proprie conversazioni. Far uscire dalle proprie parole ciò che si desidera, mantenendo un lembo della propria terra vera e propria "roba" verghiana, roba da nascondere, roba di cui non parlare al punto di sembrare di vergognarsene, roba da custodire gelosamente tra atrii e ventricoli, in una piazzola di sosta illuminata a giorno solo per il godimento del proprio masochismo.
Mostrare, comprare, sorridere, parlare per poi costringersi a stare zitti. Rompere, mischiare, arrotolare, leccare, accendere e godere in silenzio, mantenendo un contegno, mantenendo la bella faccia, mantenendo la tensione al momento sbagliato.
Bere, vuotare bicchieri e riempirli di nuovo cercando di distrarsi per dare un ordine ai propri discorsi per sembrare sobri.
Che bella cazzata. Quanto è vero che l’occhio è la macchina fotografica migliore al mondo. Mette a fuoco tutto, anche in movimento, è rapido, veloce, spesso sembra di averne scoperto un diverso "zoom", quando si crede di vedere "oltre". Ma, soprattutto, l’occhio ha un vantaggio immenso. L’occhio sa girarsi dall’altra parte quando serve. Tutto grazie alla tensione, al tenersi pronti a voltarsi al momento giusto, prima di un’eventuale epifania o, per meglio dire, uno sputtanamento.
Ma una volta compiuto il miracolo della fuga dal pericoloso incrocio di occhi, si è talmente coglioni da restare in tensione. Il che solitamente può voler dire rigirarsi per controllare se l’altra persona
se n’è accorta.
Ed è così per tutto. Se non è un occhio è un cambio di corsia in strada. E’un cambio di canzone sullo sparapoesie. E’sempre un cambio. Perché cambiamento, invece, ha troppe sillabe. E’un rischio troppo forte cercare di stare meglio.
C’è sempre un buon motivo per una decina di boccate di sana nicotina prima di andare a letto.
IL MIO RUOLO - AFTERHOURS
Ti ho vista spergiurare che lo seguirai
Nel vento e nella neve per lui morirai
Ma il mio ruolo è il pensiero malvagio
Che ti porta via con se
Perchè se vuoi i colori
Stai attenta a te
La notte è la sorella, può nasconderti
Quando fra le sue braccia riesci ad accenderti
Proprio mentre un pensiero malvagio
Ti porta dritto a me
Perchè tu vuoi i colori
Stai attenta a te
Nella neve e nel gelo
Stai attenta a te
LEGGI I COMMENTI (9)
PERMALINK