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Monday, August 14, 2006 - ore 00:21


Lettera aperta al Vescovo
(categoria: " Riflessioni ")


PER IL VESCOVO DI PADOVA
Eccellenza,mi arrendo.
Ho perso la testa per una ragazza dolcissima!
Le presento la mia fiamma: Francesca


di don Marco Pozza
dal Monastero di Vallechiara - Lanuvio (Roma), agosto 2006

Rifugio Cima Bianca, 2200 m., Val di Scalve, 28 luglio 2006.
S’avvicina uno dei miei ragazzi, mi tira in disparte e, con lo sguardo puntato, mi intima: “Don Marco, ti ho pescato”. “A fare cosa” – gli ribatto un po’ esternato. “Ti sei innamorato, vero?”. “Ma cosa dici?” – gli replico. “Ieri sera tu non te ne sei accorto, ma io ero seduto dietro al rifugio e ti ho visto abbracciare una ragazza. Poi ti sei messo a piangere e le hai detto: Ti voglio bene. Non puoi mentire. Avevi ancora gli abiti della messa addosso. Eri tu”.
Un istante di silenzio…
“Hai ragione – gli ho risposto col sorriso nel volto, le parole che nascevano a singhiozzi, le gambe tremolanti – ho perso la testa per Francesca”.



Il 4 marzo 2006 Dolcenera cavalca il palcoscenico di Sanremo e lancia la sua canzone: “Com’è straordinaria la vita”. Poesia, emozione, caparbietà nella voce di quella donna. A metà canzone mi arriva un sms: “Dio l’ha chiamata, Francesca ha risposto. Stasera è volata in cielo”. Com’è straordinaria la vita? Ho guardato oltre le vette innevate, ho urlato la mia fatica di credere, ho bagnato di lacrime quel cielo stellato e io, prete, mi son sentito un perdente. Una vita straordinaria e una bambina che non c’è più: ma che razza di Dio c’è nel cielo? “Ciò che abbellisce un deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo” – si legge ne Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupèry. Non ho capito nulla, ho solo intuito che dietro quell’abbinamento (purtroppo mai casuale) il mio grande Amico Gesù di Nazareth poteva aver nascosto l’ennesimo “scherzo” alla mia giovane vita di prete. Quel ritornello è diventato il mio tormento, la mia “bestemmia” quotidiana che rivolgevo a Dio, la mia ossessione fino a farlo diventare lo slogan martellante di tutta l’estate della mia parrocchia. Nelle otto settimane di campiscuola sta campeggiando una scritta gigante:“Com’è straordinaria la vita. Estate 2006, Sacra Famiglia”. Volevo capire il perché, anche a costo di rimetterci la mia faccia di prete, la mia certezza che Lassù Qualcuno ama pazzamente la sua umanità.


“Perché corri se non sai dove andare?” – mi ripeteva sempre mio nonno da bambino. Il 18 giugno, la sera del primo camposcuola, sento una donna – che non conoscevo - parlare della sua bambina, del suo sorriso, della sua dolcezza. Sentivi parole profumate di freschezza, il brivido di acque cristalline, una passione divorante negli occhi di quella madre. Tutto avresti detto, ma non che le era morta da due mesi la sua bambina. Mi avvicino alla finestra della cucina, individuo chi parla e mi perdo nel suo sguardo. Le altre donne, al sentirla parlare, piangono. Lei conclude: “Francesca era straordinaria”. “Straordinaria”! Porca miseria, quell’aggettivo m’ha svelato il “gioco” di Dio: Dolcenera, quel titolo della canzone, Francesca. Ho preso il telefono, ho fatto fare una gigantografia del volto di quell’angelo, e l’ho presentata a tutti i ragazzi (alla fine saranno quasi 500) che sto incrociando in quest’estate di campiscuola.
Mi son venuti in mente i muscoli di Costantino, il sedere di Jennifer Lopez, il fisico di Aida Yespica, le veline, le velone, il “Grande Fratello”, l’ “L’isola dei famosi”, la “Fattoria”, le splendide pubblicità di donne nude dai sorrisi falsi…e mi son fatto schifo. Perchè ho visto bambini in lacrime, ho visto mamme commosse, sguardi di padri che nascondevano le lacrime davanti ai loro figli, ragazzi “bulli” singhiozzare specchiandosi in quegli occhi, ho assolto cuori sporchi desiderosi di brillare, ho potuto raccogliere fatti di vangelo nei volti della mia comunità giovane. Perché una bambina ci ha preso per mano e ci sta insegnando a vivere! E ho visto un prete, scanzonato, vivace e tanto discusso, che ha appeso la foto di quella bambina vicino al suo letto per farla diventare l’ultimo volto da osservare la sera quando il sole tramonta e il primo in cui specchiarsi il mattino quando sorge l’aurora.


Nascosto in un monastero a pregare, una sera d’agosto ho fatto un sogno. Ho sognato di prendere sottobraccio il quadro di Francesca, incurante di chi mi pensa pazzo, e correre per il mondo a bruciare le “false certezze” e a dipingere dubbi! Entrare nell’aeroporto di Londra con la foto e gridare a quella gente imbottita di falsa religione: Perché corri se non sai dove andare? Varcare le soglie del Billionare di Flavio Briatore e scarabocchiare sui calici di champagne: Perché corri se non sai dove andare? Avvicinarmi ad un ragazzo che sta giocando con i genitali di una ragazza e incidere su quelle mani porche una domanda: Perché corri se non sai dove andare? Smantellare la Casa Bianca, prendere Bush e i suoi marci alleati per i capelli e gridar loro: cosa state combinando. Ragionate: Perché correte se non sapete dove andare? Sedermi sulla panchina di Porto Cervo e su quella spiaggia dove i VIP (ammesso che lo siano) s’incornano a vicenda scrivere con un dito: Perché corri se non sai dove andare? Guardare in faccia Bobo Vieri che brucia un sogno per inforcare l’ennesimo seno da sballo e scrivergli sui muscoli: Perché corri se non sai dove andare? Sintonizzarmi sul telefonino corrotto e maledetto di Luciano Moggi e sbraitare: Perché corri se non sai dove andare? Passeggiare nel mio mondo con la foto sotto il braccio e dire a tutti, indistintamente: “Com’è straordinaria la vita!”.



Diventato prete chiesi a Dio due piccole accortezze: vivere i primi anni della mia vita sacerdotale in una parrocchia che non fosse in città e, se proprio dovevo, celebrare il funerale di un bambino dopo qualche anno, il tempo per capire su quali frequenze viaggia la vita dell’uomo. Consacrato prete il 6 giugno, il 17 agosto trovo sistemazione a Sacra Famiglia (in centro a Padova) e il 15 gennaio celebro, di fronte a migliaia di persone, il mio primo funerale: Stefano, un bambino di soli 4 anni, che dopo una malattia lunga ed estenuante è divenuto un angelo. L’anno successivo m’imbatto negli occhi di Francesca che, dopo qualche mese, Dio chiama vicino a Stefano per comporre la coppia d’angeli che deve vigilare sulla mia vita da prete.
Ho alzato gli occhi al cielo e son scoppiato in lacrime. “T’avrò fatto un brutto scherzo. T’avrò addomesticato” – disse la volpe al piccolo principe. E Dio lo sta ripetendo ad un giovane prete in questi mesi.

Carissimo Vescovo Antonio, Lei mi deve perdonare! Ma son sincero: ho perso la testa per Francesca.
Non se la prenda, perché anche Lei ne guadagna. Guadagna sul volto di un suo giovane prete il sorriso di chi si sente addomesticare da Dio.

D’altronde… degli angeli ci si deve innamorare!

don Marco Pozza


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