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Gli occhi di chi incontro.

HO VISTO

Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


STO ASCOLTANDO

Il suono del mondo.

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

E’ già tanto che ci sia l’abbigliamento...

ORA VORREI TANTO...

Volere davvero.

STO STUDIANDO...

Un putsch mondiale

OGGI IL MIO UMORE E'...

Il migliore che mi venga di avere.

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

MERAVIGLIE


1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Saturday, August 19, 2006 - ore 14:14


20.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- Avresti un’altra sigaretta? Quella di prima mi è caduta a terra.
Tirai fuori il pacchetto e glielo mostrai. Ne era rimasta solo una. Sid sorrise malinconico e, insieme, sornione. La prese. Si appoggiò alla slitta e infilò la sigaretta tra le labbra. Eravamo tornati lì per vedere se Eva c’era ancora. C’era e dormiva. Ma il nostro rumore la svegliò. Sid fece per frugarsi nelle tasche, e cubito dopo si accorse di non avere l’accendino. Mi guardo. Questa volta sorrisi io sornione, e gli tolsi la sigaretta di bocca. L’accesi e tirai una boccata.
Mi piaceva da morire irritarlo. Era pericoloso, certo, ma sapevo anche che era l’unico modo per relazionarsi davvero con lui.
- Hai molte cose da spiegarmi - disse lui, sibilando tra i denti stretti.
- Uno spacciatore dei sobborghi brasiliani non può incorrere in un tentativo di omicidio una volta ogni tanto?
- Non io – rispose alzando il mento con fare sicuro -. Ti posso assicurare che chi mi vuole morto o può solo pensare di coinvolgermi in una sparatoria, non deve essere dei paraggi -.
- Già. Magari non di questo mondo – dissi io.
- Grazie tante, Einstein. Ora vuoi farmi al grazia di dirmi finalmente che cosa c’è sotto?
Gli spiegai ogni cosa. Lui non si mosse mai; ascoltò impassibile. Quando ebbi finito, rise sommessamente e si girò a guardare Eva.
- Mmhh… - disse ridacchiando – e così tu saresti il terzo Meshiah… Giuro che nei millenni in cui vivo mai avrei immaginato che ti saresti presentato sotto questa forma – e così dicendo cercò di frullare con una carezza energica i capelli di Eva, che però si tirò indietro con un grugnito spazientito
- Vedo che hai un bel caratterino -. Soggiunse Sid.
- Il terzo Meshiah? – dissi io -. Adesso sei tu a dovermi delle spiegazioni.
Sid si voltò verso di me, si alzò dalla slitta e fece qualche passo. Poi si voltò verso di me.
- I Menshiah sono per l’universo quello che i rintocchi delle campane sono per le ore: scandiscono il tempo e segnano l’inizio di una nuova era e la fine della precedente.
- Che tipo di ere?
- Oh, questo non è dato sapere. Dipende da loro. A dire il vero, non è nemmeno sicuro che ci sia, in effetti, un’era dopo di loro. Quello che è certo è che stravolgono l’ordine prestabilito del tempo, e introducono un cambiamento. Quanto drastico, non si sa.
- Immagino che il secondo Menshiah sia stato il nostro comune amico trovatello di Betlemme.
- Proprio lui – disse Syd, facendomi l’occhiolino.
- E il primo?
- Ah, non chiederlo a me. Io sono del secondo tempo di lungo corso. Dovresti domandarlo a chi ti dà la caccia; il grande capo. Lui c’era prima di me. O alla tua amichetta Morte magari, che, a quanto pare, ha un passione particolare per te – e ridacchiò.
- Il secondo tempo di lungo corso?
- Io sono un Menshiah mancato, bello mio. E non sono mica l’unico. Come ti ho detto prima, non è necessariamente detto che un Menshiah dia inizio ad una nuova era. Non tutte le ciambelle riescono col buco.
- Per questo Shaytan mi ha messo sulle tue tracce? Per imparare dai tuoi errori e fare in modo che Eva non li commetta?
- E’ probabile - disse lui. Ma non mi ci vedo questo bel faccino – disse indicando Eva – ad affrontare i patimenti terreni di un Menshiah: perché dovrebbe riuscire dove noi tre abbiamo fallito?
- Noi tre? E chi sono gli altri due?
- Molto tempo fa, siamo stati mandati in tre, praticamente in contemporanea, in quelle che, al nostro tempo, erano le società più evolute dell’uomo, affinchè bruciassimo come tizzoni ardenti sotto la legna secca e dessimo fine al lungo corso dei semidei. La terra era un’accozzaglia di incroci di uomini e animali, che si saziavanod ella paura degli uomini e si gingillavano con i sacrifici umani. Serpenti piumati aztechi, uomini dalla testa di sciacallo egizi, draghi cinesi... noi dovevamo porre fine a tutti quel sozzo intirco di divinità: il primo tmepo di lungo periodo, per iniziare il tempo degli umani. Ma, a quanto pare, nessuno di noi tre ha attecchito. Una volta fallito il nostro obbiettivo, siamo stati lasciati vagare per reincarnazione successive nella terra. Messi nel ripostiglio aspettando di essere utili, per così dire. Uno credo che sia da qualche parte a giocare a dadi nel deserto…
- Vuoi dire Zarathustra?
- Proprio lui. L’hai incontrato?
- Diciamo che ho incontrato il suo corpo. La sua testa non so nemmeno dove vagasse.
- Sì. Thus è fatto così. E’ il più debole e pazzo tra di noi, perché può contare su pochissimi fedeli, oramai.
- Poi chi c’è?
- C’è un Kung. A quanto ne so, dovrebbe essere in qualche posto dell’interno della Cina a meditare. E’ ancora abbastanza potente e seguito da quelle parti. E poi ci sono io…
- Siddharta Gutama.
- O l’illuminato, per servirti – e fece un ironico inchino.
- E cosa fate qui sulla terra, ancora?
- Come tutti i mortali, aspettiamo il nostro turno al tavolo da gioco. Solo che sappiamo da un pezzo come funzionano le regole – e fece nuovo l’occhiolino.
- Ma non hai appena detto che vi reincarnate per vite successive senza passare davanti al creatore?
- Già. In effetti, né tu né la tua amica morte potete effettivamente buttarci fuori dal tavolo di gioco, ma c’è qualcuno che può.
- Ah sì? E chi?
- Diciamo che è il nostro mastino da caccia. Era presente sulla terra già prima di noi tre, poi è diventato una specie di polizza assicurativa per il grande capo, nel caso uno dei suoi tre “esperimenti” avesse anche troppo successo e lo facesse fesso. Ha il compito di sorvegliarci e di intervenire nel caso ad uno di noi tre venga in mente di riprovarci. Di diventare Menshiah, intendo. Lui è l’unico che può cancellare questo brutto muso dalla faccia della terra. Ci verra a riprendere alla fine del secondo tempo di lungo corso: quello iniziato dal nostro amico Javè Superstar; quello degli uomini.
- Come si chiama?
- Gilgamesh. Era uno dei più potenti semidei del primo tempo di lungo corso. Invece di farlo fuori insieme a tutti gli altri il grande capo decise di avfvalersene e farne il nostro "guardiano". Ovviamente, noi all’inizio non ne sapevamo nulla... Credo che ora sia rinchiuso in qualche monastero ortodosso della Grecia, in attesa del suo turno.
Tacqui per un secondo, in cerca delle parole giuste da dare.
- Credo che il suo turno sia arrivato.
Sid sgranò gli occhi. – Vuoi dire che sei stato da lui?
- Sono stato in un monastero greco, e sono stato catturato e rinchiuso.
- E ti ha lasciato andare? – chiese Sid, stupito.
- Eva mi ha liberato.
Tacque un secondo con la bocca spalancata. Poi proruppe in un urlo soffocato.
- Cazzo! – disse -. Quello sta venendo a prenderci. Ti ha usato come esca per trovare me e gli altri e adesso ci sarà alle costole! Dobbiamo fuggire! No, è troppo tardi. Dobbiamo armarci. Non c’è un minuto da perdere. Forse abbiamo qualche possibilità se lo sorprendiamo in contropiede.


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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
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