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Sunday, August 20, 2006 - ore 12:14
(categoria: " Vita Quotidiana ")
buongiorno mentecatti. siete svegli, poveri idioti? non dico se vi siete alzati dal letto, dico se le vostre menti non sono ancora intorpidite dai fumi dellalcool e dagli orgasmi multipli simulati in multiplex.
bene, se siete svegli, lasciate cocchi miei che vi racconti un aneddoto illuminante, una storiella che farà chiarezza, io credo, sulla sostanziale nullità delle vostre povere vite. trattasi di racconto zen pervenutomi giusto ora via piccione viaggiatore. il piccione ha sbattuto sulla mia finestra con una craniata taurina, e subito dopo, sbattendo le ali, si è lamentato delleccessiva calura della mia stanza, a suo parere meno tonificante delle refrigeranti montagne tibetane.
un giorno il Maestro decise che era troppo stanco e vecchio per continuare le sue lezioni pomeridiane di meditazione.
Chiamò a sè il suo piu fervente discepolo e gli consegnò un foglio con scritta la lezione per quel giorno. Dora in poi, gli disse, sarai tu ad occuparti della evoluzione spirituale dei tuoi fratelli. Io sono troppo vecchio e troppo stanco per dedicarmici con la necessaria tempra. Bada che pongo la mia fiducia su di te, come anima ferma e risoluta, e con un encomiabile attitudine alla trascendenza.
Il giovane allievo si inchinò al Maestro e gli promise che avrebbe eseguito il suo compito con scrupolosa dedizione. Così facendo, distrattamente il suo occhio cadde su una pila di fogli poggiati a lato del Maestro. Questi, disse il maestro che aveva colto quello sguardo, questi sono i fogli delle lezioni dei giorni seguenti. Ogni mattina tu verrai da me a fare il rendiconto della lezione precedente, e se i risultati saranno positivi, io ti darò un nuovo foglio per la lezione successiva. Il discepolo si accomiatò dal maestro con unultima fugace occhiata a quei fogli, nella quale convivevano al contempo dubbio e curiosità.
La mattina successiva, come da convenuto, il discepolo si presentò nella stanza del Maestro.
Dunque come è andata la lezione, chiese questi rimestando il suo samovar.
Maestro, disse il discepolo con viso raggiante, la lezione è andata benissimo. I confratelli la salutano con devozione, e si rallegrano delle ottime lezioni che lei ha voluto lasciar loro per mezzo mio. Poi, sbirciando i fogli che giacevano nel solito posto per terra di fianco al tavolo da te, aggiunse: e sono così veloci nellapprenderle, nellassimilarle, progrediscono così in fretta, che mi chiedevo se non avrei potuto, ecco, farne due in uno stesso giorno.
Il maestro si fece pensieroso, guardò lallievo e disse: ne sei certo, caro mio?
Lallievo tentennò appena ma poi, occhieggiando di nuovo le carte per terra disse: si, Maestro. Sono veramente ansiosi di imparare e assimilano tutto a gran velocità.
Va bene, disse il maestro, e gli consegnò quel giorno due fogli invece che uno.
Il giorno seguente lallievo si ripresento alla solita ora dal maestro, e questa volta, assicurandogli il pieno successo della doppia lezione, osò chiedere se per caso non avrebbe potuto provare con tre lezioni in un giorno solo.
Il maestro lo scrutò fisso, sorbendo il suo te a piccoli sorsi. Ma certo, disse allegro, mi congratulo per il vostro fervore. Ecco qui altri tre fogli, tre nuove lezioni. A domani.
Il giorno seguente la scena si ripeté uguale, tranne che la richiesta fu ora di quattro fogli, quattro lezioni invece che tre. Anche a questa richiesta, seppur dapprincipio un poco incerto, il maestro rispose favorevolmente.
Un giorno il Maestro ricevette lallievo sdraiato nel letto per una lieve indisposizione. Al di là del separè di bambù lallievo poteva udire la sua fioca voce che lo invitava a prendere da solo i fogli necessari per le lezioni, quali che fossero.
Lallievo si avvicino al mucchio di fogli, vi si accovacciò accanto e disse a voce alta che avrebbe preso sei fogli, ed effettivamente ne prese sei; ma più forte di lui fu la tentazione di sbirciare quanti ne rimanessero ancora. Ve ne erano ancora centinaia, ad occhio e croce, più di quelli che potesse immaginare. Allora non ci pensò due volte, agguantò lultimo foglio in fondo al mucchio, quello che doveva essere lultima lezione, e lo infilo tra gli altri sei. Poi si congedò ed usci dalla stanza.
Il giorno seguente fece il suo ingresso nella stanza del Maestro, il quale si era prontamente ristabilito e giaceva con le gambe piegate sotto il corpo in profonda meditazione davanti alla tavola del te. Quando entrò si riscosse di colpo.
Ah, mio caro S. Che piacere vederti! disse questi invitandolo ad accomodarsi davanti a lui. Cosa mi dici della giornata di ieri? È stata proficua?
Maestro, titubò lallievo, in effetti ero venuto per dirle che forse dovrei rallentare il ritmo delle lezioni.
Perché mai? esclamò il maestro sorpreso. E successo qualcosa? Non erano ben chiare le mie parole?
Oh no, si affrettò a spiegare lallievo, no, non è questo, è solo che forse, vede, ho esagerato a voler mettere troppa carne al fuoco, ed ora, be, temo che questo ostacoli una profonda e duratura assimilazione delle singole lezioni.
Molto bene, disse il Maestro, allora per questa volta puoi prenderne solo tre.
Oh, be, disse lallievo, io pensavo, cioè, sa, che magari potrei per oggi prenderne solo una. Sa, come era previsto da Lei allinizio.
Il maestro districò le gambe e si alzò in piedi. Scusami un attimo, disse, vado di là a prendere dei biscotti allo zenzero che mi hanno portato ieri sera e che vorrei offrirti. Si assentò per il tempo necessario affinchè il discepolo potesse avere il tempo di estrarre dalla tasca il foglio dellultima lezione e rimetterlo al suo posto in fondo alla pila dei fogli vicino al tavolo.
Quando il maestro tornò con i biscotti, lallievo era già in piedi, che un po turbato in volto si scusava di doversi congedare per unincombenza imprevista.
Niente di grave spero, chiese il Maestro.
Oh, no, stia tranquillo, niente di che.
Si inchinò in rispettosa riverenza ed uscì dalla stanza.
Il Maestro posò i biscotti sul tavolo e si accovacciò placidamente sul cuscino imbottito. Prese una sorsata di te dalla tazza bordata di blu, poi allungò una mano verso il mucchio di fogli che gli giaceva accanto, lo ribaltò, e ne trasse il primo foglio della colonna. Ne individuò i segni di uno stropicciamento e gli sfuggì un sorriso compiaciuto. Sul foglio vi erano scritte, in caratteri esili e quasi indecifrabili le seguenti parole: se siete giunti pazientemente fin qui, miei cari discepoli, non avete più bisogno di me, né delle mie lezioni, perché vuol dire che avete imparato tutto ciò che cè da sapere per vivere la vita con mente saggia e illuminata. Pertanto, da ora in poi le lezioni consisteranno in una ripetizione di tutte le lezioni già imparate, dalla prima allultima (anzi penultima), in un percorso a ritroso del cammino effettuato, con la consapevolezza che la vita non è altro che un cerchio, e che sta a noi non perdervi mai il suo centro.
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