
Il_Nano, 22 anni
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"Nasco, Cresco, Appassisco: la vita di merda di un fiorellino"
HO VISTO
una mucca riversare una montagna di merda su un fiorellino
STO ASCOLTANDO
un mio rutto che ha fatto tremare il fiorellino che ho nel vasetto qui difronte
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
camicia a fiori
ORA VORREI TANTO...
un fiorellino di donna... ammicco

STO STUDIANDO...
la psicologia congenita di alcuni casi patologici di fiorellini nati malati o semplicemente con qualche petalo di meno e che non riescono ad accettarsi
OGGI IL MIO UMORE E'...
floreale

ps: so che quelle sono foglie, ma non si può dire un umore "foglieale", quindi non rompete!
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Sunday, August 20, 2006 - ore 19:33
Confessioni di un moscerino
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fugacità. Tutto passa in un lampo, senza che neanche ce ne accorgiamo... senza avere neanche un attimo per pensare di accorgercene. La rapidità erode i nostri sogni come fosse vento che modella montagne, come fosse mare che consuma gli scogli. Bisogna essere veloci. E’ un discorso di fisica... semplice! basta andare sempre più veloci, sempre più spediti... non opporre tanta resistenza, tanto attrito allo scorrere degli eventi... semplicemente lasciarsi andare, lasciarsi trasportare. Eppure non è così semplice per chi riesce a trovare l’infinito dentro un solo istante; per tutti coloro che stampano a fuoco nel loro cuore un’immagine, una parola, un’emozione vissuta per pochi secondi. Un odore di dolcezza infinita, una sensazione di incredibile morbidezza nel sfiorare una mano, un bacio spontaneo di notte sulla spiaggia, uno sguardo che ti scalda il cuore, ti fa vibrare la voce. E’dura lasciarsi trasportare quando si trova un appiglio di felicità... ma è proprio lì che la corrente si fa più forte, più turbolenta. Ci resti attaccato con i denti, con le unghie, con tutto ciò che puoi... fino a spezzarti le mani, fino a slogarti un braccio. E quando la corrente si fa irresistibile tu non puoi fare più niente. Vieni risucchiato. E piangi per non aver tenuto stretto abbastanza, per non aver stretto di più, per non aver gridato alla corrente che da lì non ti schiodavi senza il tuo appiglio di gioia. E allora resti attaccato a quel sasso con il cuore, con l’anima. Preghi che lo stesso scoglietto ti riappaia più avanti, che ritorni lungo il tragitto di un fiume che finisce sempre con una cascata dall’impatto impietoso. Ma come ho detto prima, è solo un fatto di fisica... non si può sfuggire alle sue leggi... e allora chiudo gli occhi in attesa dello schianto che si fa sempre più vicino, consapevole che nel momento dell’impatto non resterà traccia di tutto l’amore che avevo, che volevo donare e che violento mi scorreva dentro; come il sangue, che accompagnato dalle lacrime, resterà sul parabrezza come unico segno di una vita mal spesa e di passaggio...
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