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Il_Nano, 22 anni
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"Nasco, Cresco, Appassisco: la vita di merda di un fiorellino"

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una mucca riversare una montagna di merda su un fiorellino





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un mio rutto che ha fatto tremare il fiorellino che ho nel vasetto qui difronte

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un fiorellino di donna... ammicco



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la psicologia congenita di alcuni casi patologici di fiorellini nati malati o semplicemente con qualche petalo di meno e che non riescono ad accettarsi

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ps: so che quelle sono foglie, ma non si può dire un umore "foglieale", quindi non rompete!

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Thursday, August 24, 2006 - ore 18:11


Il camaleonte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Puttantour?". Così esordì Teo rompendo il silenzio che da una buona mezz’ora mi aveva preso per mano e accompagnato nella mia spietata e cinica fantasia.
"Cosa?" - risposi io per coprire il suono della mia assordante caduta dalle nuvole.
"Puttantour! Andiamo in giro a vedere le puttane! Ci fermiamo, chiediamo il listino, il prezziario... e magari uno sconto famiglia!" - prese tempo - "ci si diverte un pò!".
"No grazie. Stasera non mi va" - risposi con la faccia di uno che aveva appena vomitato le proprie budella e a cui viene offerto un goccetto, per riprendersi un pò.
Il lungo serpente di asfalto si estendeva a perdita d’occhio sotto le ruote dell’eroica panda di Teo che, con sguardo perso verso l’orizzonte, sembrava un automa. Forse non respirava neanche. Concentrato. Concentratissimo. Forse anche troppo per uno che, da dieci minuti buoni, non doveva neanche preoccuparsi di correggere l’andatura del bolide, come chiamava lui quella scatoletta con le ruote.
Feci un respiro profondo e come se sapessi già la risposta, gli chiesi: "A che stai pensando?"
"A te"
"Ecco." - ancora silenzio. "Sei diventato frocio?" accennai un sorriso del tutto poco credibile.
"Sei un coglione! Devi smetterla di fare così! Fatti camaleonte!"
"Cos’è che vuoi?" e ancora il tonfo cadendo dalle nuvole.
"Fatti camaleonte!"
"Tutto chiaro ora!"
"Stammi a sentire" - e i suoi occhi si staccarono finalmente dalla linea bianca per rivolgermi uno sguardo che non nascondeva la convinzione delle parole che mi avrebbe detto di lì a poco - "Ti devi adattare alla vita che ti scorre sotto i piedi, dietro le spalle, attorno a te! Non puoi farci niente! Non decidi tu il colore dello sfondo... ti devi soltanto fottutamente adattare!" - ancora la strada. E di nuovo a me - "Come i camaleonti!"
"Si... l’avevo capito" - gli dissi scocciato, sapendo di stare davanti ad un altro discorso su come vivere la mia vita di merda.
"E’da teste di cazzo" - continuò lui rivolgendosi alla strada - "Credere di poter far colorare tutto ciò che è attorno a te del tuo di colore! E’ da teste di cazzo! Sei tu che ti devi adattare, devi cambiare colore, adeguarti alle situazioni per impedire ai predatori di vederti e attaccarti... altrimenti sei spacciato, caro mio...".
"L’unico mio predatore sono io" - dissi io incuriosito dalla sua voglia di filosofeggiare. Lo volevo assecondare. In fondo piaceva anche a me. Piaceva ad entrambi quando la ganja ci aiutava - "Io so quale cazzo di colore ho e anche se avessi lo stesso color merda della situazione che mi circonda, saprei benissimo dove cazzo mi trovo. Conosco i miei punti deboli, conosco i miei errori. E ogni volta ne esco battuto. E ogni volta riconosco i miei errori e mi credo più forte di prima. Ma il mio predatore..." - respiro - "io so dove devo colpire... colpisco al cuore! E anche se sono più forte, inizio a rimpiangere gli errori di prima, di come ero stupido, di come sono stato disattento. Mi accascio, piango e mi dispero. Ed è lì che il mio predatore attacca di nuovo. E non può non vincere." - silenzio - "E così ancora... all’infinito. Non c’è nascondiglio che tenga". Respirai a fondo e in modo nervoso, arrabbiato non so neanche con chi... non con Teo, non con i camelonti... forse solo con me stesso. Ancora.
"E’qui che sbagli!" - disse Teo - "I camaleonti si convincono dall’interno di essere di quel colore! Tu ti metti dalla parte sbagliata! Non ti devi mettere di fuori, non devi essere realmente tu a cambiare colore!" - disse con la voce sorretta da un’eccezionale forza di convinzione - " Tu devi controllare il tuo io interno... quello che ora ti attacca! quello che decide di che cazzo di colore devi essere! L’unico che ti può far alzare il culo e andare a trovarti una situazione del colore che tu vuoi essere in quel momento. Non puoi cambiare lo sfondo, ma puoi cambiare sfondo! Puoi andare avanti, continuare a cercare sfondi che si intonano al tuo colore. Prendi il controllo del tuo predatore, diventa tu predatore e fa che te stesso sia la tua preda, e non tu la preda di te stesso!". Piegatosi leggermente verso di me come volesse spingermi più forte le sue parole nella testa, si rimise dritto e assunse la posizione da automa. Un automa soddisfatto questa volta. Decisi di voler sdrammatizzare il discorso, di voler fare un pò il simpatico, senza dirgli che forse aveva ragione. Ero ancora troppo orgoglioso all’epoca. Non potevo dirgli che forse era come diceva lui. La sua autostima si nutriva dei resti della mia. Simpatico, divertente... brillante come ai tempi migliori. Così mi dissi.
"Puttantour?" - mi uscì sorridendo.
"Esatto!" - rispose lui con un ghigno di saccenza che non mi spiegai. Non mi ci volle molto però. Cercando di nascondergli la quasi schiacciante vittoria della sua teoria sulla mia non ho fatto altro che avvalorare la sua, trasformando un sudato uno a zero, in una memorabile goleada nella mia porta. Mi ero convinto da solo di poter essere simpatico in modo non banale e ce l’avevo fatta, dimenticando il mio fottuto sfondo color merda. Per un attimo avevo cambiato sfondo. Mi ero mosso leggermente in uno in cui mi trovavo più a mio agio. Forti i camaleonti. Dovevo dire qualcosa. Non potevo lasciargli l’ultima parola.
"Sei uno stronzo!".
"So anche questo...".
Goal. Cazzo!

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