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Tuesday, August 29, 2006 - ore 08:31


World hold on
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’era una volta un ragazzo che come me amava i B...
ops non e’ questa la storia...ah si’, dunque...
c’era una volta un ragazzo che viveva in un mondo perfetto anzi...c’era una volta un ragazzo che viveva in un mondo che gli appariva perfetto.
Quei mondi in cui le donne si alzano dal letto tutte pettinate, quei mondi in cui il tavolo di cristallo non ha un alone, quei mondi in cui il pavimento e’ pulito senza olio di gomito, ecco quei mondi li’.
Sembrava che tutto filasse liscio, qualcuno avrebbe detto troppo liscio, ma lui credeva nel mondo perfetto, se Giotto aveva tracciato il cerchio perfetto perche’ lui non avrebbe potuto avere un mondo perfetto?
Un bel giorno qualcuno che gli era vicino, cosi’ vicino che poteva sentirne i palpiti del cuore, gli aveva detto quache parola con tono costernato, ci aveva messo qualche secondo a rielaborare la frase, a filtrarla, a scomporla, ma quella frase non apparteneva al mondo perfetto, avrebbe voluto fare uscire le parole dalle sue orecchie ma ormai queste si erano gia’ ancorate alla sua mente e in pochi istanti quelle parole gli avevano fatto varcare il labile confine che separava il suo piccolo mondo perfetto dall’umiliazione, dal tradimento, dalla solitudine, dal dolore.
Gli sembrava che qualcuno gli avesse trapanato i denti senza anestesia e un misto di panico e intontimento lo avvolgeva.
Quel giorno per lui era spuntato il sole, quel sole che doveva rimanere spento e solo allora aveva capito che il suo piccolo mondo perfetto era di ghiaccio, che non esiste un luogo o un tempo in cui le donne si alzano dal letto tutte pettinate, in cui il tavolo di cristallo non ha un alone e in cui il pavimento e’ pulito senza olio di gomito. Lo aveva capito facendo il peggiore dei perscorsi, lo aveva capito, eh se l’aveva capito e avrebbe preferito un ceffone in pieno volto che gli avesse girato la faccia piuttosto che sentire quelle poche misere parole.
Da li’ a poco tutti hanno iniziato a dare consigli e gli dicevano di reagire cosi’ lui ha reagito o meglio il suo corpo e la sua testa hanno ragito lui non c’era piu’ e al suo posto c’era un altro lui.
Ha reagito talmente bene che ha bruciato le foto, cancellato le lettere e ha iniziato a dimenticare. Lui che leggendo un libro di analisi matematica si ricordava miriadi di formule, che ricordava e descriveva perfino le figure e le didascalie aveva visto che dimenticare non era cosi’ male, aveva scoperto la bellezza del non ricordo, la praticita’ di spedire le sue giornate nell’oblio.
Da allora vive i giorni, li accartoccia e li butta nel cestino.
Da allora dorme ma non ricorda i sogni.
Non dico che riesca a cancellarli completamente come in origine avrebbe voluto ma mette davanti ai suoi ricordi tanti strati di carta translucida e quel che vede e’ quella minima parte di macchie colorate a cui si fatica a dare un senso.
Da allora ha visto passare 156 lune piene, adesso e’ un uomo e inizia a capire che il suo passato e’ una bozza alla quale mancano un sacco di particolari di sfumature, di luoghi, di persone, di odori e sapori. Qualche volta pensa che forse le cose potrebbero cambiare ma ha tanta paura di svegliarsi con una donna che si alza dal letto gia’ tutta pettinata, ha tanta paura di scoprire che nella superficie del tavolo di cristallo non c’e’ un alone o di pulire il pavimento senza olio di gomito.
Vorrei raccontarvi la fine della storia ma non so se c’e’ gia’ una fine o forse semplicemente... non la ricordo.



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