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Tuesday, August 29, 2006 - ore 13:50
DAL "GAZZETTINO di Padova" 29/08
(categoria: " Riflessioni ")
Toh ciapa... el Gazetin oncò ga pubricà un me articolo sul mondo dele Miss dela me zona... Par esigenze (giuste!) de spassio el me pensiero (lunico profondamente giusto) ze stà un poco sforbicià... Spero no co le forfe de Unabonber... Aprofito de sto me spassio par publicarlo integro... Pensè che fortuna che gavì!!!!
Dopo aver letto il giornale di ieri un moto di orgoglio mi ha riempito l’animo: dopo “El spàraso de Bassan”, le “”sarése de Maròstega” e el “folpo de Ciosa” ecco balzare agli onori delle cronache un nuovo prodotto tipico… E che prodotto tipico! Parlo delle “Miss del Camposampierese” un prodotto che sta conquistando tutta l’Italia rallegrando l’apparato visivo di noi maschi ruspanti veneti e non. Questa importante produzione si sta imponendo da anni: non si contano ormai più donzelle che passando attraverso i concorsi locali sono approdate con successo al rutilante mondo dello spettacolo: solo per citarne un paio, una Miss Italia da Borgoricco, un’altra che San Martino di Lupari sbarca su Rai 1 e tante altre che arrivano sparate al grande palcoscenico di Miss Italia per poi andare a rimpolpare il grande carrozzone di vallette, veline, letterine, microfonine, soubrette e chissà, cantanti, ballerine, presentatrici. L’ultima, in ordine di tempo è Martina Mason di Loreggia che, da ieri, è in corsa per Miss Italia 2006.
Ora io, essendo cittadino doc di Camposampiero, non posso che esultare augurando a Martina un grande successo che sarebbe anche un successo per tutto il Camposampierese il quale, a mio modesto parere, da oggi dovrebbe cambiare nome ed assumere il più importante di “Vallettopoli”. Certo il percorso per addentare e gustare il successo non è semplice: a parte la fatica boia delle mamme che devono seguire le figlie onde salvaguardarne le virtù, queste ragazze dovranno stare bene attente; dovranno gestire importanti amori con forzuti calciatori, scansare sprezzantemente i letti (e divani) di famelici produttori, imparare tutto su perturbazioni e piovaschi, conoscere almeno un passo di danza, posare per i calendari e a tempo perso studiare dizione e recitazione.
Ma le apparizioni in video, le interviste sui giornali, i cachet, ripagheranno le nostre eroine in modo equo e a noi, padri, fratelli o cognati, resterà il grande onore di poter dire che le nostre donne sono le più belle d’Italia e che le loro curve sono più vistose (e pericolose) dei tornati del Monte Grappa.
Solo un dubbio atroce mi attanaglia: se tutte le nostre donne finiranno in televisione noi non potremmo più rispettare il detto “mogli e buoi dei paesi tuoi” ma dovremmo emigrare altrove per poterci accasare e avere in casa mogli fedeli e solerti nell’aggiustare calzini, lavare, stirare e adempiere al famoso “dovere coniugale” senza sognare Totti, Gattuso e Del Piero.
A Vallettopoli sarà veramente dura trovare una moglie che risponda ai requisiti imposti da un vecchio, ma saggio, proverbio che in poche parole sintetizza tutte le aspettative del veneto doc: “Che ‘a piasa, che ‘a tasa, che ‘a staga casa!” (il sottoscritto ne sa qualcosa!) …
Ma se ci andrà male nel senso che in casa ci troveremo, come moglie, una mancata velina o una ex letterina la saggezza dei nostri “veci” ancora una volta ci verrà in aiuto ricordandoci che “done, cani e bacalà ze più boni se ben pestà!”… in senso lato, naturamente.
Da Vallettopoli questo è tutto. “Speremo ben!”
Walter Basso

Veline o pecorine?
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