Un giornalista chiede alla Presidente di un’associazione operante dentro la Chiesa: "Che problema le sta più a cuore?". "Il linguaggio - risponde - bisogna far breccia nel cuore della gente, superare l’ecclesialese" (Avvenire, 12 settembre 1999)
Il linguaggio usato dal clero (magari persino da qualche sacerdote giovane), è diventato come il latino usato accanitamente quarant’anni fa, anche se la gente non capiva niente. Gli scritti sono la stessa cosa: che ci capisce niente?
"I preti palano a se stessi" , dice un ragazzo.
"Io non vado, non li voglio disturbare, non capisco il loro linguaggio".
Le parole usate richiamano ben altro.
Ontologicamente conformati a Cristo: ogni sacerdote è
alter Christus. In questo si fonda la vita del sacerdote, anche se giovane. Bisogna rendere presente l’evento del Cenacolo. Cristo offre se stesso per il ministero del sacerdote.
Affermare:
"Siete testimoni di Cristo" significa:
"Siete contrassegnati dal carattere sacerdotale". Questo carattere ci mette a servizio.
Cristo, l’alfa (la macchina?) e l’omega (l’orologio).
All’interno del presbiterio (presbite e miope...), liturgia delle Ore, ministero nella Chiesa...
Il popolo presente non capisce nulla. Il celebrante parla a se stesso.
E la vecchietta snocciola il rosario finchè i due fidanzatini si regalano effusioni.
Frammento di messa in una cattedrale toscana... Orgoglioso di tentare nuovi linguaggi! Fallirò?
"I rigori li sbagliano soltanto quelli he hanno il coraggio di tirarli" (Roberto Baggio).
Buona giornata don Marco