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Saturday, September 02, 2006 - ore 16:16 I MUSULMANI CI STANNO LAVORANDO DA TEMPO La mano di Allah sulla nuova legge Il 14 giugno Amato incontrò la Consulta islamica: velocizzate le vostre proposte... Con la nuova legge di Prodi in 5 anni gli immigrati potrebbero arrivare al 10% della popolazione Ce la fanno sotto il naso. Senza che nessuno se ne accorga minimamente. 14 giugno 2006. Ministero dell’Interno. Ore 11. Il nuovo titolare del Viminale Giuliano Amato incontra i sedici membri della Consulta islamica. E’ il primo incontro Stato-Islam targato centrosinistra. Il quarto da quando l’organismo è stato costituto dall’ex ministro Pisanu. All’ordine del giorno un tema che due mesi dopo farà esplodere preoccupazioni e dubbi nell’opposizione e tra gli stessi italiani: la legge sulla cittadinanza e il diritto di voto agli stranieri. Aprendo i lavori il ministro annota come «la riforma della normativa sulla cittadinanza» costituisca «il primo obiettivo del suo ministero e dell’intero governo, come del resto annunciato nel programma dell’unione». Anche perché «la cittadinanza è un elemento fondamentale per una reale integrazione e per il radicamento delle comunità immigrate in Italia, delle quali la componente di cultura e religione islamica è parte consistente». Tutti i membri della consulta applaudono: nessuno di loro ha mai nascosto la necessità di una riforma della legge sulla cittadinanza che consideri, tra l’altro, un riequilibrio tra il principio dello jus sanguinis e quello dello jus soli. Il ministro, in chiusura della seduta, darà mandato a un gruppo di lavoro, da costituire - si legge nella nota del Viminale - «in seno alla Consulta», di formulare in tempi rapidi «concrete proposte di cui si terrà conto, insieme ad altri contributi, in sede di elaborazione legislativa». Tradotto: sarà la Consulta islamica a dettare le linee guida della riforma sulla cittadinanza e sul diritto di voto agli extracomunitari. Ma non finisce qui. Perchè Amato darà notizia della costituzione di un’unità di missione al gabinetto del ministro per il supporto alla Consulta, unitamente alla segreteria tecnica. Quest’ultima, «ulteriormente integrata da componenti della consulta, si avvarrà della disponibilità di un’apposita sede». La riunione, piuttosto breve, si concluderà con la determinazione di un calendario di lavori, che prevede due nuove convocazioni dell’organismo per il prossimo autunno. Ma prima che le foglie inizino a cadere dagli alberi, la macchina è già partita. E ben avviata. Ma le perplessità aumentano. Stando alla tempistica del Viminale sembra proprio che la Consulta avesse le idee fin troppo chiare in caso di vittoria dell’Unione alle ultime elezioni politiche. E cioè chiedere un’immediata convocazione al Ministero dell’Interno per affrontare la questione della cittadinanza. Detto e fatto. Amato telefona e la Consulta risponde. Con il risultato di lavorare in «tempi rapidi» per l’elaborazione di un testo di riforma. L’Islam avrà tutto quello che serve per lavorare nel migliore dei modi: «un’apposita sede e strumenti tecnici necessari». Adesso è tutto più nitido: toccherà ai componenti della Consulta islamica «formulare proposte in merito alla nuova legge». Gli stessi che all’inizio dell’anno, durante le prime due riunioni dell’organismo, presentarono due diversi documenti in cui venivano messe nero su bianco le iniziative che lo Stato italiano avrebbe dovuto adottare al fine di migliorare «la rappresentatività islamica nel Paese» e gli stessi «rapporti tra la comunità italiana e quella straniera». Vediamo come: perchè tra i punti salienti del documento presentato dall’Ucoi (Unione delle Comunità e delle organizzazioni islamiche d’Italia), alcune meritano particolare attenzione. Giusto per capire chi potrebbe, a breve, dare indicazioni sulla stesura della nuova legge sulla cittadinanza. «Alle donne musulmane che ne facciano richiesta - scrive l’Ucoii - è riconosciuta la facoltà di utilizzare, per tutti i documenti ufficiali, foto tessere che le ritraggano a capo coperto». E ancora: «Gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto islamico, anche se appartengono a privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione fino a che la destinazione stessa non sia cessata con il consenso della Comunità competente o dellUnione». Tali edifici «non possono esser requisiti, occupati espropriati o demoliti, previo accordo con lUnione». Si richiedono inoltre spazi televisivi sulla tv pubblica, l’ora di religione islamica nelle scuole statali con docenti scelti da loro e stipendiati dalla pubblica amministrazione, la possibilità ad un equipè di specialisti musulmani di prendere in mano i testi su cui dovranno studiare i loro figli per evitare che ci siano falsità contro l’Islam fino a maggiori libertà per quel barbaro rito della macellazione islamica. Ci fermiamo qui. Dunque, non una riga di condanna del terrorismo islamico, non una riga in cui si sottolineano i doveri dello straniero che sceglie liberamente di vivere in un altro Paese. Solo diritti: dallo studio all’assistenza medica, dal lavoro alla religione fino ai matrimoni. Oggi i due documenti (l’altro, più blando, firmato dai restanti membri della Consulta) sono in mano al ministro dell’Interno. Al momento sono ancora carta straccia. Ma viste le intenzioni del governo di centrosinistra è facile pensare che il ruolo di indirizzo del documento dell’Ucoii diventi, a ridosso dell’elaborazione della legge sulla cittadinanza, una brutta realtà. Va ricordato che in Italia tutte le moschee presenti sul territorio nazionale sono iscritte all’Ucoii. Il che vuol dire avere centinaia di migliaia di iscritti. Gente che ha sottoscritto quel documento e che non vede l’ora di poter votare. Magari per il loro partito e così chiudere definitivamente la partita delle richieste avanzate allo Stato italiano forse non ancora del tutto attuate. Siamo così sicuri di volergli dare il diritto di voto? di Simone Girardin LEGGI I COMMENTI (8) PERMALINK |
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