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Tuesday, September 05, 2006 - ore 11:54


L’ultima alba
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si sveglio’ ma i suoi occhi ancora non riuscivano a mettere a fuoco il mondo circostante. Aveva uno strano senso di torpore, la stessa sensazione che aveva provato quando si era risvegliato dopo che, la sera prima, aveva preso una massiccia dose di sonniferi. Doveva essere una giornata come tante ma ancora non sapeva che non sarebbe andata cosi’.
Stranamente era ancora vestito, e cosi’ iniziava a palesarsi l’idea che la sera prima avesse bevuto troppo e che il sonno lo avesse colto all’improvviso.
Si era finalmente alzato, era nella sua camera un luogo che ricordava essere ameno eppure non sembrava il solito posto, il posto che tante volte gli aveva allietato l’animo. Non aveva ancora individuato a cosa era dovuto ma una sensazione che qualcosa non andasse lo permeava. Aveva iniziato a girare per casa alla ricerca di qualcosa che gli facesse ricordare con precisione cosa era successo il giorno prima perche’, nonostante tutti gli sforzi che stava tentando di fare, non riusciva a mettere a fuoco cio’ che gli era accaduto. Forse era questa sensazione a disorientarlo, a renderlo particolarmente suscetibile.
In casa non c’era nessuno, in fondo chi avrebbe dovuto esserci? Erano anni che ormai viveva solo anche se di tanto in tanto qualche donna aveva fatto tappa da lui per qualche mese. A dire il vero ne erano passate parecchie e di tutte serbava un bellissimo ricordo. Aveva imparato che i rapporti, come i fiori, tendono ad appassire in fretta percio’ assaporava il profumo che il fiore emanava consapevole che non sarebbe durato a lungo e senza far nulla per prolungarne la naturale vita. In soggiorno, un immenso salone dove su di una parete rossa spiccavano quadri in bianco e nero, aveva individuato una foto. Era sicuramente la ragazza piu’ bella con cui aveva condiviso qualcosa ma non per questo era speciale, era speciale perche’ il suo sguardo parlava ancor prima che proferisse parola. Era talmente speciale che ne aveva una foto, aveva sempre odiato le foto perche’ rimirandole gli si bloccava lo stomaco rivivendo le sensazioni che ormai appartenendo ad un altro tempo dovevano restare relegate al passato. Che sensazioni...strane sensazioni...tutte quelle sensazioni che una persona normale avrebbe ben sopportato a lui pesavano come un macigno e cosi’ aveva pensato che era meglio prendere una boccata d’aria.
Era diventato un asso a fuggire dai sentimenti forti rintanandosi in qualsiasi cosa lo avesse allontanato da questo tipo di pensieri. Aveva aperto la porta e la cosa che subito aveva avvertito era un insolito silenzio. Il sole era alto eppure non sentiva alcun rumore. Per la paura di essere diventato improvvisamente sordo aveva emesso un suono e il sentirlo gli aveva dato gioia da un lato e un senso di sconforto dall’altro.
Dopo pochi metri era sicuro che qualcosa non andava, aveva provato a suonare il campanello del suo vicino ma nulla, il campanello dopo con lo stesso risultato, quello dopo ancora...
alla fine si era reso conto che i campanelli che lui si ostinava a premere nemmeno suonavano. Forse non c’era elettricita’ ma questo non poteva giustificare un tale silenzio. Non si era mai accorto di quanto poteva essere assordante il silenzio, di quanto spazio lasciava ai suoi pensieri. Avrebbe pagato qualsiasi prezzo per destarsi da quella sensazione che ormai era certo non dipendesse da una semplice sbronza della sera prima
Aveva iniziato a correre alla ricerca di qualsiasi segno di vita ma nulla. Ora che si era fermato aveva notato che i palazzi avevano un’aria fatiscente come se da anni nessuno avesse badato alla loro manutenzione. Cercava disperatamente un ricordo nella sua testa, gli sarebbe bastato un semplice misero ricordo che non lo avesse lasciato cosi’ disorientato ma era inutile.

[CONTINUA]



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