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![]() M@rcello, 30 anni spritzino di Padova CHE FACCIO? Lavoratore Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Il mestiere di vivere" di Cesare Pavese. "La Casa degli Spiriti" di Isabelle Allende. HO VISTO ...il tempo scorrere, STO ASCOLTANDO Alla veneranda età di 30anni ho scoperto Mina...che vergogna! Mangoni e Spinetti; MadreDeus; The Knife; Celso Fonseca; Il Teatro degli Orrori; Domenico Modugno; Roberto Vecchioni. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... ...una rendita. STO STUDIANDO... ...me stesso. OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Crtitica musicale (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Tuesday, September 05, 2006 - ore 18:31 Tavolo riservato “Ti ho riconosciuto da come ti accarezzavi la testa”...all’improvviso si avvicinava e mi sorrideva con quella sua grigia luce negli occhi. Provavo così lo stesso sentimento di chi scendendo al buio per una scala ripida si prepari ad uno scalino e invece incontra la superficie di un pianerottolo e allora perde l’equilibrio proprio perché lo scalino che avrebbe potuto farglielo perdere non c’è. Che buffo!!! La guardai dunque e mi accorsi che era come se l’avessi vista per la prima volta nella mia vita. Tutti i particolari della sua persona parevano, per non so qual miracolo essere più visibili del solito, visibili in ogni modo anche se non li avessi guardati e osservati. La massa bruna e leggera dei capelli, il gesto del collo, quella grazia innaturale nascosta nei suoi movimenti insieme flebili e delicati. La maglia nera, lunga, lenta, pelosa, intorno al quel busto che immaginavo nudo, e sotto il seno pieno ed erto, esposto con le sue punte delicate. I pantaloni stretti nei quali ad ogni passo si stampavano mobili e deboli le rotondità delle anche e la corposità del suo sesso. Quel corpo intero pareva attirare inghiottire i miei sguardi con la stessa avidità con cui una terra arida inghiotte la pioggia. Sentivo il suo odore, immaginavo sul mio ventre il peso del suo corpo bianco che dondolava musiche minute. Mi figuravo prendere tra le mani le sue dita, accarezzarle, avvicinarle alle labbra; baciarle come se portassero ancora tracce di quel sangue che mi scorre dentro. Potevo sentire la sua lingua morbida, e il suo sapore amaro, quel fuoco sottile quel rombo del sangue che gorgoglia nelle orecchie. La sentivo urlare, resistere al piacere a quella morfina che le veniva iniettata nelle vene, a quel beato fragore che le si diffondeva lungo il corpo in ogni centimetro quadro di abbandono completo e totale. Ora la faccia le diventava piccola in un sorriso; con suoi occhi un po’ spauriti, con le sue piccole mani senza anelli tra le dita e quella strana voglia che le traboccava addosso. Ma non disse e non direbbe mai nulla di sé, lo sapevo: nulla almeno di vero. C’era, come a solito, pronto, fra le sue ciglia, l’infinito sorriso d’ironia che le cadeva ogni volta agli angoli della sua bocca. Provavo un desiderio insopportabile di lei, avrei voluto stringerle il collo con tutta la mia forza, farle violenza, umiliarla tra le sue gambe nude, le sue mutandine finissime, lì, mentre continuava ad ingannarsi, mentre tradiva il suo amante, mentre lanciava al di sopra delle mie spalle i soliti sguardi interrogativi, quella raffinata civetteria promessa di coito non garantita. ![]() A intervalli regolari mi ritrovo a guardarla assaporando l’espressione delle nostre faccie smunte e dissestate, a desiderare che il gesto di consegnarsi al destino non finisca mai. Ciò che da un senso al nostro comportamento è sempre qualcosa che ci è totalmente estraneo. E’ questo il mio inferno, la mia ossessione. Sopportiamo o non sopportiamo questo fardello, sprofondiamo sotto il suo peso, lottiamo con esso perdiamo, vinciamo. E allora perché tutto sia leggero, perché tutto possa scivolarmi addosso un giorno scriverò un testo, una locandina, metterò un annuncio su un quotidiano dove confesserò al mondo intero che lei è un’idea che mi divora: che l’intero suo è corpo fermo in un istante, che siamo vertiginosamente vicini…che il suo odore mi spetta purtroppo di diritto. Un grazie a Siriasun per il puntuale e preciso contributo fotografico. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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