
solespento, 33 anni
spritzino di (PD)
CHE FACCIO? potrei dirtelo ma poi dovrei ucciderti
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come al solito un mix: un’esplosione di gioia che ti eleva al cielo e un pizzico di dolore che ti lacera come lame che entrano nella carne
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Wednesday, September 06, 2006 - ore 08:34
L’ultima alba - finale senza fine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Girato l’angolo sarebbe arrivato davanti ad una banca che era dotata di un’immenso orologio a pannelli solari. Lui aveva l’abitudine di guardarlo ad ogni suo passaggio non solo per vedere l’ora ma perche’ era stato disegnato da un famoso architetto, lo stesso architetto a cui invidiava quel tratto geniale. Quando vedeva il design di quello che non era solo un orologio, sentiva quanto gli sarebbe piaciuto creare una scultura (o come amava dire "partorire una scultura" perche’ rendeva piu’ il senso che fosse una parte di lui) che fosse esposta in un luogo affollato e che avesse il potere di affascinare i passanti. Non pensava questo perche’ voleva essere acclamato, in fondo il nome dell’artista e’ solo un insieme di poche lettere alla base dell’opera, voleva solo che qualcuno provasse qualcosa guardando un oggetto inanimato. Quel tirar fuori dai meandri della mente, da un luogo che immaginava oscuro, freddo ed inospitale, sensazioni che erano relegate in attesa che qualcosa le liberasse. Era una magia che tante volte aveva provato sulla sua pelle, avrebbe voluto trasmettere questa magia a tante persone che non avevano mai avuto la fortuna di sentirla penetrare come per osmosi nel proprio corpo. Quello si’ gli sarebbe piaciuto.
Eccolo, era davanti alla banca e come sempre aveva alzato lo sguardo aspettando che la magia entrasse in lui ma questa volta non erano le forme a catturare il suo sguardo era il freddo display che con la sua luce azzurra indicava le 12.49 del 12 aprile 2059. Sicuramente qualcosa non funzionava. Pero’ l’orologio era un orologio a pannelli solari. Ma forse era guasto. Se veramente fosse stato il 2059 avrebbe avuto 83 anni...impossible! Si era guardato le mani e non vedeva le mani di un vecchio. Si avvicino’ alla vetrina e scosto’ la polvere che vi era depositata, l’immagine che la vetrina della banca rimandava era quella che conosceva e non quella di una persona anziana. Non poteva avere 83 anni. Pero’ il fatto di non avere fame e non avere sete lo inquietava, era passato un po’ da quando era in piedi e non ricordava nemmeno il suo ultimo pasto eppure non ne sentiva il bisogno.
Pochi metri avanti c’era un’emeroteca dove gia’ in passato aveva avuto occasione di andare. "In passato", un modo di dire che dopo aver letto quel maledetto display iniziava a spaventarlo.
Si era precipitato alla ricerca di qualche notizia che avesse fatto chiarezza. Prese un quotidiano a caso, era datato 11 maggio 2041...mmmh... qualcosa non tornava...2041 ?!
La notizia in prima pagina era allarmante: L’epidemia dilaga inarrestabile.
12 maggio 2041: Il virus sconosciuto ha ormai decimato meta’ della popolazione mondiale e sembrano vani gli sforzi della comunita’ scientifica per lo studio di un vaccino.
16 maggio 2041: Questo e’ la nostra ultima edizione, che Dio abbia pieta’ di questo povero pianeta.
E poi non c’erano piu’ giornali.
Lui era sopravvissuto? Perche’? Si era messo a correre e gridare ma nessuno rispondeva e, quando esausto era caduto a terra, aveva capito che era l’ultimo uomo sulla terra.
Ora ricordava, ricordava l’epidemia, ricordava la disperazione, ricordava che aveva visto spirare i suoi cari, ricordava la donna della foto morire tra sue braccia, ricordava che aveva gia’ cercato altre persone per giorni ma senza esito, ricordava lo sconforto, ricordava la solitudine, ricordava tutto.
Con passo deciso si era diretto verso casa.
Giunto a destinazione era andato in cucina, aveva preso un coltello, ne aveva pulito la lama con cura, aveva sempre odiato gli aloni sull’acciaio che distolgono lo sguardo dalla bellezza del freddo metallo.
Era tornato in soggiorno davanti ai suoi quadri, davanti alla foto dell’unica persona che forse aveva significato qualcosa. Aveva puntato la lama al petto proprio sotto lo sterno e aveva iniziato a premere con forza. All’inizio aveva provato solo un forte dolore, poi la sua vista aveva iniziato ad annebbiarsi, la fronte si era imperlata e il suo respiro era affannoso, ormai la lama doveva essere entrata tutta, ormai doveva avere il cuore trafitto ma allora perche’ era ancora vivo? Perche’ pensava? Perche’ non c’era l’agognato nulla? Pensava che non doveva che aspettare, in fondo non essendo mai morto non poteva sapere cosa si provasse. Ecco, stava morendo ed aveva trovato il tempo di fare dell’umorismo, una battuta che aveva disegnato un piccolo sorriso sulle sue labbra. Dopo qualche istante, minuto o ora, chi puo’ dirlo era ancora li’, perfino il dolore era sparito. Si sflilo’ il coltello e si rimise in piedi in mezzo ad una pozza di sangue c’era talmente tanto sangue che avrebbe potuto ridipingere la stanza e lui era vivo. Il foro d’ingresso del coltello si stava rimarginando a vista d’occhio e lui era vivo. Era maledettamente vivo. Fu li’ che capi’ che non poteva morire. Era l’ultimo uomo sulla terra ed era immortale.Aveva quello che molti avevano sognato solo perche’ non ne avevano considerato le conseguenze.
Soli, non lo siamo tutti?
...
No, penso’, solo io lo sono.
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