
Il_Nano, 22 anni
spritzino di Padova/Taranto
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"Nasco, Cresco, Appassisco: la vita di merda di un fiorellino"
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una mucca riversare una montagna di merda su un fiorellino
STO ASCOLTANDO
un mio rutto che ha fatto tremare il fiorellino che ho nel vasetto qui difronte
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
camicia a fiori
ORA VORREI TANTO...
un fiorellino di donna... ammicco

STO STUDIANDO...
la psicologia congenita di alcuni casi patologici di fiorellini nati malati o semplicemente con qualche petalo di meno e che non riescono ad accettarsi
OGGI IL MIO UMORE E'...
floreale

ps: so che quelle sono foglie, ma non si può dire un umore "foglieale", quindi non rompete!
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Wednesday, September 06, 2006 - ore 15:49
Lo zoo di colori... (pt.1)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quella sera trovammo qualcosa di diverso da fare della solita serata in spiaggia a vedere la Luna specchiarsi nell’acqua di un mare piatto come l’olio. Forse anche la Luna ha bisogno di guardarsi per assegnare un luogo ai suoi sogni, così come noi cerchiamo di trovare le nostre speranze e i nostri desideri che qualche tempo prima abbiamo nascosto tra le stelle, per tenerli lontani da questo mondo. Sembra non esserci spazio qui per loro. Sembrano morire sbattendo contro muri fatti di egoismo , di avidità, di esigenze, di responsabilità.
Quella sera eravamo sì sulla spiaggia, ma ad una festa. Come quelle dei film. C’era il fuoco, alto e vivo, che scaldava chiunque avesse voluto affogare i propri problemi con un salutare bagno notturno. C’era da mangiare. C’era da bere. C’era da fumare. C’era chi rideva. C’era chi si baciava sulle note di chi suonava la chitarra. C’era vita, quella vita di cui avrei sempre voluto ubriacarmi e che sempre mi era stata data col contagocce. Poco importava in quel momento. Ora ci ero dentro. Ci stavo nuotando e pur di non uscirci mi sarei affogato. Fu ciò che feci.
Quel pezzo di mondo concentratosi in una spiaggia era come uno zoo di esistenze. Per avere un biglietto bastava portare qualcosa da bere o da fumare e potevi goderti lo spettacolo. Ognuno di quegli "animali" girava libero per quel pezzo di spiaggia avendo come unica recinzione quella costruita da se stessi sulla base della propria personalità e del vivere nella società. E con la tua bella birra fredda tra le mani potevi ammirare la grandezza di Dio o di madre natura, quello che volete. Ogni essere su quella spiaggia non era carne ed ossa. Era sensazioni, emozioni, sentimenti, pensieri, idee, capacità. Ed ognuna di queste si mostrava diversa da individuo ad individuo, formando un arcobaleno dalle sfumature infinite in cui potevi trovare qualsiasi variazione dello stesso colore. Purtroppo, o forse per fortuna, erano presenti anche le sfumature più cupe e scure. Le conoscevo bene.
Chi negli occhi ne portava i segni era Peppe. Se ne stava davanti al fuoco seduto in cerchio con tutti gli altri. Aveva lo sguardo basso mentre fumava il suo personal. Ogni tanto batteva i denti e scattava all’improvviso come punto da qualcosa. Brividi. Sembrava che il fuoco non lo scaldasse. Mi chiedevo se si fosse reso conto di avere davanti una fiamma di un metro che scaldava anche a lunga distanza. Mi chiedevo se si fosse accorto di quella coppietta improvvisata che, neanche tanto nascosta dall’asciugamano, faceva voletaggiare le proprie mani e le proprie lingue. Erano proprio dietro di lui. Mi chiedevo se stesse sentendo il ragazzo che suonava "People are stranger" dei suoi amatissimi Doors. Sembrava fuori dal mondo. Mi sembrava di vedermi in uno specchio che mostrava la mia immagine di qualche settimana prima. Anche lui come me aveva una ferita ancora aperta da cui continuavano ad uscire sangue e lacrime. La mia si stava lentamente richiudendo. Dovevo fare qualcosa per medicare anche la sua. Per tamponare la sua emorragia....
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