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Friday, September 08, 2006 - ore 15:27
Qualche volta la Svezia può essere anche dentro di noi#2
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il secondo episodio del mio resoconto scandinàvo. Impressioni frammentarie, dati misti ed altro ancora.
Zanzare? Zanzare.

Sempre sul festin bueo tipico studentesco (quello per cui vi avevo imparato che dovevate portarvi l’etere etilico da casa e non offrirlo per nulla al mondo salvo suscitare imbarazzo e sguardi interrogativi): la cosa che invece può essere dagli altri festanti "modestamente assaggiata" (ipse dixit della mia ospite svedese ottima italofona) sono gli snack. I potaci. Che acquisterete letteralmente a palate
Salvo poi che la vostra amica nordica vi ficcherà tra le patatine e gli anacardi dei confetti e dei cioccolatini al latte e non capirà, sbigottita, le vostre reprimende. D’altro canto la commistione dolce\salato ha le stesse curiose varianti riscontrate in Germania

Una defaillance organolettica scusabile.
Innamorarsi su un autobus.
Innamorarsi su un traghetto.
Innamorarsi 45\46 volte in un giorno comporta fatica e stress.

Il musicista in Svezia non ha una vita più facile di qui. Anzi. Il pubblico del jazz è vecchio (almeno in Italia no), la sindrome da jam session dove-si-suona-sempre-lo-stesso-pezzo miete anche lì le sue vittime. Soprattutto, come qui, l’entusiasmo decerebrato per lo spiantato afroamericano di turno che canta aiueicaperliindemornin e fa gnaognao con la chitarra mi ha demotivato. Avete presente quando uno vi dice "il blues, che palle"? E’ perchè ha sentito questa gentaglia dappoco. Se poi succede che il pubblico in sala sia tiepido con uno strepitoso bassista inglese che canta come Stevie Wonder, capisco che trasferimi lì non era proprio una buona idea..
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