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Monday, September 11, 2006 - ore 17:11


Le parole non hanno significato
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era iniziata come un’avventura e come un’avventura doveva finire.
Lo sapevano entrambi, lo sapevano dall’inizio, da quando i loro sguardi si erano incrociati la prima volta.
Se lo erano ripetuti piu’ e piu’ volte ma, come spesso accade, si sa dove si inizia ma ci si lascia prendere la mano e non si ha nemmeno una vaga intuizione di dove si puo’ finire.
Cosi’, come la barca che senza timone vaga nel mare in tempesta, era giunta anche l’ultima giornata da trascorrere ad un palmo l’uno dall’altra.
Era iniziata come un’avventura e come un’avventura doveva finire.
Lo sapevano entrambi, era meglio conservare un bel ricordo, di quelli che ti struggono, di quelli che vengono a tormentari sussurrandoti all’orecchio mentre dormi sonni sterili.
Sapevano che aver continuato una storia a centinaia di chilometri di distanza, nel dubbio, nella lontananza, nella solitudine forzata che ognuno avrebbe creato nell’illusione che in questo modo il sentimento che provava avrebbe acquistato vigore, non era la cosa migliore. Si’, era meglio un bel ricordo che sentirsi ardere le vene per giorni e giorni in attesa che di tutto questo restasse solo un cumulo di cenere.
Cosi’ la accompagno’ alla stazione, una stazione che di addii mascherati da arrivederci ne aveva visti a migliaia. E cosi’ tutto ando’ come da copione, il copione di cui tutti potevano immaginare il finale ancor prima di aver sfogliato la prima pagina.
E come sempre quella stazione aveva visto fare, lei si affaccio’ al finestrino cerco’ di aprirlo ma non ci riusci’ e con il treno in partenza disse qualcosa, una frase, poche parola messe una in fila all’altra.
Lui non le capi’ ma vide il suo viso. Non capi’ le parole ma vide quella lacrima che solcandole il volto abbracciava le parole che stava pronunciando.
Era iniziata come un’avventura e come un’avventura avrebbe dovuto finire quando quella lacrima aveva toccato terra.
Io lo riportai a casa. Il breve viaggio piu’ lungo che ricordi di aver fatto.
Avrei voluto dirgli molte cose ma era la sua storia, era la sua vita e forse era il suo futuro ed io non dissi niente.
Il rispetto del dolore e’ fatto anche di silenzio, quel silenzio che tanto si teme e cosi’ non dissi niente.
Le parole che lei pronuncio’ non le senti’ eppure gli restarono addosso come marchiate a fuoco e giorno dopo giorno erano li’ accanto a lui ad accompagnarlo.
Nemmeno oggi e’ dato sapere quelle parole eppure hanno cambiato la loro vita e dato a me la gioia di vederla cambiare.



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