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Tuesday, September 12, 2006 - ore 01:25
A recuperar palloni su Mai Speis
(categoria: " Riflessioni ")
La socializzazione, un fenomeno che mette in relazione le persone, le predispone a conoscersi, fottersi, adorarsi, andare in vacanza insieme, fare grosse abbuffate o, nel caso, orge.
I modi di socializzare sono sempre stati molteplici. Esistono contatti cercati e contatti incrociati per caso, conoscenze mediate da "step" intermedi, identificabili come persone "nella catena".
Per un P.R. la socializzazione è essenziale. Qualcosa è nel simpatico addetto alle pubbliche relazioni fin dall’imprinting, ma manca qualcosa, quel
quid che porti alla luce quel gene recessivo.
Ebbene sì: il P.R. generalmente è un timidone. E per questo gli riesce spontanea una certa forma di logorrea, per quell’esplosione di "vitalità" che solo chi era un tempo incapace di stabilire rapporti umani sua sponte sente il bisogno di mostrare agli interlocutori. Come quando passi qualche settimana senza vedere un corpo nudo che non sia il tuo e, immancabilmente, appena trovato uno ti barrichi in casa per ore. Senza seppellirlo, si intende, ma
facendone buon uso.
Ho pensato per lungo tempo a quale fosse il primo modo di approcciare il "resto del mondo". E per mesi, anni ho avuto convinzioni smontate da una riflessione più approfondita.
Non è merito del gioco della bottiglia. Non avrei più baciato nessuna, né mi sarei avvicinato ad anima viva, dopo la fiatella di tale Deborah. Con l’acca, purtroppo. Quando lo specificava, profumo di cimice sofferente riempiva la stanza.
Non è nemmeno merito di Internet, delle chat. Troppo tarda, come invenzione.
Non è merito neppure delle sale giochi. Le ragazze giocavano solo a Tetris, e a noi maschi quel gioco dava l’allergia dopo le prime sei ore.
Non è stata nemmeno la scuola, e neppure il catechismo. Non tutti abbiamo fatto l’asilo, ma nessuno è stato solo e zitto fino ai 6 anni.
L’origine del coraggio di conoscere il prossimo tuo, di affrontare l’altro sesso, di parlare a sconosciuti sconfiggendo ogni timore nasce da un’esigenza vitale:
recuperare il pallone.
Ebbene sì: uno dei problemi fondamentali del bambino, prima di scoprire che Babbo Natale non esiste (perdonate lo spoiler), è quello di recuperare il pallone quando finisce in giardini, terrazze, macchine, mogli (?) altrui.
Nel 50% dei casi non si sa con chi si avrà a che fare, nella restante metà ce la si fa sotto per evitare il
vicino bastardo. Quello che batte in garage pezzi di metallo fino alle tre del mattino, quella che batte sul viale vicino a casa ed ha sempre splendide calze, quello che batte ogni record di urla alla consorte dopo pranzo, quella che batte cassa dall’ex marito ogni mese.
Porterò per tutta la vita il segno dell’
angoscia degli ultimi cinque metri. Quello spazio che separa il mondo di tutti, o il tuo, dal mondo del vicino. Quella scelta impulsiva che devi affrontare: aprire il cancello di frodo, scavalcare o suonare il campanello?
Tale decisione è motivata da variabili in qualche modo dipendenti l’una dall’altra:
-
numero di palloni finiti nel giardinoSotto i cinque, i problemi, solitamente non si manifestano. Sempre non siano cinque in un giorno.
-
tono di voce percepibile dal di fuoriSe i volumi sono simili a un orgasmo di Pavarotti alle terme di Caracalla, desistete. Se le voci sono sovrastate dal rumore di piatti e si odono lontane parole simili a
puttana,
stronzo o qualsiasi variante di "figlio di...", lasciate comunque perdere. Lì dentro non stanno studiando un musical degli Abba.
-
climaQuando è troppo è troppo. Per cui se piove, se c’è troppo sole, se fa freddo, se si muore dal caldo, evitate. I palloni si recuperano nei giorni
medi. Scomparsi assieme alle loro mezze stagioni.
I problemi cambiano con il passare del tempo, insieme alle loro soluzioni. Oggi, se perdi un pallone puoi dire a mamma di avvisare il vicino con un SMS. Discreto, economico, permette di lasciar trascorrere un certo lasso di tempo nella window lancio - perdita - bestemmie - atti di vandalismo sul pallone - restituzione.
E’per questo che è nato
MySpace.
A place for friends, hanno il coraggio di chiamarlo. Stocazzo, aggiungerei.
MySpace nasce dalle idee di Tom. Tom voleva essere
amico di tutti, ma i vicini non gli restituivano il pallone. Tom ha perso più
SuperTele che un intero rione napoletano negli interi anni ’80, tra un latte intero e un
Tango parzialmente scuoiato. Tutto questo l’ha decisamente provato.
Tom riceve in regalo un computer e fiuta il
bìs-nes.
Pensa
guarda qua l’Internèt, tutti questi coglionazzi che si fanno una pagina web in cui dicono cosa amano e cosa odiano. E a nessuno frega un cazzo di loro. Ma ... allora ... sono come me!!!Tom aveva letto sicuramente il primo
post di questo blog, un po’come Prince ha rubato Purple Rain a Gene Gnocchi, ed ha reso possibile l’impossibile:
con una pagina del cazzo in cui parli di te SEI QUALCUNO!
Comunque sia, Tom crea LA community. Una community pessima, che gira a carbonella. Che si inchioda un milione di volte al giorno. Dove i template per gli sfondi vanno a coprire tutte le parti importanti, anche quelle intime della tua ragazza che, stufa di aspettarti a letto mentre diventi amico di
Mauro Repetto, decide, per ripicca, di scoparsi la tua intera
top 8, mascotte, fanzine ed animali compresi. E sei fortunato a non avere una top 24, nella sfiga.
In Mai Speis passi il tempo ad aggiungere amici, probabili o meno, dalla tua band preferita alla gnocca di turno, agli amici di amici, agli amici di amici di amici. E sparisce la necessità di chiedere indietro il pallone.
L’isolato, la strada, il quartiere? Concetti superati. Su Mai Speis conta solo la tua lista. E che nervi, quando qualcuno arranca nell’autorizzarti a dire al mondo "Pinco Pallino è mio amico!". Quanta ansia per un "Approve".
Forse, stando su Mai Speis sei qualcuno solo per Tom. Ma è già qualcosa: tutto il mondo lo conosce per
questa foto
Ogni volta che vedo tale immagine, provo un irresistibile desiderio di gettare un pallone nel giardino della vicina. Magari lei non ha ancora visto il mio
spazio.
TURN INTO - YEAH YEAH YEAHS
I know what I know
I know on the car ride down
I hear it in my head real low
Turn into the only thing I ever
Turn into hope I do
Turn into you
I know what I know
Well I know that girl you found
Keep that kind of window closed
She’ll turn into the only thing that ever
Turn into hope I do
Turn into you
Can’t say why I kept this from you
My those quiet eyes become you
Leave it where it can’t remind us
Turn this all around behind us
Well I know
How far I am to keep you out
I’d like to tell you all about it
I know what I know
I know this last time round
I’ll hear it in my head real low
Turn into the only thing that ever known
Only thing that ever knows
I know what I know
I know, ah yes
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