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Tuesday, September 12, 2006 - ore 17:57


ANTICIPI DI NOSTALGIA IN PILLOLE
(categoria: " Riflessioni ")


E’ strano, lo so; eppure mi è successo di esser colto da nostalgia anticipata di quello che un giorno non avrò, di ciò che ora è la mia normalità, la mia realtà quotidiana, e che un domani sarà soltanto un ricordo, una vita passata. Pochi giorni fa, dopo una bella serata in compagnia di alcuni amici, mi sono ritrovato seduto in giardino alle 4 di mattina con una stretta al cuore: osservavo il cancello bianco, la mia macchina parcheggiata, i 2 metri quadrati di giardino che mi separavano dalla strada deserta, i vasi di fiori che da sempre mia nonna annaffia con cura, l’albero che mi ha visto crescere attraverso la finestra della mia camera; e pensavo che tra non molto tutto questo non farà più parte della mia vita, ma sarà soltanto la cornice del quadro che rappresenta la mia giovinezza, la mia faticosa scalata nel mondo degli adulti. Un vecchio quadro ricoperto di polvere da mettere in soffitta, da riguardare solo di tanto in tanto, quando la frenesia della modernità occidentale allenterà di quel poco la corda con cui mi tiene legato, lasciandomi un po’ di tempo per aprire il vecchio album dei ricordi.
Quante volte ho colpito quel muro con il pallone? Migliaia! e quante volte sono stato rimproverato per aver buttato la palla tra le rose o per aver rotto qualche vaso? Passavo i pomeriggi a giocare a calcio e tra una corsa e un’altra cercavo di immaginare come sarebbe stata la mia vita da adulto.
“Cosa ti piacerebbe fare da grande?”
“LO SCIENZIATO! ANZI NO, L’ASTRONAUTA! OPPURE IL CALCIATORE!”

Perché tutto era così semplice? Bastava solo immaginarlo e già ti sentivi davvero un’astronauta, impegnato nell’ultima importantissima missione della NASA, lanciato a bordo di uno shuttle alla conquista del pianeta X, il decimo e più lontano pianeta del sistema solare.

Osservavo con meraviglia una ragnatela ricoperta di rugiada, ascoltavo il rumore del vento cercando di decifrarne il linguaggio, giocavo con le gocce di pioggia che scendevano lungo il vetro del finestrino. E tutto era così bello, trasparente, privo di ombre. Il buio era solo un posto in cui nascondersi quando giocavamo a nascondino, la notte era solo il momento in cui il sole va a dormire, il silenzio era solo quiete e rispetto.

Quel bambino di allora, coi capelli sulla fronte e il pallone sotto al braccio, catapultato nel mare di non-sense in cui sguazziamo oggi resterebbe tramortito..e affogherebbe di certo.
Per fortuna il mio cammino è stato lento e progressivo, senza troppi intoppi; un passo alla volta, uno dietro l’altro, con qualche scivolone qua e là, ma un ginocchio sbucciato non ha mai ucciso nessuno. Ogni cosa a suo tempo, ogni esperienza ha il suo giusto momento, come granelli di sabbia in una clessidra, e ogni tempo ha i suoi errori e le sue lezioni da dispensare. Ed è per questo che oggi io non tremo, perché so che quando mi lancerò non mi prenderanno, nemmeno tu.
Le inquietudini non spariscono ma si camuffano, si travestono, si tingono di colori diversi ma sono sempre lì, all’orizzonte, come minacciosi nuvoloni neri densi di carica elettrostatica. Ma è la consapevolezza di ciò che ci accade a rendere tutto facilmente sopportabile, a permettere lo scatto di un meccanismo complesso, a mettere a fuoco il paesaggio anche attraverso il vetro spesso di un boccale di birra.
Perché anche quando sento il peso di una solitudine non voluta, o lo sconforto per la perdita di qualcosa che non potrò più recuperare, so che è solo un altro passo del cammino, faticoso certo, ma necessario. E so che l’anima non sta morendo, ma crescendo; e che la malinconica sensazione di abbandono che si diffonde è solo un po’ di me che se ne va..


Bye bye Bombay

Steso su un balcone guardo il porto
Sembra un cuore nero e morto
Che mi sputa una poesia
Nella quale il giorno in cui mi lancerò
E non mi prenderanno
Neanche tu mi prenderai
Io non tremo
E’ solo un pò di me che se ne va
Giù nella città, dove ogni strada sa
Condurre sino a te e io no
Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay
Sai Mimì che la paura è una cicatrice
Che sigilla anche l’anima più dura
Non si può giocare con il cuore della gente
Se non sei un professionista, ma ho la cura
Io non tremo
E’ solo un pò di me che se ne va
E’ sporca la città, tutto cercherà
Di condurre sino a te e io no
Bye bye, bye bye, bye bye, bye bye Bombay



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