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Thursday, September 14, 2006 - ore 18:01


Il prezzo di una vita...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL CORRIERE DEL VENETO
"Chi sei tu per dare un prezzo alla vita?"

di don Marco Pozza
Il Corriere del Veneto, venerdì 15 settembre 2006, pag. 14
Il Giornale di Vicenza, mercoledì 20 settembre 2006, pag. 17


Angelo, speravo di conoscerti in un’altra occasione, magari lungo le rive di quell’Astico che tutti e due ci accomuna, o su quelle colline che scendono verso la pianura dipinte di vigneti in autunno, o seduti al tavolo di qualche vecchio bar a raccontarci la vita come i nostri vecchi ci hanno insegnato… e invece guardo la tua foto sul giornale e leggo: “Angelo Borriero, 22 anni, assassino” .
Porca miseria…Siamo quasi coetanei, ma un abisso ci divide. Io prete vado cercando l’uomo nella sua nudità, cerco l’anima, cerco la storia, il nostro essere bambini…mi fa schifo la violenza, l’assenza di morale, la pornografia. Te lo dico con fierezza: non mi piacciono gli eroi. Anzi: ho paura degli eroi, mi fa paura il bisogno di eroismo dei ragazzi di oggi, del tuo bisogno di eroismo. Di questo “teatro degli eroi” – dice Vittorino Andreoli -, la società deve fare a meno perché saranno “beate le società che non hanno bisogno di eroi” (B. Brecht).
A me piacerebbe che stasera, attorno ad un fuoco acceso, tua madre ti raccontasse la storia di tua nonna: la dura giovinezza, la fatica di sognare sotto l’artiglieria nemica, la paura e la trepidazione per i primi amori, il sudore nel costruire una famiglia in tempi difficili, l’emozione nel coccolare i suoi nipotini. Vorrei che ti raccontasse di quel Veneto antico e cristiano nel quale è vissuta. Un Veneto di pianura, povero ma a suo modo straordinario e umano. E poi io ti farei una domanda: “Questa storia tu la vendi per 20 euro?”.

Chi sei tu per dare un prezzo alla vita? Ammazzi una povera donna – fragile, indifesa ma dignitosa – per vivere qualche ora di vagabondaggio, per mostrare che hai soldi e che sei generoso mentre stai semplicemente sperperando il valore di un affetto? Anch’io, come te, piango, ho freddo, ho fame, ho tanta paura… ma non voglio uccidere chi ha costruito a mani nude e ferite la mia storia di uomo. Al di là dell’Astico, a Calvene, i vecchi m’insegnano che io sono figlio di una storia che viene da lontano: una storia difficile, commovente, sacra perché scritta con lacrime di partenze, malinconia di emigranti, nostalgia di figli che la vita ha costretto ad andare lontano. E’ la terra che ti racconta tutto questo. Se l’ascolti. Noi giovani, caro Angelo, non saremmo nessuno se qualcun altro non ci avesse aperto la strada. Guardaci in faccia: diamo un prezzo a tutto perché abbiamo sempre sentito il profumo (o l’odore) dei soldi, perché la terra è bassa da lavorare, perché alla stalla da ripulire preferiamo il bar da abitare, perché a tavola abbiamo sentito parlare di euro, di sesso, di rapine e poco, forse, di passione, di amore, di umanità… C’è un “piccolo mondo antico” – come direbbe il nostro conterraneo Fogazzaro – che noi dobbiamo venerare perché lì dentro è nascosta la scintilla della nostra storia. Io sogno che un giorno un gruppo di giovani “folli” arruoli al suo interno un anziano per costruire un’azione sovversiva. A cosa serve un anziano? Ti racconta la storia, ti ricorda la storia, t’insegna a non sbagliare a scrivere la storia.

Tu a 22 anni in carcere. Se la vita è un’idiota sfida, hai già perso perché a Padova ti battono: a 16 anni si va in carcere perché orgogliosi d’essere un baby boss che pesta, che valuta la vita 60 centesimi di euro, che – seduto su un muretto – detta legge ad un branco di poveri diavoli che lo seguono. Una carriera criminale già molto lunga. Faccio due conti. 22 più 16: 38 anni… di giovinezza agganciata alle sbarre di un carcere! Ragazzi…!!! Penso a voi due, alla vostra voglia pazza di eroismo, e vi canto (anche se stonato) una canzone di Marco Masini: “Quando ho smesso di studiare/per campare di illusioni/sono stato il dispiacere/di parenti e genitori/ ero uno di quei figli/ sognatori adolescenti/ che non vogliono consigli/ e rispondono fra i denti: Vaffanculo!” . E la rovescio…! Perché non amate più le cose pulite, belle: la poesia, il sogno, la fantasia? Perché non benedite il Signore che vi da la possibilità di viaggiare senza biglietto, gratuitamente, lungo i meridiani e i paralleli della vostra vita? Perché non amate la vita, non scegliete per la vita?
“E’ una sfiga…” – mi dirai con la tua bulloneria -. No, è una sfida!
Un bambino, stretto vicino alla nonna, sta leggendo il tuo nome fuori da un’edicola. Poi la guarda con gli occhi lucidi. Forse le avrà detto: “Nonna, io ti voglio bene”.

C’è ancora speranza…


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