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Saturday, September 16, 2006 - ore 14:38
Oriana Fallaci
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ora, mi perdonerete, ma è impossibile per un aspirante giornalista non parlare di questa donna almeno un secondo nel momento della sua morte. Anche se a lei non piacerebbe e, se lo sapesse, mi manderebbe al diavolo dandomi dello scribacchino incompetente. E’ impossibile perchè non si può chiedere ad un navigatore, anche se ha le carte nautiche e il radar, di non guardare le stelle per sapere la via.
Oggi, io credo, bisogna tributare un grande ricordo ad un’artista; una grande artista. E bisogna farlo prima ancora di fare i conti con i suoi contenuti e le sue idee. Di fronte all’arte, a questo tipo di arte, il messaggio che essa veicola - che pure è importante - diventa incredibilmente piccolo e irrilevante. Se la Callas avesse aperto bocca per bestemmiare, le avrei comunque tributato un applauso. Seguito da una feroce critica, ovvio.
Questo per me era Oriana Fallaci. Come si può non adorare una donna che, da sola, va in Iran a intervistare Khomeini e lo apostrofa come tiranno, mostrandosi a volto scoperto? Per una che ha fatto la resistenza, ha ridicoleggiato Mao, ha insultato Kissinger, è stata in Vietnam ed è stata sepolta dai corpi in Piazza delle Tre Culture, come si può non nutrire rispetto? Di fronte alla più grande giornalista italiana di sempre, non si può che restare ammirati.
Per me Oriana è stata la migliore, perchè è stata la più grande interprete di un giornalismo coraggioso, intraprendente, indagatore, quasi spudorato. Un giornalismo volto alla cruda verità unito alla penna intrisa di tale forza e purezza più di quanta mai l’abbiamo vista, qui in Italia. Un giornalismo che l’ha anche logorata, certo, e che l’ha portata ad ascendere in un vortice di orgoglio che diventava a tratti arroganza; e di anticonformismo che diventava eversione. Ma al coraggio delle posizioni - lo diceva anche Dante; il suo Dante - va tributato comunque grande onore.
In un mondo di ignavia giornalistica come quello di oggi, dove tutti hanno paura di pestare i piedi a qualcun altro, dove il giornalismo "Watchdog" sembra sepolto sotto una valanga di sterile "markettismo", Oriana era irascibilmente, insopportabilmente, melodrammaticamente e epicamente sicura e incorruttibile. Tagliente come una lama, e altrettanto clemente.
Montanelli, per sempio, per me è stato un grande, ma era l’incarnazione del genio meravigliosamente "tra le righe". Se ha scardinato qualcosa, Indro l’ha fatto dall’interno. Era un Bach, o Monet, un Gorbaciov o un Proust. Oriana era un Mozart, un Manzoni (Piero), un Alessandro Magno e un Bukowski. Un genio irrefrenabile che entrava sfondando la porta e senza chiedere permesso.
A me quel tipo di genialità affascina di più, perchè è quella che fa nascere leggende, che si fa odiare immensamente e insieme amare in maniera sconfinata. Perchè rimane incomprensibile, fulgida e distruttiva come un fulmine agli occhi di noi "mortali". Perchè è davvero quella la genialità che lascia il segno per sempre.

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