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Tuesday, September 19, 2006 - ore 10:56



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pensieri troppo profondi...

...eppure l’atteggiamento comune degli uomini nei riguardi dei problemi esistenziali è proprio quello del "divertissement": questa distrazione indica l’oblio e lo stordimento di sè nella molteplicità delle occupazioni quotidiane e degli intrattenimenti sociali.
Ma da che cosa vuole sfuggire l’uomo? Dalla propria infelicità e dai supremi interrogativi riguardanti la vita e la morte. "Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci" (cfr. Pensieri, 168 B).
Infatti quando l’uomo non ha nulla da fare, sente il suo nulla, la sua insufficienza, la sua impotenza, il suo vuoto interiore. Allora diventa triste, pieno di rabbia e di disperazione, e soprattutto di noia, che è la rivelazione dell’insufficienza dell’uomo a se stesso e della sua strutturale miseria.
In fondo il gioco, la conversazione, la guerra, il potere non sono ricercati in vista della felicità, ma perchè ci distolgono dal pensare a quella che è la nostra vera condizione. Noi non pensiamo quasi mai al presente ma è solo l’avvenire che ci interessa: "Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci ad essere felici, è inevitabile che non siamo mai tali" (cfr. Pensieri, 172 B).
L’uomo non deve chiudere gli occhi di fronte alla sua miseria ma deve saper accettare, lucidamente, la propria condizione e tutto ciò che essa implica.
"L’uomo è manifestamente nato per pensare; qui sta tutta la sua dignità e tutto il suo pregio; e tutto il suo dovere sta nel pensare rettamente" (cfr. 146 B).
Ma quale attività può servire all’uomo per capire qual’è il senso della vita? Purtroppo nè la scienza nè la filosofia sono adatte a questo riguardo.

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