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Tuesday, September 19, 2006 - ore 13:45


Storia del quotidiano
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi presento: sono il ragioniere Herbert Stonehouse, impiegato di banca, sposato e con due figli e una suocera a carico.

Come ogni mattina, mi sveglio verso le sei per portare il cane della rompicoglioni (leggasi suocera) a fare i suoi bisogni,
affinchè non pensi bene di allagarmi il salotto... La stronza, visto che abitava in campagna fino alla morte del marito, ha
pensato bene di prendere un cane piccolo piccolo: un mastino napoletano di cinquanta chili, e la sveglia a quell’ora, che
prima ritenevo assurda ed inutile, è diventata una necessità visto che la bestia può provocare diversi danni se lasciata libera
di fare ciò che vuole... Ogni mattina una levataccia, ogni mattina una bestemmia, ogni mattina uno strappo ai tendini della
spalla, visto che non è possibile camminare con un cane così grosso nella normale tranquillità, appena vede un cane o una
bicicletta diventa matto e comincia a correre, e cinquanta chili che tirano non sono il massimo della vita...
Tornato dalla passeggiata (simile di più ad un provvedimento del Savonarola), veloce colazione e poi via al lavoro, in una piccola
filiale di periferia, della Grande Mela... Ovviamente, nei giorni di pioggia, è più rapido arrivare a Boston, anzichè fare i venti
chilometri di tragitto, ma nella normalità ci si mette un quarto d’ora scarso... Oggi non era un giorno normale... Arrivo in banca
alle nove, anzichè alle otto e mezza e il direttore, un uomo corpulento e imbelletato come un porco col cilindro, mi viene a fare
la solita menata del ritardo, a me che in quindici anni di servizio ho ritardato due volte... Espiro ed inspiro, tanto ha comunque
ragione lui... Solite pratiche, la signora Berry che viene a fare il suo solito estratto conto, il professor Jones che viene a controllare
che le mazzette degli studenti siano state accreditate a suo nome e così via... Una routine di giorni tutti uguali, che placherebbe
anche il desiderio di libertà di gente come Roald Amundsen... Ma io, dopo anni di servizio, sono immune a qualsiasi fatto che
avviene nella mia giornata, lavorativa e non... sono immune, visto che sono anni che le giornate scorrono tutte uguali, nel limbo
della vita di un piccolo uomo, magrolino, leggermente stempiato, con occhiali spessi e gilet, dietro ad uno sportello di una banca...
Sono uno stereotipo e non me ne vergogno: ognuno tira a campare come può ed io non sono diverso...
Ore dieci e mezza, c’è la pausa caffè e ingollo il liquido nero e amaro come il fiele in un’unica sorsata, perchè dopo la corsetta
mattiniera, al riposo dei muscoli, subentra la spossatezza... Mi capita, dopo bevuto il caffè, di sgranare gli occhi e sembrare un
cocainomane come ne ho visti solo alla televisione dato che nel sobborgo dove vivo, composto da villette tutte uguali con il loro
bel prato verde e pensionati che falciano il prato, non è facile vederne... Ora di andare a casa e beccarsi il traffico dell’ora di punta,
puntuale come sempre, all’ora dell’uscita da lavoro... Per fortuna che il direttore non mi ha trattenuto per gli straordinari, ormai quasi
quotidiani, che non disdegno, pur di non sentire il chiacchiericcio delle due streghe che mi aspettano a casa...
Si ritorna a casa, e trovo i mie due figli: Aaron di anni sedici, sanguigno e libertario nello stile del rumore che chiama metal e che
ascolta sparandolo a tutto volume dalla sua camera e Wendy, diciottenne molto più inquadrata di lui, vestita con la divisa della sua
scuola, nascosta tra i libri di legge che spera possano darle l’indipendenza e portarla fuori da casa...
Mia moglie non è più la donna che ho amato e sposato: si è trasformata nella donna perfetta, modello American Beauty, inglobata dal
lavoro e dalle creme di bellezza, per apparire più giovane dei suoi quarantacinque anni... La suocera... beh, evitiamo...
La mia vita potrebbe sembrare vuota, inutile e perfino noiosa, a tutte quelle persone che non hanno la mia ragione di vita, la tranquillità...
E’ per tranquillità che seguo lo stesso modello di giornata da anni, per non pensare a niente e non credere niente... Vita inutile? Io la
considero una vita di transazione, prima della morte...

Questo è il mondo di Herbert, un insignificante uomo che navigando nel mare della noia: un mare piatto e pallido, avvolto dalla nebbia
della tranquillità, sperando di giungere nel tranquillo porto della morte, prima o poi...
Cosa potrebbe succedere se all’improvviso il nostro uomo cambiasse totalmente, alla mia entrata in scena? Ultorius, demone di seconda
classe, per servirvi...

Ecco cosa accadde, quel martedì 13 marzo 1984, dopo che il signor Stonehouse ha fatto la mia conoscenza, ad una pompa di benzina
talmente anonima da essere ideale per la mia "vestizione" dell’abito del bancario bloccato dagli straordinari...
Ovviamente, compiendo il mio lavoro non è raro che mi imbatta in soggetti come questo, che ad un certo punto della loro vita, caratterizzata
da un ammorbante piattume, sentono scoccare una scintilla e compiono delle azioni che neanche lontanamente si sarebbero sognati di
compiere... Si pensi ad un uomo qualunque che compie un massacro a casa per una stupidaggine di litigio, di persone che si ammazzano
in un parcheggio di una discoteca, per una donna, per un graffio su una macchina, per un futile gesto di scortesia... Il mio lavoro consiste
in questo, ma non è detto che sia un demone a tarlare la mente di queste persone: basta che la normale routine si faccia troppo pesante e
dopo anni di umiliazioni, di rospi ingoiati, di schiaffi ricevuti, la persona in questione compie una spontanea evoluzione, riportando alla luce
la metà selvaggia, nascosta nel labirinto dell’inconscio... Ma questo non è uno di quei casi...
Il diavolo che "veste" il nostro uomo potrebbe rispondere male al direttore della banca, dopo la protesta per dei banali quanto rari cinque minuti
di ritardo, potrebbe dare uno schiaffo alla moglie che lo accusa di vivere solo aspettando di morire, o tagliare il collare del cane e levarselo dai
cosidetti, finalmente...
Ma le cose non sono andate esattamente così...

Mercoledì 14 marzo 1984:
Mi sveglio dopo un sonno ristoratore che dopo ogni possessione è quantomai necessario, e comunque assorbendo un corpo en assorbo anche
le funzioni vitali, come la stanchezza... Solite sei e mezza del mattino e il cane della megera è davanti al portoncino d’ingresso, solitamente...
Si esce in strada ma non per la solita passeggiatina biologica, bensì per studiare l’ambiente in attesa della prima vittima, ma il cane è di troppo...
Come ogni mattina allo stesso incrocio ci sfreccia davanti l’autobus che porta in centro, ma questa mattina ho deciso che il cane deve subire la
giusta punizione per anni di levatacce. Così "casualmente" mi scivola il guinzaglio e il cane, abituato ad avere una forza che lo tratteneva, schizza
in mezzo alla strada, proprio mentre stava passando un camion della nettezza urbana...fine... un problema di meno...
Si ritorna a casa, e finita la breve colazione solitaria, visto che tutti dormono, mi avvio verso la macchina per andare al posto di lavoro, ma il solito
stronzo ha parcheggiato davanti alla mia Pontiac del 75, uno stronzo che ancora non sapeva cosa è in grado di fare un uomo posseduto...
la macchina verrà ritrovata appoggiata sul tettuccio, fracassata in ogni sua parte, perchè sia chiaro che Herbert ha qualche caratteristica nuova...
E’ una bella giornata, sole che nasce tra i grattacieli di Manhattan, uccelli che cinguettano in un cielo terso da nuvole, e smog in diminuzione,
segno che il diavolo assegnato a quell’incarico ancora non si è svegliato, per il duro lavoro che ha compiuto nella notte, dove diverse decine di
alberi si sono appoggiati ai palazzi o su qualche sfigato che stava circolando in macchina a quell’ora... E’ una giornata d’inverno e il fiato condensa
sul freddo parabrezza della macchina, che sarà presto sgombro dal vapore, visto che per un’entità infernale, che brucia come il fuoco di mille
bivacchi, asciugare un vetro è il minimo... Non mi è mai dispiaciuto guidare, fin da quando questi mostri che sembrano provenire dalla mia dimensione,
sono apparsi su questo ricco e variegato pianetucolo, dove (perdonate il bisticcio di parole) un povero diavolo come me trova il suo habitat...
Faccio un bel giro panoramico della città, gustando tra i vari quartieri i disagi sociali delle classi meno abbienti, assaporando il male incurabile
di questa società dedita all’autodistruzione, dove la presenza demoniaca dona un senso di decoro sotto alcuni aspetti...
Il motore della Pontiac, giunto a temperatura di regime, ronza silenzioso in un coro di rumore di pneumatici, e mi porta a destinazione, verso le
undici... Entro in banca con il solito umore di Herbert, misto tra rassegnazione e serenità e alle disquisizioni del direttore sul mio ritardo, rispondo
con un’occhiata che vale di più di mille spiegazioni, tanto che il lardoso superiore abbassa la cresta e torna nel suo loculo di vetro e cemento...
Dietro allo sportello, con gli immancabili visitatori, ma questa mattina non è come tutte le altre e decido di interagire con i vari soggetti che popolano
la vita di un bancario... All’arrivo della fedelissima signora Berry, con la sua consueta andatura leggermente claudicante, in attesa del suo estratto conto, le
domando:
-Salve vecchia strega, ancora in attesa dell’assegno dell’assicurazione sulla vita di suo marito? Non dovrebbe essere tanto frequente nel controllare,
la polizia potrebbe insospettirsi e decidere di fare luce su quel caso di omicidio compiuto da ignoti, e sul suo alibi, che sappiamo entrambi essere
falso...
Ovviamente la vecchia, abituata alla pacata cortesia del vecchio Herbert, rimane di sasso e dopo qualche secondo di attesa sente il rumore del suo cuore
che va in pezzi, e non metaforicamente... Cade a terra e dopo qualche secondo di convulsioni entra nella fase del rigor mortis, e posso sentire la sua energia
abbandonare quel decrepito corpo e penetrare nel mio, come un nutriente spuntino prima di pranzo... L’ambulanza arriva a sirene spiegate, ma come ho già
detto, torna all’ospedale dal quale è partita a sirene spente dato che non c’è più niente da fare...
E’ il turno del professore corrotto, con questo decido di godermela, un po’ di sana violenza psicologica è molto meglio di una pugnalata in pieno stomaco:
-Buongiorno professore, anche quest’oggi è arrivato il suo bonifico, ma per curiosità quanto si fa pagare per far passare un esame? Qua vedo delle belle cifre,
e non credo sia così meschino da far pagare questo bel malloppo solo ad una persona, ma forse sbaglio...
-Lei resti al suo posto, svolga il suo patetico lavoro con la massima celerità ed efficienza, e lasci me, un custode del Tempio di Ippocrate, fare il mio... Io plasmo
giovani menti, e faccio entrare nel gotha del potere di vita e morte solo gli elementi meritevoli, quelli che non perdono tempo in fronzoli amorosi e passano il
loro tempo dedicandolo allo studio, se poi ci sono persone che devono ottenere quel fatidico pezzo di carta, e sono disposti a pagare il prezzo della loro
ignoranza, non vedo perchè non ne debba approfittare...
-Ci mancherebbe, solo che qualche capacità l’ho sviluppata anche io: so per certo che all’uscita dell’ateneo, questa sera, troverà ad attenderla alcune di
queste persone che ritiene non meritevoli di ottenere il suo titolo di studio se non previo pagamento, e le assicuro che le loro intenzioni non saranno delle
migliori...
Stizzito il "barone" raccatta dal bancone la sua notifica di movimento, e lascia la banca con un umore leggermente più ombroso di quando era entrato...
Musica per le mie orecchie e per la mia brama di caos... Arriva la pausa pranzo, nella quale sono solito uscire per andare a mangiare qualcosa nella tavola
calda antestante la banca, dove tra gli esponenti del popolino, ci sono esemplari di raro interesse: per esempio quella donna vestita in tailleurs impeccabili,
che tra una foglia di insalata e l’altra, racconta alla sua pettegola commensale i vari rapporti sessuali di quella mattina, tra lei ed il capufficio, soffermandosi
come solo le donnacce sanno fare su particolari sprizzanti ormoni... Le farà piacere sapere che quello stesso uomo col quale ha ripetuti rapporti sessuali
nella più totale disinibizione, ha contratto l’aids da una VERA prostituta e se n’è ben guardato dal dirlo a lei... Ovviamente anche se glielo dicessi non cambierebbe
niente, così lascio correre e pregusto già il terrore e la disperazione del momento in cui scoprirà il bel regalo del focoso amante...
Storie di tutti i giorni, diaboliche storie di follia umana, che mi fanno pensare alla mia missione e al modo di perpetrare il peggior male possibile al maggior numero di
persone possibile e mi viene un lampo di genio: vista la sovrumana attenzione che gli omuncoli prestano alla televisione, potrei trasmettere un messaggio
audiovisivo che porterebbe al panico e al caos totale...
Allora mi guardo attorno, non so di preciso dove siano situati gli studi dei network televisivi, perciò cercando su internet vedo i nomi delle vie e i numeri di telefono che
mi interessano...
Entro in uno di questi studios, dove stanno trasmettendo un telegiornale, e penso a come potrei intervenire per adempiere alla mia missione... Niente di più facile,
però mi serve un momento di silenzio assoluto, perciò congelo l’ambiente con le persone al lavoro per un istante e cercando dentro di me l’energia necessaria,
cambio il filmato sui danni provocati da un uragano nel midwest, che sarebbe dovuto andare in onda, con uno riguardante una strana invasione da parte degli alieni,
che pur esistendo, se ne guardano bene dal mischiarsi con creature insignificanti come gli uomini, che hanno paura di loro e che potrebbero trovare un’unità mondiale
di crisi, senza bandiere e senza interessi da parte delle multinazionali della guerra... Non voglio arrivare a tanto, farei anche del bene, perciò mi limito al caos che
creerà un filmato messo in onda su uno dei più importanti telegiornali del paese... Rimetto in moto lo studio, adesso voglio vedere le reazioni della gente, voglio vedere
la reazione del mezzobusto quando si rientrerà in studio dopo il servizio che non si potrà fermare... La notizia va in onda: si vedono alieni giganteschi che fanno strage
di persone, come nella peggior specie dei film catastrofici, solo che non ci sono effetti speciali, non ci sono raggi laser che bruciano persone, ci sono macchine che
cadono addosso a bambini, palazzi che crollano provocando migliaia di vittime tra la popolazione... Ovviamente è tutto falso ma se lo dice la televisione, sicuramente
l’opinione pubblica lo riterrà verosimile e si creerà il caos, anche se solo per il tempo di smentire la notizia, di ritenerla falsa e di cercare i colpevole che ovviamente
non sarà mai trovato...
Ritorno alla mia missione in prima persona, "indossando" l’abito Herbert e decido di far terminare la storia perchè quel poco di ricordi e di umanità rimasti imprigionati
nell’involucro mi feriscono, mi fanno asfissiare... Così torno a casa Stonehouse, tra gli strilli della megera che cerca il suo bavoso cane, purtroppo andato perso nella
mattina dei sobborghi... Mi siedo a tavola e mangio in silenzio, mentre le donne di casa mi fanno incessanti domande sul cane, su dove sia stato fino a quell’ora e così
via, ma adesso devo mangiare, sento la fame crescere e imbracciando la doppietta da caccia di mio padre sparo sul cuore alla suocera e a mia moglie, uccidendole sul
colpo. La figlia si è salvata per il rotto della cuffia, perchè devo riacricare il fucile e le munizioni sono in camera da letto, ben nascoste nei cassetti del mio comodino, le trovo.
Cerco la giovane donna che esplosa in un pianto isterico è uscita di casa e sta cercando aiuto, ma è inutile... Nessuno si interessa dei fatti del vicinato, sono tutti intenti
a combattere contro la paura e nell’omertà più bieca, prendo la mira verso la giovane testa che fornirà alla mia causa un’altra anima e un altro scheletro per la mia collezione...
Però qualcosa non va nel senso giusto e ricevo una palata da Aaron che prendendomi alle spalle mi fa sfuggire il fucile dalle mani, l’arma cadendo esplode un colpo diretto nella
mia testa e mi fa stramazzare al suolo, peccato avrei voluto creare più danni... Ci sono stati dei superstiti in questa storia, ci sono due ragazzi che cresceranno all’ombra
dello sterminio dei loro cari, causato da un uomo che si crederà impazzito per la molle quotidianità... E i giornali del giorno dopo saranno tempestati dalle mie imprese e dalle
altre notizie di cronaca metropolitana come quella dell’uccisione, mediante prolungate percosse, del professore universitario Malcom Jones da parte di alcuni aggressori,
probabilmente neri, rimasti nell’anonimato... Anche questa volta, come spesso mi capita, posso dire di aver compiuto la mia missione...

R!

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