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Tuesday, September 19, 2006 - ore 21:39


...parliamo di vino...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




…prima però, volevo precisare una cosa: le ricette che propongo non è che le ho inventate io come qualcuno ha avuto il coraggio di pensare. Sia chiaro. Mi sembrava simpatico proporle nel modo in cui le preparo senza la consultazione di libri di ricette o particolari fonti gastronomiche. Detto questo, tra una ricetta e l’altra vorrei parlare di vino.

Affrontare questo tema, sarebbe come sfondare una porta aperta e quindi dirò del rapporto che ho avuto e che ho tutt’ora con questa antica e deliziosa bevanda.

Provengo da una famiglia rurale e nel termine rurale è racchiuso anche la parola "bevitore". Mio nonno era un bevitore; mio padre ha 75 anni e benché ne dimostri almeno 10 di meno, i medici gli hanno vietato di bere ma lui combatte il male con le sue stesse armi... I miei fratelli rispettivamente anni 50 e 36, non se lo buttano certo dietro la schiena... Rimango io...Cosa posso dire? Che la mia prima sbornia l’ho fatta, anche se incidentalmente a 8 anni. Incredibile come certi ricordi rimangono indelebili nella mente. Ero in braccio a mio padre e per volere imitarlo mi sono versato di nascosto un bicchiere colmo di vino rosso che ho trangugiato con la velocità della luce. Ricordo che mi sono alzato e subito dopo sono stramazzato al suolo e da lì ho rimesso anche l’anima.



Si potrebbe pensare che il vino da quella volta mi sia andato in disgrazia? Macchè! Anzi… anch’io ho tenuto alto l’onore della famiglia. Non a caso ero un alpino però tengo a precisare che io bevo vino solo ed esclusivamente a pasto, eccedendo, come tutti, se c’è la giusta compagnia.

Da piccolo, mi mandavano sempre a comprare il vino in un’osteria vicino a casa. (esiste ancora).
Mi mettevano in mano il classico bottiglione da 2 litri che sembrava più grande di me e l’oste, si dirigeva nel retrobottega dove attraverso la porta scorgevo le botti dalle quali spillava il vino in un caraffone azzurro smaltato, riempiendo poi il bottiglione. Pagavo più o meno 100 lire e mentre mi consegnava il vino mi diceva: "ara picoeo, non sta miga bevarlo pa ea strada setto, senò ghe eo digo a to pare!!!
Figuriamoci... appena svoltato l’angolo, aprivo il “boccione” e davo una “succhiatina” veloce. Mi sembra di sentire ancora il gusto asprissimo di questo vino che in dialetto veniva chiamato "Frigoearo" da non confondere, credo, con il più noto "Friularo". Questo "Frigoearo" era un vino nero, forte che aveva un sapore brusco e acre. Un vero vino da carrettieri insomma, che se non si è abituati al boccato, può risultare veramente aspro. Di questo tipo di vino si sono perse le tracce e fino a qualche tempo fa mio padre riusciva a reperirlo da una famiglia di S. Pietro Viminario.



Nella casa vecchia dove abitavo prima, avevamo il pozzo che fino alla fine degli anni 60 funzionava come acquedotto nel senso che numerose famiglie circostanti venivano a prendersi l’acqua con dei secchi. (Sembra preistoria ma è così). Ultimamente il pozzo veniva usato come frigo per il vino. Con una cordicella si legava il bottiglione e si calava nel fondo del pozzo nel quale veniva tenuto per mezza giornata. La freschezza naturale del pozzo dava al vino un gusto assai più gradevole di un comune frigo domestico e chi ha sperimentato questa cosa lo sa.

Un altro vivo ricordo ce l’ho con il “Grinton” che veniva fatto con un’uva simile all’uva fragola. Questo vino benché avesse una gradazione alcolica bassa, a vederlo sembrava inchiostro e in bocca oltre al gusto unico e tipico dava l’impressione di essere oleoso. Con le nuove norme il “Grinton” diventò fuorilegge ma molti contadini lo usavano come vino da taglio. Da qui il detto “sto vin gà na venetta de Grinton”!

Infine “la Graspìa”… ovvero, più che un vino era una bevanda leggermente alcolica che si otteneva riempiendo il tino di acqua, lasciando per qualche giorno le stesse “graspe” (acini) usate precedentemente per fare il vino. Si strizzava il tutto e ne usciva questo liquido che a vederlo sembrava vino rosè mentre in realtà era una bevanda asprigna ma dissetante che veniva bevuta allegramente a bicchieroni senza rendersi conto che poteva avere effetti come quelli del vino.



Dopo questo racconto, parliamo dei vari tipi di vino che prediligo.
Anche qui è difficile stilare una lista dei vini che mi piacciono di più o di meno. Secondo me ogni regione ha il suo grande vino e qui siamo tutti d’accordo.
Io della nostra regione, prediligo i rossi prevalentemente sfusi della zona di Verona. Sono ottimi e corposi, tanto per citarne qualcuno, "Bardolino" o "Valpolicella".
Un’altra ottima zona di vini "doc" e senz’altro Lisòn Prà Maggiore. Io ne so qualcosa perché oltre ad avere parenti proprietari di una cantina, ci passo spesso per andare a Caorle. Oltre all’ottimo Cabernet, in quelle zone si trova il "Malbeck", che è un vino eccezionale ottenuto dall’ incrocio di vigne Merlot e Cabernet. Sempre in zona hanno il "Verduzzo" o "Ramandolo" che a dir si voglia.

Il “Chianti” toscano poi contenuto nei fiaschi di paglia, è uno dei miei preferiti per non parlare del “Barbera” ma di questi meglio berne poco perché hanno una gradazione alcolica più alta.



Di recente ho scoperto il “Bonarda” un vino rosso corposo della zona del Pavese che ha uno sfondo lievemente frizzante.

Il “Lambrusco” invece, è un vino che io vado a prendere tutti gli anni precisamente a Montecchio Emilia, un paese tra Reggio E. e Parma. Di solito ne prendo una quarantina di litri che poi sapientemente imbottiglio con il mio collaudato “kit dell’imbottigliatore” e lo lascio fermentare minimo tre mesi. Il Lambrusco, a sentire i somelièr è un vinaccio che neanche prendono in considerazione. E chi se ne frega? A me piace e quando arrivano i primi caldi lo stappo bello fresco, lo verso, fa la sua schiumetta ma devo stare attento perché potrei farmi fuori tutta la bottiglia. In questa zona emiliana c’è anche l’ottimo “Malvasia” un bianco profumato del quale prendo alcune bottiglie da stappare con il dessert.

Anche i nostri colli non scherzano in fatto di vini. C’è il delizioso“Moscato dei colli o il Fiori d’Arancio”, il “Serprino” che è una variante del “Prosecco” però leggermente più morbido, il “Rosso” dei colli che è una variante del “Cabernet”.



Se passiamo invece per i colli vicentini a Barbarano si trova il “Tocai Rosso” che in quella zona lo chiamano “Barbarano” perché impossibilitati a denominarlo “Tocai”. So che c’è una diatriba in corso per questo motivo.

Il “Brachetto” che si degustava tutti i sabato mattina all’enoteca di fianco a “Castellan”, il negozio di strumenti musicali che si trovava in via Del Santo .

Che dire ancora?
Ce ne sarebbero a dozzine, il “Sangiovese” , il “Trebbiano” vini superbi della Romagna. E poi il Soave, il Rabosello, il Pinot, tutti vini che meritano di essere assaggiati.

Concludo con questa dichiarazione che probabilmente creerà qualche polemica tra gli utenti: perché invece di bere un bicchiere plastificato dietro l’altro di quel volgare intruglio spappolafegato chiamto “spritz” non cominciate a degustare un buon calice in vetro di vino rosso?
non c’è paragone...



Salute!

Update.

La terminologia per la classificazione del vino.

TERMINE SIGNIFICATO
ABBOCCATO Vino con gusto leggermente dolce, con residui di zuccheri ancora indecomposti

ACIDITA Parametro che indica il totale degli acidi presenti nel vino e ne esprime la gradevolezza e lo stato di conservazione; si misura in g/l

ADULTERATO Vino contenente sostanze vietate dalla legge o in concentrazioni diverse da quelle previste

AMABILE Vino con gusto dolce (zuccheri compresi tra 14 e 25 g/l)

AROMA Percezione di tipo olfattivo che si avverte nella regione retro-nasale dopo l’ingestione del vino

BOUQUET Profumo del vino dopo l’invecchiamento

BRILLANTE Vino di colore luminoso

BRUT Vino spumante secco

CORPO Insieme dei componenti di un vino, esclusi l’acqua e l’alcol

CUVÉE Vino ottenuto mescolando opportunamente vini di annata e provenienza diversa

DOLCE Vino con gusto decisamente dolce, avente un contenuto di zuccheri superiore ai vini abboccati e amabili

FLOREALE Vino con profumo di fiori

FRESCO Vino giovane con un gusto leggermente acido e profumo fruttato

FRUTTATO Vino giovane con profumo e sapore di frutta

GIOVANE Vino non ancora pronto per la degustazione

LEGGERO Vino con bassa gradazione alcolica

LIMPIDO Vino in cui sono assenti particelle sospese o sedimenti

LIQUOROSO Vino di struttura e gradazione alcolica simile a quella di un liquore

MATURO Vino pronto per la degustazione, le cui proprietà di sapore e di profumo iniziano a diminuire

MORBIDO Vino di gusto in prevalenza dolce, in cui alcol, tannini e acidi sono in equilibrio

PASSITO Vino contenente molti zuccheri e alcol, ottenuto da uve fatte appassire

PERLAGE Insieme delle bollicine che si formano in un bicchiere di spumante. Se è composto da file continue di bollicine fini, denota la buona qualità dello spumante

RETROGUSTO Percezione di tipo gustativo che permane dopo l’ingestione del vino

SBOCCATURA o DEGOUGEMENT Operazione eseguita durante la produzione dello spumante, con la quale si eliminano i depositi formatisi sul fondo della bottiglia

SECCO Vino in cui gli zuccheri sono assenti

STRUTTURA Insieme delle sostanze che compongono un vino

TAGLIO Pratica che consiste nel mescolare vini diversi

TANNINO Componente del vino derivante dalle bucce dell’uva; presente soprattutto nei rossi, ne migliora la conservazione; conferisce gusto allappante

VELATO Vino con sedimenti e particelle sospese

VIVACE Vino contenente anidride carbonica







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