Il treno corre sui binari con qualche minuto di ritardo. Mi siedo all’ingresso della stazione e scruto il passo dei viandanti. Un giovane studente, oriundo del sud, mi chiede dove raccolgono le iscrizioni per l’università. Tiene in mano una cartina illustrata con scritto: “Città di Padova”. Dipingo una battuta sul suo accento, gli offro un caffè, sbocciano due chiacchiere. Lui è uno dei sessantamila studenti (risorsa e disagio) che in questi giorni stanno tornando a vivacizzare e scombussolare la città di Padova. Cinque minuti, forse sei. Poi ringrazia e se ne va’. Mi sorge una domanda: “Che Padova ci sarà ad accogliere i sogni di quel ragazzo venuto da lontano?”.
Non certo quella delle guide turistiche, purtroppo…
C’è la sagoma di un
muro che in questi mesi è diventato zona di guerra e passerella per vip: un giretto in via Anelli fa sempre notizia. Non fa notizia, però, la vita di quei poliziotti che, per lavoro, rischiano la vita e i sogni in mezzo a quei palazzoni intrisi di tristezza, di speranza e di disagio. E’ la Padova che si vede costretta a testimoniare la sua fede in Gesù di Nazareth: non dev’essere scontro di civiltà, ma bellezza e salvaguardia delle proprie origini cristiane questo si. Perché devo accettare che il mio Gesù, nella persona del Santo Padre, venga ridicolizzato? Dal mondo musulmano o su www.spritz.it poco cambia… Queste vignette non sono offensive al pari di qualche altra nel tempo passato? Sostengo la campagna di
Magdi Allam:
“Negare la realtà storica è semplicemente folle e non può che generare follia”. Stampiamo questa frase su una T-shirt e indossiamola tutti. Con i proventi che raccogliamo costruiamo un ponte di Verità, più che innalzare un muro di plexigas.
Così magari il New York Times non ci ride dietro…
Se giri l’angolo c’è il buon odore dell’Aperol – misto al vino bianco e all’acqua frizzantissima - che sale dalle piazze profumate di storia e arieggiate di giovinezza. E’ la
guerra dello spritz, è la voce e la denuncia dei giovani, è il nervosismo di chi vorrebbe schiacciare un pisolino tranquillamente ad ogni ora del giorno. E’ l’urina sui portoni delle case ma sono anche i sogni di ragazzi sani e l’ansia di genitori preoccupati. Padova, città di gran dottori! Io, vicentino magnagati… Non m’arrabbio. Ma pensaci: basta un’università prestigiosa per essere intelligenti? Basta essere intelligenti per conseguire una laurea? Basta una laurea in tasca per risolvere i problemi? Lo spritz porta Padova sui giornali, ma i giornali non portano Padova a risolvere il problema dello spritz. Ghettizziamo questo popolo giovane? Guarda dentro: chi trovi? Trovi giovani volti che sognano in grande, che cadono, che si rialzano, che non vogliono arrendersi. Trovi uno spicchio di umanità che fatica a lasciarsi sconvolgere dalla fantasia di Dio ma che sa innamorarsi delle piccole e faticose conquiste di ogni giorno. Trovi ragazzi che hanno perso la voglia di sognare ma trovi anche giovani storie che la vita ha costretto a diventare eroi. E’ la Padova che la storia è andata costruendo rispettando la libertà dell’uomo.
Inutile arrabbiarsi per nulla…
Al di là della città senti il rombo dei motorini, la sirena di qualche volante, il cigolio delle chiavette, degli arnesi “ritoccati” all’ultimo, delle
piccole baby-gang per cui la vita è un gioco d’azzardo. Salvo poi essere vittime e carnefici allo stesso tempo. Eppure è dal 1222 che c’è l’Università, la prima al mondo ad accettare studenti ebrei, ci sono 106 corsi di laurea… Ma i veri sogni si architettano ancora come una volta: attorno ad un vecchio camino fumante, seduti a tavola con mamma e papà, magari “arruolando” qualche anziano nella fase di progettazione. A Padova la vita vale il prezzo di un telefonino o di una partita a videopoker o di una serata folle… certo, ma non dappertutto. Perché Padova, “piazza Duomo” del Triveneto – come la definisce
Sabino Acquaviva – ogni sera vede messa in scena la battaglia tra il bene e il male.
Anche il bene!
Suonano le campane. C’è anche una Chiesa a Padova: ma ti lascio la libertà di conoscerla da solo. Dentro a questa Chiesa io ci abito con una convinzione:
“Accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità” (T. Bello)
Il fischio del treno m’annuncia il suo arrivo. Dall’altra parte del piazzale la gente attende la fermata del metrobus.
I biglietti magari ci sono, ma per obliterarli sarebbe necessario salire…!
don Marco Pozza