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Monday, September 25, 2006 - ore 01:01


Un difficile vicinato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ATTENZIONE. E’ presente linguaggio scurrile.
Non si consiglia la lettura ai più giovani.


"Smettila troia, o le budella che ti farò mangiare stasera saranno le tue!”
Quella volta la vittima l’avevo scelta davvero bene. Svolgere ottimamente il mio lavoro di creatore di caos è molto importante. Mi presento. Sono un demone di seconda classe, mi chiamano Ultorius, e penetro nei corpi umani per cercare di portare quanta più confusione posso in questo orrendo pianeta. Dovete sapere che la scelta del futuro involucro è una cosa da fare con molto criterio. E’ troppo facile calarsi nei panni di un terrorista e fare una strage: la farà anche senza il mio apporto. Ed è altrettanto inutile diventare un tutore della pace e massacrare in nome di un dio o di una nazione. L’hanno già fatto tante volte, lo faranno ancora. No, per avanzare nella mia carriera devo calarmi nei panni di un qualsiasi civile, portarlo all’esasperazione e fargli commettere una strage. Fu così che scelsi Giacomo, un tranquillo ometto di mezza età, sposato e con due figli quasi ventenni. Grande lavoratore, uomo onesto, un’unica pecca: il profondo odio per il suo vicino Antonio. Quest’ultimo si trasferì dalla città dove lavorava come direttore di banca a causa di un suo cassiere poco solerte nel lavoro. Pagò le conseguenze con un trasferimento in una piccola filiale della periferia. Tutto sommato non ne era dispiaciuto. La vita in campagna è migliore, l’aria più pulita, ed il vicinato meno indiscreto. Acquistò mezza bifamigliare, la fece ristrutturare spendendo una discreta somma e vi si trasferì con la moglie. Inutile dirvi che l’altra metà della bifamigliare era abitata da Giacomo, e che durante tutto il periodo dei lavori di sistemazione, quest’ultimo si lamentò spesse volte per la confusione, i rumori in orario protetto, la polvere che arrivava fino a dentro il suo culo, le nuove crepe che si erano create, il tetto malmesso che pisciava acqua continuamente, ecc, fino ad arrivare ad alcune denunce ed una sentenza in tribunale. Antonio non era sprovveduto: aveva le sue carte da giocare. Per una strana coincidenza, i periti che analizzarono i danni, il giudice addetto alla causa, e perfino un carabiniere che feceva spesso dei sopralluoghi, avevano tutti aperto un nuovo conto corrente nella filiale. Indovinate chi vinse la causa. Beh, come vedete la situazione era molto calda. Direi accogliente per un demone. La mia vittima era un barilotto di dinamite con la miccia vicina alla mia mano ardente. Sarebbe bastato un tocco e la strage sarebbe esplosa in breve tempo. Quando entrai nel corpo di Giacomo scoprii che aveva pure un tumore allo stomaco in fase molto avanzata che l’avrebbe portato alla morte in poche settimane. Perciò non avevo molto tempo per fare il mio lavoro. Domenica mattina Teresa, mia moglie, accompagnò i figli a messa. Fingendo un forte bruciore allo stomaco restai a casa. Rimanendo a letto le dissi che sarei sicuramente andato dal dottore il giorno dopo. Dopo una mezzora dalla sua partenza sentii un continuo rumore. Scostai la tenda della camera e diedi un’occhiata al mio odiato vicino. Era intento a tagliare l’erba. Uhm, il rasaerba aveva il motore a scoppio. Erano le otto e mezza. Orario protetto... Senza neppure levare la vestaglia scesi in giardino, presi un piccolo sasso e grazie alla mia ottima mira, colpii in testa Antonio. Questi si voltò di scatto, mi vide, la sua espressione divenne nera, mi urlò contro:
“Che cazzo fai? Vuoi vedermi morto?”
“Che cazzo fai tu! La gente dorme! Il casino del tuo trabiccolo si sente fino in chiesa!”
“Ma tu guarda questo stronzo! Si sveglia alla mattina con l’uccello moscio e se la prende con il mio rasaerba!”
“Moscio? Vuoi che vengo là e te lo metto...”
Non finii la frase. La sua moglie lo raggiunse e lo distrasse tirandogli il braccio. E’ un peccato lanciare le offese e lasciare che il vento se le porti via. Il motore del rasaerba copriva la voce della moglie, vidi lui annuire, spegnere il motore ed andarsene via guardandomi torvo. L’avevo stuzzicato ma non era ancora il momento di agire. Ora avrei chiamato i carabinieri, l’avrei denunciato, lui si sarebbe incazzato, ed io avrei fatto una piccola strage. Peccato non avesse figli. Io, lui, sua moglie. Tre morti son pochini. Lo vidi andarsene in macchina. Molto probabilmente andava a prendere i suoceri, lo faceva quasi tutte le domeniche. I suoceri... potevo arrivare a cinque, non male! Rientrando in casa cercai il telefono. Alzai la cornetta, uno uno tre... il centralino dei carabinieri era occupato: avrei riprovato più tardi. Poco dopo arrivò mia moglie. Appena entrò ebbi un’idea: avrei litigato anche con lei così l’avrei uccisa. E se pure i miei figli avessero tentato di proteggerla, sarei arrivato ad otto! Gioia! Delirio! Onnipotenza! Godevo al solo pensiero. Ripresi in mano la cornetta. Il centralino era ancora occupato. Mia moglie chiese distrattamente chi stessi chiamando. Evocando tutta la rabbia che trovai in quel vecchio corpo risposi:
“I Carabinieri! Quello stronzo di Antonio faceva un rumore assurdo questa mattina, lo devo denunciare! Certa gente sta meglio in carcere a farsi rompere il culo dai finocchi tossici omosessuali e negri!”
“Giacomo! Calmati! Non hai diritto di parlare così dei carcerati, ed è ora che lasci in pace il tuo vicino! ”
“Smettila troia, o le budella che mangerai stasera saranno le tue!”
Allungai la mano verso la cornetta. Lei si avvicinò, era quello che aspettavo! Con un impeto di rabbia la spinsi per terra e le mollai pure un calcio sul fianco. Lasciandola senza fiato per un po’ non avrebbe urlato. Andai giù in cantina a prendere la mannaia. Era il momento giusto. I miei figli erano nelle loro camere, non mi videro, peccato, sarebbero rimasti orrendamente disgustati. Uscii allegramente di casa. Toh, i carabinieri erano già arrivati. Sarà l’appuntato Norcia, è sempre lui a fare i sopralluoghi e scrivere le mie denunce. Bene, ucciderò anche lui. La cosa si fa davvero interessante! Nove... o anche dieci se c’è il maresciallo. Scavalcai la piccola siepe che separa le due bifamiliari. Andai verso il garage, di solito lo lasciano aperto. La macchina non c’era, Antonio non era ancora arrivato. Cazzo, dovevo aspettarlo! Andai ansiosamente verso la strada. La fortuna era dalla mia parte. Da lontano vidi il suo jeepone nero arrivare. I miei poteri confermarono che era lui, e con se portava i suoceri! Una strage di famiglia! Dal garage entrai in casa cercando di non fare rumore. Cercai la voce del carabiniere, così da trovare un posto consono per un bell’agguato da porre ad entrambi. Ma quello che udii era di tutt’altra specie. Mugolii di piacere! Dovevo immaginarlo! Salii in fretta le scale, volevo coglierli sul fatto! Aprii di colpo la porta della camera. Erano li. Lei completamente nuda cavalcava il carabiniere in divisa con le mostrine dorate! Che scena divertente! La porta sbattè contro un mobile. Lei urlò senza neppure voltarsi. L’appuntato Norcia sgranò gli occhi stupito, si aspettava il marito, non il vicino con la mannaia! Dal mio sorriso traspirava tutto il potere demoniaco che stava esplodendo nelle mie viscere. Alzai la mannaia per cominciare il mio lavoro. Il carabiniere con una mano gettò di lato la donna, con l’altra estrasse la pistola dal fodero. Feci due passi. Bang! Il primo proiettile trapassò questo mio inutile corpo. Con quel poco di vita che mi restava abbassai la mannaia sulla donna. La colpii violentemente alla schiena, sentii le costole rompersi, il sangue schizzarle attorno, e l’anima andarsene via piangendo. Il carabiniere sparò il secondo colpo. Giacomo morì. Uscii dal suo corpo, ma restai nella stanza per godermi la scena. Norcia si alzò dal letto con la pistola in mano. In quel momento altre persone stavano salendo le scale. Altre tre vittime? Quando entrarono nella stanza, videro il corpo di lei nudo con la mannaia piantata nella schiena, Giacomo disteso ai piedi del letto con due grossi buchi grondanti sangue ed infine Norcia, in divisa, con qualche schizzo di sangue, con l’attributo bene esposto ed ancora eccitato, e la pistola in mano. Aprirono la bocca. Forse per chiedergli cosa fosse accaduto, per urlare o per invocare il loro dio. Non lo seppi. Il terzo proiettile trapassò la suocera, il quarto Antonio, ed il quinto il suocero. Tutti ben piazzati, tutti mortali. Gliene restava uno. Si avvicinò alla scrivania, prese la sedia, una carta, una penna. Restò immobile qualche minuto, seduto davanti al foglio bianco. Quando cominciarono a sentirsi gli ululati delle sirene guardò la canna de fucile puntata verso se stesso, mormorando:
“Coglione, hai fatto la cazzata ed in galera con i froci non ci vai. Il culo è sacro.” Sparò il suo ultimo colpo, e il foglio di carta fu firmato dal suo sangue.

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