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Monday, September 25, 2006 - ore 02:17 LE VOYANT Lettera del veggente di Arthur Rimbaud A Paul Demeny Charleville, 15 maggio 1871 [...] Io è un altro. Se lottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo darchetto; la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena. Se i vecchi imbecilli non avessero trovato dellIo che il significato falso, non avremmo da spazzar via questi milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accatastato i prodotti del loro guercio intelletto, proclamandosene fieramente gli autori! [...] Funzionari, scrittori: autore, creatore, poeta, questuomo non è mai esistito! Il primo studio delluomo che voglia essere poeta è la sua propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, lindaga, la tenta, limpara. Appena la sa, deve coltivarla; la cosa sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo naturale; tanti egoisti si proclamano autori; ce ne sono molti altri che si attribuiscono il proprio progresso intellettuale! - Ma si tratta di fare lanima mostruosa: come i comprabambini, insomma! Immagini un uomo che si pianti verruche sul viso e le coltivi. Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme damore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto, - e il sommo Sapiente! - Egli giunge infatti allignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge allignoto, e quandanche, smarrito, finisse col perdere lintelligenza delle proprie visioni, le avrà pur viste! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti sui quali laltro si è abbattuto! [...] Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco. Ha lincarico dellumanità, degli animali addirittura; dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta di laggiù ha forma, egli dà forma; se è informe, egli dà linforme, Trovare una lingua; - Del resto, dato che ogni parola è idea, verrà il tempo di un linguaggio universale! [...] Questa lingua sarà dellanima per lanima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantità di ignoto che nel suo tempo si desta nellanima universale: egli darebbe di più - della formula del suo pensiero, della notazione della sua marcia verso il Progresso! Enormità che si fa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un moltiplicatore di progresso! Questavvenire sarà materialista, come lei vede; - Sempre piene di Numeri e di Armonia, queste poesie saranno fatte per restare. [...] Larte eterna avrebbe la sua funzione, così come i poeti sono cittadini! La Poesia non ritmerà più lazione; sarà più avanti. Nel frattempo, chiediamo ai poeti del nuovo, - idee e forme. Ogni mestierante potrebbe credere ben presto di aver soddisfatto tale domanda. - No, non è questo! I primi romantici sono stati veggenti senza rendersene ben conto; la cultura delle loro anime ha preso inizio dagli accidenti. [...] Lamartine talvolta è veggente, ma strozzato da una forma vecchia. - Hugo, benché troppo testardo, ha pure, delle cose viste negli ultimi volumi: I Miserabili sono una vera poesia. [...] I secondi romantici sono molto veggenti; Th. Gautier, Lec. de Lisle, Th. de Banville. Ma siccome indagare linvisibile e udire linaudito è cosa diversa dal riprendere lo spirito delle cose morte, Baudelaire è il primo veggente, il re dei poeti, un vero Dio. Purtroppo egli ha vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata in lui è meschina: il rinvenimento di cose ignote richiede forme nuove. [...] La nuova scuola, detta parnassiana, ha due veggenti, Albert Mérat e Paul Verlaine, un vero poeta. - Ecco. - Così, studio di rendermi veggente. [...] A. Rimbaud COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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