C’è chi entra con la chitarra, chi con i capelli impastati di gel, chi mano nella mano con il suo amore (di una vita o di una notte poco cambia), chi in religioso silenzio e chi con la confusione della città schiacciata in testa. Ognuno entra con la sua storia, scritta o scarabocchiata. Chi s’inginocchia, chi si siede, chi schiaccia un pisolino. Flash di storie quotidiane.
Un giovane m’incuriosisce: entrato forse per forza, distratto, dopo qualche minuto s’inginocchia e punta lo sguardo sull’altare lontano. E’ la cronaca bianca di un sabato notte nel centro di Padova. In via Anelli si combatte un’imbecille lotta tirando in ballo anche la diversità di fede, in via Roma centinaia di ragazzi s’inginocchiano di fronte allo stesso Dio a pregare. Da una parte si lanciano lacrimogeni, dall’altra si mettono fiori nei fucili; oltre la Stanga s’architetta un muro, qui dei giovani stanno rischiando di costruire un ponte. Segno di speranza quei settanta ragazzi delle nostre parrocchie, innestati di giovinezza e di sana incoscienza, che assieme ai ragazzi del Seminario Maggiore di Padova sono scesi nelle piazze ad espandere il profumo di Gesù di Nazareth.
“Una luce nella notte” – hanno intitolato la loro evangelizzazione, un segno di speranza è stato il “fatturato” di una notte di incontri, storie e percorsi variegati.
“Alzatevi, andiamo!” è stato il grido evangelico lanciato da
Giovanni Paolo II ai giovani: non è più il tempo di star chiusi nei nostri “cenacoli”, ma di uscire nelle strade, di andare, di predicare sui tetti. Se manca chi racconta la bellezza esigente di questo Dio, come crederanno? Questi germi di speranza, questi giovani coraggiosi sono come le sentinelle del mattino che ridestano nel cuore la passione di messaggi freschi da portare ad un mondo che si sente già vecchio. Sono i brividi dei primi cominciamenti…è il vangelo che non vogliamo più testimoniare, perché rischioso: affiancarsi come nella strada che portava ad Emmaus, accogliere l’adultera, farsi invitare da un Zaccheo ebbro di curiosità. Rischioso! Ma
“non c’è fedeltà senza rischio” – amava ripetere don Tonino Bello,
Pensavo a tutto questo seduto sul fondo di quella vecchia chiesa diventata per due notti una cattedrale giovanile. E pensavo alla paura di chi, qualche volta, vorrebbe avvicinarsi a quei gruppi di giovani in motorino che abitano e rompono la nostra quiete per gridare loro che la cosa più bella che ti possa capitare è d’imbatterti in questo Dio spettacolare e che con Lui la vita è tutta un’altra cosa. Ma quanta paura! E poi, che cosa dire? Mi accetteranno? Chi sono io per dire loro qualcosa?
Ma perché non provi prima di darti per vinto?
Quei ragazzi – piccoli testimoni di un sogno che ancora abita nella storia – ci hanno rubato tutte le scuse perché ci hanno anticipato. Bibbia in mano, coraggio nel cuore e scelte concrete da testimoniare…sono entrati nella vita di una città per dipingere un segno. Ostacolati, criticati, derisi – magari da chi li dovrebbe incoraggiare nella loro formazione – non si sono arresi perché convinti che anche un giovane con i capelli da punk può diventare un grande santo celebrando le sue liturgie nella panchine e abitando il silenzio della notte.
Tra di loro non ho visto nessuno con riviste patinate di volgarità, con annunci di inaugurazioni di lap-dance o di bar dai gestori “innovativi”, non c’erano stelle dello spettacolo, della musica o dello sport a far loro da testimonial, non avevano riduzioni di discoteche da riempire a tutti i costi…avevano una sola urgenza da scrivere nella notte: annunciare al mondo che la sua storia non è ancora finita. Non hanno convertito il mondo, non hanno nemmeno convertito una città, nemmeno un quartiere se proprio vogliamo essere sinceri.
Hanno pregato, non parlato. Le parole sono pericolose perché
“le parole sono una fonte di malintesi” (A. de Saint-Exupery).
don Marco Pozza A proposito...! So che altri spritzini/e hanno partecipato a questa proposta nella loro parrocchia. Perchè non condividere le impressioni?
In fin dei conti... la fede si moltiplica dividendo.