Ieri notte, mentre mi giravo e rigiravo nel letto, aspettando il sonno (in questo periodo faccio fatica a dormire) ho continuato a riflettere sui
Nuovi sofisti (vedi post precedente) e mi è venuto in mente un
tema che, qualche giorno fa, un
mio allievo (faccio ripetizioni di italiano, fra le altre cose), mi ha consegnato: era un tema di
riflessione sulla guerra, che prendeva spunto da una lirica di
S. Quasimodo, Uomo del mio tempo. Il compito faceva schifo, ma mi ha colpito molto una frase, che diceva pressapoco così: “
Quasimodo esprime benissimo la sua avversione per la guerra, che è unavversione che tutti, penso, condividiamo, però le parole, anche le bellissime parole di un premio Nobel, servono a poco”. Così mi sono trovata a rimuginare su questa frase scritta da un ragazzo di 16 anni e sullodierno
potere della parola: questo
potere è
presunto oppure la parola riesce a
smuovere veramente gli
animi, le
coscienze e quindi a rendere questo nostro mondo il
migliore dei mondi possibili? Il pensiero che le parole non servano a nulla
mi annichilisce perchè la mia
esistenza è fatta di parole...
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Di certe parole apprezzo, a livello anche fisico (mi piace pronunciarle, accarezzarle con la voce) il suono:
premura, cocciaio, cispa, ganghero, Eulalia, ammennicolo; di altre invece considero il significato:
empatia, Irene, politica, samadi, civile, diverso, satyagraha, ideale...
Senza parole il mondo sarebbe fatto solo di
silenzio, di un silenzio
senza significato, di un silenzio
vuoto, perchè l
anima delluomo sarebbe
vuota...
Il
nostro, allora, è
un tempo fatto di parole vuote? Oppure
cè ancora la
Parola che salva, la
Parola che cambia, la
Parola che sovverte e che rivoluziona?
Vedremo se la
notte mi porterà
una risposta per questa domanda...