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Tuesday, September 26, 2006 - ore 14:02


VUOTE PAROLE
(categoria: " Pensieri ")


Ieri notte, mentre mi giravo e rigiravo nel letto, aspettando il sonno (in questo periodo faccio fatica a dormire) ho continuato a riflettere sui Nuovi sofisti (vedi post precedente) e mi è venuto in mente un tema che, qualche giorno fa, un mio allievo (faccio ripetizioni di italiano, fra le altre cose), mi ha consegnato: era un tema di riflessione sulla guerra, che prendeva spunto da una lirica di S. Quasimodo, Uomo del mio tempo. Il compito faceva schifo, ma mi ha colpito molto una frase, che diceva pressapoco così: “Quasimodo esprime benissimo la sua avversione per la guerra, che è un’avversione che tutti, penso, condividiamo, però le parole, anche le bellissime parole di un premio Nobel, servono a poco”. Così mi sono trovata a rimuginare su questa frase scritta da un ragazzo di 16 anni e sull’odierno potere della parola: questo potere è presunto oppure la parola riesce a smuovere veramente gli animi, le coscienze e quindi a rendere questo nostro mondo il migliore dei mondi possibili? Il pensiero che le parole non servano a nulla mi annichilisce perchè la mia esistenza è fatta di parole...

Di certe parole apprezzo, a livello anche fisico (mi piace pronunciarle, accarezzarle con la voce) il suono:premura, cocciaio, cispa, ganghero, Eulalia, ammennicolo; di altre invece considero il significato: empatia, Irene, politica, samadi, civile, diverso, satyagraha, ideale... Senza parole il mondo sarebbe fatto solo di silenzio, di un silenzio senza significato, di un silenzio vuoto, perchè l’anima dell’uomo sarebbe vuota...
Il nostro, allora, è un tempo fatto di parole vuote? Oppure c’è ancora la Parola che salva, la Parola che cambia, la Parola che sovverte e che rivoluziona?
Vedremo se la notte mi porterà una risposta per questa domanda...


E’ stata detta una parola…
E mi ha ucciso. Vorrei dimenticarla, ma, ahimè,
pesa sulla mia memoria come un orrendo delitto
sull’anima del colpevole.

Non c’è fine, non c’è limite, misura, confine,
alla morte che porta questa parola.

[Shakespeare, Romeo e Giulietta]


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