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Tuesday, September 26, 2006 - ore 18:30


INSONNIA PREMEDITATA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando appoggiò la testa sul cuscino, ormai a notte fonda, sapeva che avrebbe faticato non poco ad addormentarsi: troppe immagini ancora impresse negli occhi, troppi pensieri sconnessi. Un treno variopinto gli correva in tondo nella testa, sfrecciava tra i neuroni sbuffando irriverenti anelli di fumo tricolore, girava in loop da una tempia all’altra come intrappolato in un circolo vizioso che solo un Aulin avrebbe potuto sopprimere. Ad ogni finestrino di quel treno lillipuziano era affacciato un volto dall’espressione ridente, e ognuno di quei minuscoli passeggeri gli stava urlando qualcosa: alcune erano cose dolci e piacevoli, altre erano frasi ingiuriose e volgarità irripetibili. Lui sentiva nitidamente ciascuna di quelle mille voci cantilenanti, le distingueva perfettamente l’una dall’altra e ad ognuna associava un’immagine e un pensiero.
Ormai ne era certo, avrebbe dormito poco quella notte, perché era una di quelle notti che va vissuta fino in fondo.

< flashback >

Un boato assordante, liberatorio, a trasformare migliaia di volti tesi in un girotondo senza fine di urla, risa, canti e lacrime di gioia. Il sogno si era avverato, il cielo era di nuovo azzurro. E sotto quel cielo c’erano loro, ragazzi di ogni età, cultura, educazione, ognuno con i suoi sogni e le sue aspirazioni, con le proprie ideologie da difendere e le proprie paure da combattere, ma uniti in quel momento dalla stessa irrefrenabile voglia di festeggiare un’impresa insperata e a lungo attesa.
Guardò le persone che erano accanto a lui e capì che non le avrebbe più dimenticate. Aveva sentito dire che quando stai per morire ti passa davanti agli occhi il film della tua vita. Ecco, quel momento e quel fotogramma in cui si trovava dovevano entrare di diritto nel film della sua vita, un film a basso costo dalla colonna sonora incerta e ancora senza titoli di coda.
Nei lunghi abbracci che ovunque attorno a lui nascevano spontanei vide molte lacrime, lacrime vere, che rigavano guance di persone che, come lui, non stavano soltanto gioendo per una partita di calcio ma stavano cacciando demoni che da mesi dimoravano nelle loro anime, divorando ogni desiderio e interi pezzi di vita. C’era in loro un disperato bisogno di provare un po’ di felicità, di sentire nuovamente l’incantevole leggerezza di un sorriso sincero, spontaneo, e l’abbraccio caloroso di un amico.
E’ la libertà pura e assoluta di momenti come quello, in cui riesci a estirpare e liberare tutto ciò che avevi intrappolato da tempo dentro di te, che ti fa veramente capire che la vita è un dono, un dono prezioso, e che vale davvero la pena provarci fino alla fine.
Ciò che non riusciva a immaginare era che di lì a poco sarebbe successo qualcosa di inaspettato, qualcosa che lo avrebbe fatto ripensare ancora più spesso a quella notte così magica e indecifrabile.

< un salto nel blu >

Osserva lo spettacolo di luci e suoni che rende ancora più bella la piazza più grande d’Europa. Ha le guance calde e gli occhi ancora arrossati, si fa strada a fatica tra la folla esultante.
Davanti alla fontana sorride sentendo i piedi bagnati e vedendo i ragazzi che sguazzano nell’acqua, giocando e ridendo come bambini. Pensa che sarebbe bello prolungare questi attimi, poter dilatare il tempo; sarebbe ancor più bello mettere tutto questo dentro due gocce d’acqua e farle scivolare sulle pupille.
Si sente leggero, continua a camminare in mezzo alla gente, spostandosi da un corteo all’altro e unendosi al coro di qualche estemporaneo gruppo di amici. La gioia che sta provando gli sembra inattaccabile, solida, una diga senza crepe; sorseggia una birra e scherza con la sua amica, già compagna di molte notti trascorse tra sigarette e chiacchiere sotto le stelle.
Si ferma in una via affollata dove decine e decine di giovani stanno ballando in mezzo alla strada, seguendo la musica che due casse gigantesche montate sopra un furgone stanno sparando ad altissimo volume. Padova sembra ora Rio de Janeiro, grazie anche alla presenza di alcuni ragazzi di chiara origine sudamericana che stanno ballando la capoeira.
Balla anche lui, mescolandosi a quella folla così colorata ed eterogenea, sentendosi come gli altri protagonista in un giorno in cui “abbiamo vinto tutti”.
Stanco e accaldato è ora fermo sul marciapiede, con l’ennesima birra in mano, ad osservare quel magico show.
E accade l’imprevedibile.
Un motorino gli passa davanti, a pochi centimetri; lo vede solo all’ultimo momento, quando ormai gli era davanti, eppure riesce a catturare perfettamente quell’immagine, riesce a vedere con precisione ogni minimo dettaglio della diapositiva che solo per pochissimi istanti si trova davanti agli occhi.
Non ha alcun dubbio, è lei.

Lei che non aveva più rivisto, lei che era stata una delle parentesi più belle, lei che lo aveva gettato nell’abisso, lei che pensava finalmente di aver dimenticato. Lei.

Non ci sono più colori, suoni, luci, sorrisi e lacrime. La folla è sparita, l’azzurro non è più azzurro, la musica si è spenta. Quante probabilità c’erano di vederla in mezzo alle migliaia di persone in festa che affollano il Prato e le vie del centro? La strana, beffarda commedia della vita ha avuto la meglio ancora una volta.

< a letto, ancora sveglio >

Non riusciva a non pensarci. Si alzò, andò a bere un bicchier d’acqua, tornò a letto. Chiudere gli occhi non serviva a nulla, se non a vedere foto-impressa sulla retina l’immagine di lei, in motorino, con le braccia strette attorno alla vita del suo nuovo ragazzo. Tanto valeva fissare il soffitto su cui danzavano strane ombre cinesi ogni volta che i fari di un auto colpivano col loro invadente fascio di luce la finestra della sua camera.
Il trenino continuava a correre in tondo nella sua pista neuronale emettendo fastidiosi segnali di fumo. Prese in considerazione l’idea di prendere un Aulin, ma la scartò. Perché la vita riesce sempre ad essere così inspiegabilmente sorprendente? Perché siamo sempre impreparati di fronte all’irriverente cinismo della casualità degli eventi?
Chiuse gli occhi. Forse, pensò, non era poi tutto sbagliato. Forse era il perfetto epilogo di una vicenda incredibile che lo aveva profondamente segnato. Forse stava prendendo finalmente la direzione giusta. Forse.
Di certo una notte come quella non l’avrebbe dimenticata.
Era l’alba di un nuovo giorno, e si addormentò.


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