Ah bella, ciò. Ieri sono andato all’Associazione Industriali di Vicenza per un articolo. Il fatto: Unicredit banca e i suddetti industriali accordano una linea di credito per sovvenzionare le aziende associate che vogliano investire nel rispermio energetico.
Vado, ascolto, intervisto, riporto, scrivo. Mando il pezzo in redazione. La sera, però, mi richiamano. Con qualche giro di parole il direttore della cronaca mi chiede se può non stampare il mio articolo e sostituirlo con il comunciato stampa degli industriali. Cerco di capire se c’è qualche problema specifico con quello che avevo scritto, dato che nel primo pomeriggio mi avevano detto che il pezzo andava bene. E infatti me lo confermano al telefono: il pezzo va bene, ma il problema rimane. Provo a pensare quale possa essere lintoppo... capisco e non capisco. Forse realizzo, forne no.
Mi dicono che sarò pagato lo stesso. Mi chiedono se possono mettere la mia firma sul comunicato stampa degli industriali. Dico di no, ma anche che possono pubblicare quel che vogliono, se mi pagano. Ringraziano. Mi dicono di capire.
Capisco. Capisco che Confindustria Vicenza è il propietario fattuale del giornale in cui lavoro, e che probabilmente il comunciato stampa era un documento soppesato al bilancino con Unicredit, con cui i rapporti non devono essere poi così idilliaci come quelli che mi hanno presentato quando ero lì, ieri mattina, al momento della firma del patto finanziario.
Metto giù la cornetta. Poi, tra me e me, me la rido. Veline di regime. Caspita. Woodward e Bernstein mi fanno una sega.
