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domenica 1 ottobre 2006 - ore 17:38
Il locale ideale
(categoria: " Riflessioni ")
Ci vuole un po’di selezione all’ingresso. Ci vuole molta selezione. Se è vero che un libro non va mai giudicato dalla sua copertina e che l’abito non fa il monaco, è necessario comunque scongiurare i più ovvi inconvenienti da subito. Meglio fare la figura degli stronzi fin dall’inizio, che trovarsi a lottare contro problemi già "attesi" al primo sguardo, alla prima valutazione. C’è già molto che riguarda la sfera degli imprevisti, per potersi permettere di tenere aperta la zanzariera in piena estate.
Una volta fatte entrare le persone è necessaria una sorta di limbo, una sala d’attesa, un questionario che preceda l’iscrizione. Una sorta di test attitudinale, una scrematura anti-stupidità, anti-personalità troppo complesse da gestire, anti-problemi, sostanzialmente. E’già difficile, per il personale addetto, gestire le proprie personalità. Diffidare, soprattutto, da chi fa troppo il sornione. Da chi esprime falso entusiasmo mentre sulla di loro frequenza si sentono interferenze da radio lontane in modulazione d’ampiezza.
Per chi in tal limbo resta, può bastare un drink di benvenuto. Offerto, perché un drink non si nega a nessuno. Un po’di musica da ascolto, semplice downbeat, sotto le cento battute al minuto. Cose poco impegnative, cose che si sentono tra i dialoghi al bancone del supermercato, luoghi comunque *non* comuni per lasciare intravedere cosa la mediocrità possa far perdere.
Ed è il tempo di gettarsi nell’arena, la famosa "sala grande", quella dove tutti parlano, ballano, fanno festa. Ed è il caso di aspettare ad aprirsi, ad essere disponibili, a pagare da bere, ad offrire ristoro. Le persone si stanno presentando, stanno grattuggiando un po’della loro scorza. Si può cominciare ad intuire un po’di odore di merda, nel sottobosco, ma è l’attesa dell’imprevisto la fase più importante. Cercare di capire esattamente *come* tale imprevisto nasca, attraverso l’evoluzione di certe frasi opportunamente lanciate come esca, come un disco carino di cui molti rivendicheranno la "paternità", come una donna della quale molti rivendicheranno gli umori.
E’allora che si capirà che tipo di clientela è arrivata. Che si parlerà, tra i membri dello staff, di tutti i tipi di umanità pervenuti. Di quelli che si isolano perché non ce la fanno. Di quelli che si isolano per mettersi in mostra. Di chi si dichiara senza soldi e ne ha le tasche piene e di chi non li ha davvero. Di quelli che si sbronzano perché la vita non ha dato loro altro e di quelli che si sbronzano perché, forse, non possono o non vogliono far uscire il proprio ego così, come Natura li vorrebbe. E pure quelli che si sbronzano per fare uscire il vero essere che li abita.
E qualcuno verrà accompagnato fuori a fumare, e lì lasciato con i suoi simili. Altri verranno ingannati con abile opera di disimpegno, consigliati verso altri lidi o abbandonati a loro stessi una volta accompagnati all’uscita. Qualcuno non meriterà nemmeno una sosta nel limbo: una o l’altra categoria potrebbe non meritarsi la controparte.
Altri potranno entrare nel privee. Potranno conoscere le dinamiche dello staff, qualche piccolo segreto, di poca importanza. Berranno gratis, con qualche coupon infilato nella loro tasca, magari per qualche intrallazzo in corso. Si godranno la musica più bella, i divani più comodi, uno spazio sempre libero nella rubrica e nella memoria messaggi di ogni giorno.
Dopo qualche frequentazione, dopo almeno una decina di imprevisti nel privee, i più meritevoli potranno anche entrare in cucina. O nell’appartamento personale, fino alla camera da letto. E non serviranno a loro i buoni drink, perché sapranno come aprire il frigo. Fino a quando, miseramente, i loro guai li faranno tradire. E se se la saranno cercata, la fuga sarà a calci in culo. In barba a qualsiasi legge.
E già sai che le code di paglia fioccheranno. C’est la vie.
Martedì sera Banale, DJ set di Kais.
Mercoledì: preparty @ Chupitos Club, via Belzoni 51, Padova
Mercoledì sera Banale: Riotmaker Night con dal vivo Amari e Carnifull Trio, a seguire djset Faresoldi, ingresso di soli 5 euro. Che, considerando la qualità della serata e le alternative che offre la città, ad esempio quel posto storico la cui musica, ora, fa cagare, è l’unica scelta. E di classe, direi.
Venerdì sera: i Club11 aprono il concerto dei Forward Russia al Covo, Bologna.
BOLOGNINA REVOLUTION - AMARI
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa, scusa ho
solo stupide parole che ti accompagneranno se
mi stai ascoltando, inizio dal fondo, ho
bisogno di silenzio, incondizionabile la scelta dell’assenza,
posso nascondermi dietro
l’alone di una generazione che le rivoluzioni
le pensa sul divano, in sottofondo un disco suona piano e accende
sensi di colpa, c’è qualcuno che li svende.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
Scusa ma devo vegliare
candele da umide soffitte, devo
aggiornare il diario di tutte le sconfitte,
quel gomitolo che poi non userò,
un altro anno un’altra bella sciarpa,
non sarà su quella strada, è troppo presto per
scoprire un sassolino nella scarpa,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
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