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Wednesday, October 04, 2006 - ore 00:21


Il bene comune: cos’è?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


AVETE ROTTO LE *****!
"Scendete dall’elicottero"
Ovvero...
perchè i giovani non possono innamorarsi della politica


di don Marco Pozza

C’è ci si scopre artista intagliando il legno, chi modellando la creta, chi dipingendo note su di un pentagramma, chi lavorando la terra, chi inanellando emozioni su una tela, chi traducendo in poesia i lineamenti di una donna… chi facendo politica. Certamente! Perché anche la politica è un’arte, “un’arte nobile e difficile” come ricorda la Gaudium et Spes. Un’arte! Il che significa che il politico è un artista. O dovrebbe esserlo! Uomo di genio, poeta di fantasia, naufrago degli schemi di partito e avventuriero della creazione. Non è un hobby, un “secondo lavoro”… è l’esaltazione della dignità della persona umana.



“La politica non mi dice niente. Non amo le persone che sono insensibili alla verità” (B. PASTERNAK, Il dottor Zivago) Mi è tornata alla mente questa frase vedendo le foto nervose della giunta comunale di Padova, della miseria del parlamento italiano, della trattoria davanti alla quale per mesi il premier ha rilasciato interviste, le foto di una classe politica dirigente che ironizza sulla sicurezza di quel Papa che tanto ossequiarono in mesi passati. “Siamo all’alba del terzo millennio – scriveva Giorgio La Pirae, come all’alba del secondo, vanno a fiorire di nuovo, come allora, i mistici e gli artisti”. E sui muri della Sorbona, nel ’68 gli studenti scrivevano: “L’immaginazione al potere”. L’artista – mi dice sempre papà - è colui che sa convertire uno strumento in un’emozione. Qui parliamo di scarsità umana… Siamo derisi sul New York Times, vantiamo mezzo mondo di tv piantonate in via Anelli e non ci accorgiamo che ci prendono in giro, ci son pagine di storia, di fede e di cultura che non sappiamo difendere a spada tratta. Vi siete mai chiesti perché noi giovani c’innamoriamo dei cantanti, degli sportivi, dei romanzieri e dei poeti... ma della politica non c’interessiamo più se non per disegnare graffitti e scrivere barzellette? Perché il cantante trasforma una nota in emozione, uno sportivo nel gesto atletico dipinge suggestione, il poeta nasconde musica in una rima… il politico dove suscita emozione? Certo… lo so che oggi il vostro mestiere (mi verrebbe da dire “come il mio” – ma essere prete è una “missione”, invece) è fra i più ingrati e incompresi. Per dieci applausi, venti contestazioni. Per cento consensi, duecento proteste. Un motivo in più per scommettere con noi! Anche se sarà una scommessa in perdita, all’inizio!



Come fare? Noi ragazzi abitiamo nella strada, rompiamo la quiete di una città, bussiamo, sfondiamo ma pochi rispondono! Cresciamo sulla strada, nella polvere dipingiamo sogni, urliamo per le nostre idee. Veniteci incontro! Ma sulla via. Non guardateci dall’elicottero, come usate spesso quando fate l’analisi della situazione. Vi mettete al di là, da bravi, e dite: “Il mondo va male. Il mondo è frammentato, policentrico, i giovani non sognano…”. Begli slogan che ci girano attorno, di cui vi gonfiate la bocca, che vi rivoltiamo contro, però, perché ci hanno rotto. Questa è la mentalità dell’elicottero che a noi fa semplicemente schifo. Perché non camminate con noi? Chi siete? Ovvio che noi giovani applaudiamo Beppe Grillo e voi ne avete paura: perché se un politico non compie bene il suo dovere va buttato giù dalle stesse mani che ne hanno firmato la stima. La storia ce lo additerà come delitto se lasceremo la politica in mano agli avventurieri! “Il futuro è nelle nostre radici” – ha inciso una penna giovane sull’altalena di un giardino pubblico. Le nostre radici! Che non affondano in un comodo pluralismo come volete farci intendere, ma in un Veneto profondamente cristiano e geloso delle sue tradizioni.



“La più grande virtù politica è non perdere il senso dell’insieme” (E. MOUNIER, Suite francaise). Buon lavoro, politici! Pensate, gozzovigliate o giocate: libertà!
Ma non sparate sui sognatori!

don Marco Pozza

N.B.: Ho detto anche "pensate"perchè qualcuno c’è ancora che si salva. Grazie a Dio!


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