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![]() jijotdl, 30 anni spritzino di Todo el World CHE FACCIO? Mi arrabatto Sono sistemato [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO HO VISTO Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire. STO ASCOLTANDO I silenzi che ho trovato, Il respiro calmo di chi mi sta serenamente vicino... ABBIGLIAMENTO del GIORNO Pantacollant e infradito ORA VORREI TANTO... Ho già quello che vorrei tanto, anzi no, questo: ![]() STO STUDIANDO... come sopravvivere per almeno i prossimi 25 anni... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE 1) sentirsi dire, a freddo, da un Amica: Per fortuna non ne esistono molti come te... perchè altrimenti non ti si potrebbe apprezzare. e commuoversi 2) Anche oggi aver aperto gli occhi per svegliarmi in questa giungla e con un gran sorriso aver dato inizio ad una nuova guerra , perchè quando il gioco si fa duro, i duri sorridono..... 3) fare l'amore con una persona speciale e sentire i brividi...poi avere la sua testa sulla tua pancia e accarezzargli i capelli! 4) ..quelle notti che sembrano non finire mai in compagnia dei due amici che contano di più, in cui la stanchezza non si fa sentire e allora per fermarti "qualcuno" si è inventato l'alba... 5) Perdere a DAMA ETILICA (vodke al posto delle pedine!) 6) La carbonara! |
Monday, October 09, 2006 - ore 21:13 Diamo i numeri... Si perchè la categoria STORIA non esiste, e perchè la MEMORIA STORICA altro non è che fare delle riflessioni) = TOMBOLA, no, casso, pì che tombola xe stà un tombolon.... 50.000.000 = non so se si scriva così, ma sono cinquantamilioni di metri cubi d’acqua che schizzarono questa sera di quarantatrè anni fà fuori dalla diga 1910 = La stima più attendibile delle vittime a tutt’oggi. 4 = le frazioni Erto, Casso, Longarone, Castellavazzo. ma in realtà ci sono anche Pirago, Rivalta, Villanova, Fae’, e le frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, Il Cristo Belun , italia no casa sua dei striaci 14-15 =gli anni che avevo la prima volta che vidi Vajont, mi ci portò mio zio, durante una delle tante scampagnate della domenica. Ancor prima che mi spiegasse la storia avevo già capito tanto, il silenzio, la morte, il dramma. 1997 =arriva Paolini, si ride, una bella favola all’Italiana tarallucci e vino, poi la storia si conclude, e ancora oggi ogni anno piango. Longarone prima di quel 9 ottobre Longarone dopo quel 9 ottobre Ore 22 e 39 Su in valle, sopra la diga, un silenzio feroce. L’ultima bava di ragno che teneva unita la frana al resto della montagna si rompe. E la frana sta là. Sul piano inclinato. Non c’è più niente che la tiene attaccata al resto della montagna. E poi va. Cos’è che la fa andare? Un colpo di tosse? Una ciacola? Un ronzio? Un ticchettio? Uno starnuto? Un motore? Non so. So che 260 milioni di metri cubi di roccia, coste di montagne alte 300 metri, rocciose, con boschi sopra, con i corsi d’acqua, con lo stagno, coi campi coltivati, coi pascoli, le vallate, le colline. E le case, con le stalle e le bestie che muggivano impazzite, con altri alla catena che si soffocano pur di scappare, con gli umani che non li hanno abbandonati… Un mondo intero, immenso!, fatto a emme, passa, compatto, non sbriciolato dai sassi… Un monto intero con gli alberi ancora dritti, passa tutto insieme da 60 centimetri a 100 chilometri all’ora in meno di un minuto. Una accelerazione di cinque milioni ci volte! Come può farlo? Rocce frantumate, marne, argille porose imbibite, piene d’acqua… Tutta quell’acqua evepora per i calore provocato dallo scivolamento della frana stessa. Forma un cuscino di vapore tra il calcare dolomitico e gli strati rocciosi… Un cuscino di vapore su cui corre la frana. Si chiama aquaplaning quel fenomeno, è lo stesso che ti fa slittare in autostrada quando cerchi di inchidare sul bagnato: un cuscino di vapore bollente che lancia a cento all’ora la frana con attrito zero sul piano di scivolamento liscio, perfetto. La prima zolla riempie la vallata, la seconda le si gira sopra, la terza usa le altre due come un trampolino e sale, sbatte, rimbalza dalla parte opposta della valle. Non lo può fare in silenzio. Tu parli coi superstiti e ti dicono:"Puoi dire quello che vuoi, ma il rumore... Quello non lo puoi immaginare... Il rumore… Il rumore...". Tutti i testimoni ti dicono: "Come fai a parlare con quel rumore?" Testimone il prete di Casso, don Onorini:"Quel rumore", dice. "E quella luce... Apro la finestra dello studiolo della canonica, vedo i fili dell’alta tensione che viene dall’Austria: le linee elettriche che si spaccano per questo movimento di fiancata di montagna e una specie di arco voltaico che illumina a giorno la vallata. E il bosco che precipita, la valle che si riempie e dalla parte opposta, sempre illuminata a giorno, la frana che corre in salita, di qua, su per la montagna, dall’altra parte della valle, oltre cento metri sopra il vecchio livello del lago. E là si ferma." E l’acqua? Dov’è andata l’acqua? Era piena d’acqua questa… 50 milioni di metri cubi d’acqua si sono messi in piedi al centro della valle formando un fungo alto 250 metri. Tutta l’acqua delle Dolomiti par mettersi in piedi, sull’attenti, alta come il campanile del paese. Punta il paese. C’è lo sperone della roccia sotto il paese di Casso, che sega la colonna d’acqua alla base, e quando l’acqua arriva al paese non ha più forza. Molla uno schiaffo al piano terra della scuola elementare, dove i maestri dormivano al primo piano. Si svegliano di colpo, il rumore. "Quel rumore...". Mentre gli schizzi dell’onda ciclopica sfondano il tetto di quasi tutte le case del paese, un masso di 60 chili sfonda il tetto della chiesa: e non lo muovono di là. Ci leggono il Vangelo sopra, ancora adesso, perché dicono che è un miracolo. Perché l’acqua a Casso non ha ammazzato nessuno... è acqua che rotola giù per le strade del paese. La gente è malconcia ma viva! Oltre il bordo del paese, mondo non ce n’è più. Solo questo rumore... E questo odore... Lì sotto non c’è più niente... Solo vampa ghiacciata che vien su, perché l’onda non è finita, si è spaccata in due proprio sotto lo sperone di roccia e sasso si divide: mezza torna indietro, rifluisce a spazzolare le sponde della valle… C’è Erto. Erto è più bassa. Troppo bassa. Però la valle si allarga e l’onda si abbassa. Quando arriva a Erto l’onda si è alalrgata abbastanza da prendere giusto il piano terra delle case. La gente scappa al piano di sopra e si salva. (...) Si salvano in tanti. (...) Mentre i vivi delle frazioni sotto, che l’aspettavano con un occhio aperto, a quelli gli passano sopra 50 metri d’acqua... (...) Erto e Casso: chi è vivo e chi è morto? (...) Centosessanta morti nelle frazioni di Erto, dicono... Dopo due anni riescono a contarli. Ma subito: "Chi è vivo?" "Chi è morto?" Li portano via dalla valle, per contarli meglio, forse... Per due, tre giorni i soldati, gentili, li caricano sui camion militari, li portano via con le masserizie che gli sono rimaste. Li portano via per tre anni. E dietro di loro fanno un muro per impedirgli di tornare. Il muro della vergogna, al passo Sant’Osvaldo. Nessuno lo può varcare: la valle viene chiusa militarmente. Povera Longaron... Povera Longaron... Povera Longaron... L’altra mezza onda è quella che salta la diga. Ora sono soltanto 25 milioni di metri cubi. (...) La gida! "E cascà la dig..." Quattro minuti da quando l’acqua salta la diga a quando arriva a Longarone... Corre a 80 all’ora dentro quella gola, l’acqua. Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l’altro! Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... "Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri..." Via! Quelli che prendono la macchina, quelli che ciapa il motorin... "Aspettami, vigliacco...". Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, sono gli unici che si salvano. E trema tutto... "Aspetta, vigliacco!" E cominciano a volar i coppi. Cosa fai?... Quelli vanno a casa... "Dove vai tu?" "Vado a svegliarli..." Chi svegli? Dove li metti? In cantina? In soffitta? Sei matto? E da chi vai? Dalla morosa… Dai genitori? Chi devi salvar per primo? (...) E intanto s’intobidisce l’aria... Comincia a tremar la terra, a volare travi, careghe, e spacca le antenne e spacca i rami... è tutto torbido, torbido, torbido... (...) E lo capisci che sta arrivando acqua, perché c’è l’odor dell’acqua... (...) All’uscita della gola del Vajont, davanti all’acqua in corsa, ci pensa l’aria a toglierti ogni speranza. Compressa dall’acqua che corre dentro quel binario che adesso è la gola del Vajont raggiunge la forza, la pressione di due bombe atomiche di Hiroshima. Indumenti Via la pelle Via le cavità interne Animali Vegetali Minerali Quali corpi vuoi trovare in una valle chiusa dopo una bomba atomica? Marco Paolini e Gabrile Vacis, Il racconto del Vajont, Garzanti, Milano 1997, LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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