(questo BLOG è stato visitato 11251 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Wednesday, October 11, 2006 - ore 09:25
Concerto – Soli tra tanti -
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La frase “soli in mezzo a tanta gente” mi è familiare, ho potuto sperimentarla di persona molte volte…
Quella che segue è una cronaca introspettiva ed annebbiata di un concerto a cui ho assistito... ovviamente black.
L’insegna del locale vibra, il neon è una luce sintetica, finta che non abbaglia. Tanta gente in piccoli gruppi è in piedi fuori dal locale ad aspettare… cosa? Parlano, parlano del nulla, molti di loro hanno votato la propria anima al male ed ora è vuota e colma allo stesso tempo di odio e rabbia. Il nero regna sovrano, nei vestiti e negli sguardi. Qualcuno sorride come fosse una smorfia, un retaggio della natura umana che emerge come un riflesso. Due si tengono per mano e si baciano, ma in loro non c’è amore, c’è solamente il disperato bisogno di qualcuno. Amare è un’altra cosa, amare è trovare qualcuno che faccia battere il cuore al solo suo pensiero, una persona per cui valga la pena morire. In tutto quello che vedo intorno a me non c’è più amore. Entro a passi decisi, tutto è cupo e lugubre, a volte l’anima può morire ben prima del corpo.
Le luci si spengono ed una sinistra melodia riempie la stanza. Tutti come ipnotizzati volgono lo sguardo al palco, metafora della vita, forse della vita di ognuno, che alla fin dei conti viviamo su un palco, facendo finta di essere qualcuno.
Le luci si spengono e mi sento avvolto dalla madre tenebra che in un caldo abbraccio accomuna tutti i presenti.
Entrano i cavalieri, coloro che hanno il coraggio di andare contro, contro tutti e contro il loro creatore. Il viso è coperto di bianco e gli occhi segnati dal nero, una maschera che rispecchia l’anima comune a molti di noi che ricorda un pagliaccio triste, cattivo perché ha dovuto diventarlo. Con sguardo fiero guardano il loro pubblico, e per un attimo diventano loro gli spettatori. Sul viso del batterista si stampa un ghigno malefico e comincia la battaglia. Le mani e i piedi si muovono a velocità inumane, come se l’anima spingesse il corpo oltre i propri limiti, mosso dalla rabbia accumulata ad ogni soppruso ricevuto. Il nero menestrello che racconta le proprie storie comincia a cantare, la voce non arriva dalle corde vocali, arriva dal profondo dell’anima come un urlo straziante, un ultimo grido di ribellione vicino alla fine. La gente è ferma immobile, qualcuno si volta a cercare un sostegno, stordito da tutta quella violenza, ma nessuno lo ascolta. Ognuno è solo nel proprio piccolo universo, immerso nei propri pensieri, è solo nel proprio piccolo mondo illuminato solo dal riflesso come durante un’eclissi. La melodia che si può udire è quella di una battaglia, delle urla dei morenti e dei giubili dei vincenti. La canzone finisce e tutti applaudono, per ringraziare la nera armata di quei momenti di emozione, chiedono grazie perché qualcuno grida al vento il loro dolore. Il trucco sulle loro facce cola tra le gocce di sudore, sfigurando ancora di più quegli sguardi stravolti. Il cantore spostando i lunghi capelli dal viso ringrazia, Ringrazia tutti per aver condiviso e compreso quanto di malvagio ci fosse dentro di lui, per aver condiviso la rabbia di quei momenti, ringrazia per aver potuto guardare tutti negli occhi ed avervi trovato in ognuno qualcosa di diverso, traendo energia da quegli sguardi. Ma adesso non è tempo di pensare e la battaglia continua, la chitarra si trasforma in un’ascia, la batteria in un mitragliatore e la voce diventa un unico coro di dannati che per una volta verranno ascoltati.
LEGGI I COMMENTI (15)
PERMALINK