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Wednesday, October 11, 2006 - ore 14:17
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Allusivo, dolce, morbido il cioccolato è uno dei simboli della trasgressione alimentare. Un balsamo che lenisce il vuoto doloroso dei mali d’amore, come nella mitica scena del film Bianca, dove Nanni Moretti, per curare le sue ferite amorose, si aggrappa a un vaso di Nutella gigante che pare il seno materno. Un rimedio prezioso per attenuare l’ansia. Ma anche un concentrato di calorie e di grassi da cui i manuali del mangiar sano raccomandano di tenersi alla larga, pena la temuta perdita del controllo del peso.
Secondo una recente indagine pubblicata da una rivista statunitense a lasciarsi sedurre dal peccaminoso ingrediente sono soprattutto le donne, che ricorrono al suo effetto rincuorante specialmente per combattere gli sbalzi di umore legati alla fase preovoluatoria del ciclo mestruale. Il 22% di loro dichiara addirittura che in questo periodo rinuncerebbe più volentieri al sesso che al cioccolato.
In effetti il cioccolato fornisce teobromina, sostanza simile alla caffeina dotata di un effetto stimolante e alcuni composti con un’azione analoga agli ormoni, come la Fenilatilamina, liberata dall’organismo anche nelle fasi di innamoramento.
Le golosità non sono comunque solo in riempitivo alternativo all’amore e al sesso, ma anche un ingrediente che può aiutare a migliorare l’equilibrio di una romantica vita a due. Una ricerca condotta dal Club Mediterranée sulle coppia in vacanza ha dimostrato per esempio che per chi segue una dieta ipocalorica o povera di grassi le probabilità di litigare con il partner sono almeno tre volte superiori a quelle di chi si concede qualche strappo, e che rinunciare ai dolci può provocare un calo inesorabile del desiderio
A cosa non potresti mai rinunciare? In un sondaggio condotto in Inghilterra nel quale si era chiesto a mille inglesi a quale piacere rinuncerebbero più malvolentieri, si è scoperta una differenza di vedute fra uomini e donne. Le donne hanno messo in cima alla lista il cioccolato (34%

e solo in seconda posizione il sesso. I maschi invece mai rinuncerebbero al sesso (50%

e in seconda istanza all’alcool (37%
Sesso e cioccolato Nel 1982 due psichiatri hanno condotto delle ricerche che li hanno portati alla conclusione che chi soffre per amore tende a nutrirsi di cioccolato perché in esso si trova feniletilamina, la stessa sostanza chimica che il cervello produce quando ci innamoriamo. Il cioccolato prolunga lo stato di benessere che viviamo quando siamo innamorati. Molti scienziati sostengono tuttavia che nei salumi e nel formaggio vi sono dosi perfino maggiori che nel cioccolato di questa sostanza. Secondo altri studiosi adoriamo il cioccolato perché si tratta di un carboidrato che stimola la produzione di insulina nel pancreas, che a sua volta è responsabile dell’aumento di serotonina, il neurotrasmettitore che presiede allo stato di calma
Il cioccolato entra nel gruppo di cibi cosiddetti afrodisiaci a pieno diritto, anche con supporti scientifici. Ben nota a chi la sperimenta, la funzione antidepressiva del cioccolato è ancora in cerca di una spiegazione scientifica. Hanno provato a darla nel 1982 Michael Lebowitz e Donald Klein: secondo i due psichiatri, chi soffre per amore si nutre di cioccolato perché in esso trova la feniletilamina, la stessa sostanza chimica che il cervello produce quando ci innamoriamo, dandoci in continuazione la sensazione di essere su un ottovolante. Il cioccolato, sostengono i due scienziati, non fa altro che prolungare lo stato di benessere dell’innamoramento. Seppure affascinante, la teoria non trova d’accordo altri scienziati. Da una parte c’è chi sottolinea che nel salame affumicato e nel formaggio sono contenute quantità anche maggiori di feniletilamina. Dall’altra, i ricercatori del National Institute of Mental Health hanno mangiato per giorni solo cioccolato, ma all’esame delle urine il tasso di feniletilamina nel loro corpo è risultato inalterato. La questione resta aperta.
La citazione è tratta dallo studio su sesso e cibo del sessuologo Willy Pasini, secondo il quale però nesun alimento è afrodisiaco di per sé, ma lo diventa in base alle attese che suscita. In effetti il cioccolato può sviluppare questo tipo di fantasie, il salame no. Ci sono comunque effetti ansiolitici ed edonistici nel cioccolato, che secondo altri studiosi nascono dall’associazione tra serotonina e teobromina (il cioccolato ne contiene l’1,9 per cento), grazie alla solubilità dei lipidi più bassa rispetto alla caffeina: entra nel cervello più lentamente e lo prepara al piacere. Zucchero, grasso, feniletilamina, teobrina e magnesio sono i componenti del cioccolato: in base agli studi dell’americana Debra Waterhouse, «è l’unico alimento che raggruppi tutti questi ingredienti, e probabilmente contiene anche qualche altra sostanza che gratifica il cervello di cui ancora si ignora l’esistenza». Ma c’è di più, secondo la Waterhouse, che all’argomento ha dedicato sondaggi e un intero libro, ci sono forti differenze tra i due sessi rispetto al desiderio di cioccolato: gli uomini non ne sono quasi interessati, mentre è il cibo di maggiore appagamento femminile. Ecco il risultati di uno dei sondaggi effettuati dall’autrice del volume:
*Il 97 per cento delle donne intervistate ha voglie alimentari, il 68 per cento delle quali si indirizzano verso il cioccolato.
*Il 50 per cento delle donne intervistate afferma di preferire il cioccolato al sesso.
*E’ ventidue volte più probabile che le donne scelgano il cioccolato rispetto agli uomini per migliorare l’umore.
Il consiglio che la psicologa americana dà alle sue pazienti è uno solo: evitare le regole alimentari dettate dalla società, perché causano la depressione femminile, e perché le voglie biologiche di cibo non sono un segno di debolezza, ma una manifestazione di progresso, la vera “benedizione di Eva”. Non è dunque un caso se nella galleria di cantanti e gente dello spettacolo che affermano di amare la Nutella siano in testa le donne: in genere tra i trenta e i quarant’anni, belle, famose, appagate sessualmente, confessano senza problemi il loro desiderio di affondare il cucchiaio nel barattolo.
A proposito di sesso e cioccolato
Da un’idea del prof. Caccialanza (preside della Facoltà di Farmacia presso l’Università di Pavia) e del dr. Ferrero (presidente del Chococlub) è nato un curioso evento destinato ad entrare nella storia del cioccolato. Chococlub http://www.chococlub.com e l’Università di Pavia hanno organizzato il primo "Processo al Cioccolato" della storia! Sotto la veste di un vero processo penale, con avvocati e giudici veri, si è svolto il 11 Aprile 99 il 1° Congresso scientifico semiserio sul cioccolato.
Questi erano i capi d’accusa:
attentato alla linea e alla salute
*circonvenzione di incapaci a resistere alla golosità
*associazione a delinquere di stampo gastronomico
Una recente ricerca associa le proprietà del cacao
a quelle del principio attivo della marijuana
Quella dolce "droga"
chiamata cioccolato Che la cioccolata sia un valido aiuto nei momenti di tristezza fa parte dell’esperienza comune, ma il suo valore antidepressivo è assolutamente concreto ed è legato a tre specifiche attività. Anzitutto, la cioccolata agisce da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, un gruppo di oppioidi prodotti naturalmente dal cervello, con un’azione simile a quella della morfina, stimolando le sensazioni di euforia ed attenuando il dolore. Proseguendo in questa sorta di "neurofisiologia della cioccolata", va aggiunto che essa contiene una certa quantità di feniletilamina (Pea), che fa parte delle sostanze cosiddette simil-lisergiche: insomma, simili all’Lsd. Il nostro cervello la produce naturalmente in associazione con sentimenti di desiderio fisico e forse addirittura d’amore, ma può arrivarvi dallo stomaco attraverso il sangue, dopo aver consumato la nostra tavoletta o il nostro tartufo al cioccolato. E c’è di più: la cioccolata diventa desiderabile e a volte indispensabile nei momenti "cupi" a causa della sua associazione con la serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori, che svolge un’azioni inibitoria e tranquillizante, tanto che una sua diminuzione è messa in relazione con aumento di aggressività e tendenza al suicidio. Precipitarsi a divorare una scatola di gianduiotti dopo essere stati scaricati dalla ragazza, insomma, non è solamente uno sfizio consolatorio. Uno studio piuttosto recente associa l’azione della cioccolata addirittura a quella della marijuana, e per esser precisi del suo principio attivo, il tetraidrocannabinolo (Thc), attualmente al centro del furioso dibattito intorno alle doti terapeutiche della cannabis. Anche il Thc avrebbe un suo equivalente naturale nel nostro cervello, un neurotrasmettitore dall’esotico nome di anandamide, collegato a forti sensazioni di benessere, picchi di euforia e alterazione della cognizione del tempo. Come entra in gioco in questo caso la cioccolata? Sebbene possa certamente provocare sensazioni di grande piacere, nessun cioccolatino ha mai spalancato le porte di paradisi artificiali né si può sostenere che una dose di Sacher faccia "partire" altro che un nuovo buco alla cintura. La cioccolata, invece, forse fa di più e di meglio. L’anandamide, purtroppo, viene metabolizzato molto velocemente e con la sua scomparsa spariscono anche euforia e benessere. Nella cioccolata sono stati individuati ben due componenti capaci di ritardare la dissoluzione del neurotrasmettitore, prolungando le sensazioni piacevoli che derivano dalla sua produzione naturale nel nostro organismo. Ecco spiegato dunque anche l’altro segreto della cioccolata: non sa solamente indurre piacere, ma riesce persino a protrarlo, facendo perdurare benessere e soddisfazione. Quanti sono gli amanti che possono....
Che mondo sarebbe senza ciocolata, e avviamente NUTELLA!!!
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