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Wednesday, October 11, 2006 - ore 16:41
POPPER E LA SOCIETA’ APERTA
(categoria: " Riflessioni ")

[Karl Raimund Popper]
Non esistono verità, ma solo interpretazioni. [F. Nietzsche]In questo periodo mi ritrovo spesso a filosofeggiare... mi ritrovo cioè a cogitare sui pensieri e sulle affermazioni di intellettuali famosi... l’argomento prediletto, al momento, è il relativismo e la mia attenzione è rivolta al grande filosofo Karl Raimund Popper che ha formulato il concettodi “società aperta”.
KARL RAIMUND POPPER (Vienna 1902 – 1994) epistemologo, austriaco di nascita e britannico d’adozione: è considerato uno dei più influenti filosofi della scienza del ’900. Notevole è inoltre il suo contributo alla filosofia politica, che lo ha visto difendere la democrazia ed il liberismo, avversando ogni forma di totalitarismo. E’ noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, per la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e metafisica e per la difesa della società aperta.
In La società aperta e i suoi nemici e in Miseria dello storicismo, Popper difende lo stato democratico e liberale e critica lo storicismo, perché sostiene che la storia si sviluppa inesorabilmente e necessariamente secondo leggi razionali, fondandosi su una concezione erronea della natura delle leggi e delle previsioni scientifiche, che ne fa il principale presupposto teorico di molte forme di autoritarismo e di totalitarismo. Per il filosofo la crescita della conoscenza umana è un fattore casuale nell’evoluzione della storia e “nessuna società può predire scientificamente il proprio futuro livello di conoscenza”, e, non esistendo così una teoria predittiva della storia Popper si schiera dalla parte dell’indeterminismo metafisico e storico.
Il RELATIVISMO è una posizione filosofica, comparsa in Europa con la sofistica greca ed in seguito fatta propria dallo scetticismo antico e moderno, dal criticismo, dall’empirismo e dal pragmatismo.
Chi è relativista sostiene che una verità assoluta non esiste, oppure, anche se esiste, non è conoscibile o esprimibile o, in alternativa, è conoscibile o esprimibile soltanto parzialmente (appunto, relativamente); gli individui possono dunque ottenere solo conoscenze relative, in quanto ogni affermazione è riferita a particolari fattori e solo in riferimento ad essi è vera. Per i sofisti, nessun atto conoscitivo raggiunge la natura oggettiva delle cose né rappresenta una verità assoluta valida per ognuno. Ludwig Wittgenstein, partendo da questo assunto, sostiene inoltre che, poiché tutto viene filtrato dalle percezioni umane, limitate ed imperfette, per forza di cose ogni conoscenza è relativa alle esperienze sensibili per l’uomo.
Esiste inoltre la teoria del relativismo culturale, formulata, a partire dal particolarismo culturale di Franz Boas, dall’antropologa statunitense Melville Jean Herskovits (1895 – 1963), secondo la quale, considerato il carattere universale della cultura e la specificità di ogni ambito culturale, ogni società è unica e diversa da tutte le altre, mentre i costumi hanno sempre una giustificazione nel loro contesto specifico: sono partite da questi assunti numerose tesi che raccomandano il rispetto delle diverse culture e dei valori in esse professati. Si è inoltre partiti da queste idee per un riesame degli atteggiamenti nei confronti dei paesi del Terzo Mondo, che ha portato ad una maggior cautela negli interventi, ossia negli aiuti umanitari condizionati dall’adozione di determinati comportamenti.
Nel pensiero di Popper e della corrente che sviluppa la sua filosofia “tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l’eliminazione di errori [...]. La scienza è fallibile perché la scienza è umana” ed inoltre “la società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”. Questa idea popperiana della società aperta si è poi sviluppata, in alcuni pensatori, nel fatto che una società democratica, libera, aperta deve essere legata al relativismo inteso come rifiuto di ogni verità oggettiva: la pretesa di conoscere una verità condurrebbe alla società chiusa e autoritaria.
Strettamente associato al relativismo culturale, infine, è il relativismo morale, per il quale i valori, le regole di condotta adottate da un determinato gruppo sociale (o anche da singoli individui) sono legati ai loro specifici bisogni e non hanno quindi alcun fondamento di assolutezza o necessità.
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