Ero studente vivace ma appassionato quando m’imbattei in un’affermazione dell’allora card. J.Ratzinger: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipende in gran parte dal crollo della liturgia, che talvolta viene addirittura concepita ‘etsi Deus non daretur’: come se in essa non importasse più se Dio c’è e se ci parla e ci ascolta”. Pochi mesi di pontificato e già arriva qualche sferzata a quelle forme liturgiche da lui ritenute “avventurose e spettacolari”.
E così chi era ormai convinto che il latino fosse lingua morta dovrà ricredersi:
Benedetto XVI riabilita la vecchia messa che per 400 anni ha custodito i segreti di milioni di cristiani che così tornerà ad avere piena cittadinanza! Il latino… Chissà quante volte – magari dubbiosi sul significato di un termine (ogni traduttore è un po’ “traditore”,non me ne vogliano loro signori) – siamo tornati all’originale austerità del latino per assaporarne la profondità nel suo etimo più recondito! Anche se in alcune circostanze liturgiche – ammettiamolo - s’era tramutata in una sorta di rumore di fondo, in un segno di cui ai più sfuggiva il significato.
Un “motu proprio” che farà brindare ai lefebvriani che subito han visto nel successore di Woitjla il garante di una tradizione che dal 1988 vanno urlando. Esulteranno tutti coloro che in Giovanni Paolo II hanno visto il rischio della “spettacolarizzazione” della fede, della tradizione messa al bando, delle folle oceaniche che appaiono e scompaiono, del “tuttolecito” liturgico.
Tornare alla sorgente della fede è sempre garanzia di autenticità, perché ritrovare le radici significa ritrovare il vigore, l’identità, la bellezza del rito e l’evidenza del Mistero in un tempo in cui gli uomini, assetati del sacro, lo vanno cercando a squarciagola.
Ma mi sembra parziale affermare che assisteremo al ritrovamento della grande tradizione liturgica della Chiesa, che sarà l’inizio della fine per il “progressismo” dentro la Chiesa. Come se le liturgie celebrate in questi 40 anni fossero “spazzatura”. E tutte quelle folle di giovani che si sono avvicinate al Mistero attraverso la musica e lo spettacolo, l’arte e la creatività, la manualità e l’intuito trasformando l’Eucaristia in una festa di colori, danze, musica ed emozione…? Tutto questo è “immondizia” al cospetto della millenaria tradizione della Chiesa sussurrata in latino? La sciatteria non è lode di fronte a Dio, son d’accordo. Ma trasformare la fantasia in preghiera può aiutare ad avvicinarsi al senso del Mistero racchiuso nel pane spezzato. E’ la vita della gente che chiede di diventare storia sacra sull’altare!
Ieri un noto linguista ricordava il suo dialogo con una vecchina. Lui:
"Perché prega in latino, una lingua che non capisce?". Lei:
«L’importante è che capisca Lui!». Quella vecchina è una comunicatrice raffinatissima, ma magari non lo sono tanti ragazzi della mia generazione che già avvertono la lontananza di linguaggio e la fatica dei concetti nel loro outback quotidiano. Una parola del Santo Padre chiarisce le idee, ma spero non considerai eresia se qualcuno della mia età arriverà al Mistero intonando il “Miserere” di
Zucchero , scorgendo frammenti di Vangelo in note lontane dal gregoriano, elevando lodi a Dio da linguaggi di novità…
Bentornato tra noi, nostalgico latino!
Sperando non sia per passione d’antiquariato…bensì
ad maiorem Dei gloriam !
Che ne pensi?
Don Marco Pozza