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Monday, October 16, 2006 - ore 00:08


UNO DEI XKE’ LE LOW COST SN MENO CARE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ryanair condannata a pagare le spese legali dei sindacati dei piloti

Doppia sconfitta per Ryanair nel suo braccio di ferro contro i sindacati dei piloti britannici e irlandesi. Sentenziando che la compagnia «ha diritto alla lealtà della forza lavoro, ma non ad una supina deferenza» e che non ha subito alcun danno da un forum di discussione su internet, il tribunale di Dublino prima ha respinto la richiesta di Ryanair di rivelare nomi e indirizzi dei partecipanti e poi l’ha condannato a
pagare le spese legali sostenute dalla British Airline Pilots’ Association (BALPA) e della Irish Airline Pilots’ Association (IALPA).
La vicenda - che secondo BALPA potrebbe costare alla compagnia oltre un
milione di euro - si è conclusa il 21 luglio ma, al contrario dei periodici annunci sui fantastici risultati economici della compagnia irlandese, non ha avuto eco sulla stampa generalista. Eppure, ha sottolineato in una nota il presidente di BALPA Mervyn Granshaw, la sentenza è rivelatrice di uno stile di gestione che «dovrebbe far
suonare un altro campanello d’allarme per governi, enti regolatori, investitori e viaggiatori».


Le origini della vertenza


La vicenda nasce dal forum protetto del sito Repaweb sul quale i piloti Ryanair - che come tutti gli altri dipendenti di quella compagnia non godono di alcuna forma di contrattazione e rappresentanza collettiva - discutevano la proposta contrattuale fatta il 12 novembre 2004 al momento di rinnovare la flotta introducendo i Boeing 737-800 al posto dei vecchi 737-200.
In cambio dell’addestramento sul nuovo aereo, Ryanair aveva chiesto ai piloti di impegnarsi a ripagarle 15.000 euro - pari al costo della transizione sulla nuova macchina - qualora entro cinque anni la compagnia avesse dovuto intraprendere trattative «con un qualsiasi sindacato o associazione professionale». I piloti rifiutarono la proposta, anche a seguito di discussioni condotte sul sito Repaweb
creato da BALPA e IALPA quale forum protetto da password per tutelare non solo la privacy ma anche - data la conclamata avversione di Ryanair verso qualsiasi forma di sindacato - il posto di lavoro.
La discussione - come accade talvolta pure sulle mailing list dei piloti di linea italiani, osserva Dedalonews - prese anche toni accesi, peraltro in diversi casi ritrattati e rimossi dagli stessi autori. In ogni caso Ryanair disse di aver ricevuto in forma anonima estratti delle discussioni e chiese nomi e indirizzi dei partecipanti. Il rifiuto di BALPA indusse Ryanair ad adire le vie legali per - a suo dire - proteggere i propri dipendenti da messaggi intimidatori e minacciosi volti a dissuadere i piloti dall’accettare le condizioni proposte per il passaggio sul 737-800.


La sentenza


La sentenza del 12 luglio del giudice Thomas Smyth ha respinto le richieste di Ryanair e ricostruisce la vicenda in modo opposto alla compagnia. In particolare secondo il giudice Ryanair non avrebbe subìto alcun danno dai messaggi pubblicati sul sito e che nel caso non vi era alcuna prova di comportamento malevolo. Di qui il rigetto della richiesta di accesso avanzata da Ryanair. «Ritengo di poter dire», si legge tra l’altro nella sentenza, «che l’indagine [di Ryanair] e le procedure istituzionali che ne sono scaturite su una cosa opinabile quale la probabilità che un fatto del genere potesse sfociare in agitazioni dei lavoratori significa vivere in
un modo irreale o di indifferenza despotica per le conseguenze delle azioni scaturite da tale lettera».
Secondo il giudice, l’asserito timore che la tensione potesse tradursi in un problema di sicurezza del volo era un tentativo «di dare una facciata di preoccupazione per questioni inesistenti a quella che era in sostanza una reazione di [Ryanair] alla mancata immediata e inequivoca accettazione di termini e condizioni non negoziabili poste dall’attore al convenuto riguardo all’addestramento. Il vero scopo di qualsiasi
indagine, al contrario di quello putativo, era di spezzare nei Comandanti ogni volontà di chiedere condizioni migliori».
Smyth è stato molto severo su molti aspetti delle testimonianze portate dalla compagnia, dicendo in particolare di «non poter credere che [Ryanair] non fosse a conoscenza della persona tanto sleale nei confronti dei propri colleghi da fornire [alla compagnia] la password del sito». Nel contrasto tra le diverse versioni, il giudice ha
preferito più volte quella dei piloti definendo quelle dei dirigenti della compagnia di volta in volta false e infondate.
Il giudice, pur astenendosi dall’entrare nel merito dello «scontro continuo» sul tentativo di introdurre una rappresentanza sindacale in Ryanair, conclude comunque che la causa era riconducibile a questo e non ad altro. L’indagine Ryanair era «un esercizio finto e mirato a dividere le persone di IALPA dalla lealtà reciproca». Della clausola contestata il giudice ha scritto addirittura di ritenere «assolutamente irrazionale e ingiusto» che un pilota addestrato possa essere penalizzato per azioni
fuori dal suo controllo quale il futuro avvio di trattative collettive «con un qualsiasi sindacato o associazione professionale». «A mio giudizio», ha scritto Smyth, «questa è una condizione onerosissima che reca tutte le caratteristiche dell’oppressione».
«L’atteggiamento di Ryanair in questa vicenda si aggiunge all’elenco di
comportamenti poco chiari e di risposte non date alle domande che andiamo ponendo pubblicamente da molti mesi su temi quali la sicurezza e l’addestramento», commenta il com.te Massimo Notaro, presidente di Unione Piloti. «L’accesso ai post di un forum protetto pone diversi problemi di riservatezza della corrispondenza», ha detto a Dedalonews Pietro Pallini, primo ufficiale di Alitalia e gestore di Gear Up, un
sito con mailing list riservata ai piloti commerciali. «Io comunque non darei mai accesso a nomi e indirizzi, molti dei quali sono coperti da "nick" proprio a tutela di discussioni che possono essere accese». «Si tratta di temi molto sentiti non solo in Italia, ma anche in Gran Bretagna, come ha mostrato il recente speciale di Channel Four». «Lo statuto dei lavoratori e persino la costituzione tutelano il diritto di riunirsi in sindacato», sottolinea l’ing. Maurizio Longoni, direttore risorse umane con oltre un quarto di secolo di esperienza. «Un’azienda italiana non potrebbe proporre un accordo del genere, neppure nella forma del "premio di fedeltà"».


TRATTO DA WWW.ANPAC.IT

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