
solespento, 33 anni
spritzino di (PD)
CHE FACCIO? potrei dirtelo ma poi dovrei ucciderti
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ORA VORREI TANTO...
una birra rossa, andare in Irlanda, aver visto l’alba anche questa mattina, non invecchiare
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come diventare miliardario entro fine anno, come riuscire a non festeggiare il mio compleanno nonostante le richieste degli amici
OGGI IL MIO UMORE E'...
come al solito un mix: un’esplosione di gioia che ti eleva al cielo e un pizzico di dolore che ti lacera come lame che entrano nella carne
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Wednesday, October 18, 2006 - ore 09:43
Anno domini 2001
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...steso sul letto aspettava impaziente. La luce fioca filtrava da una persiana non completamente abbassata. Considerando la stagione, dall’intensita’ della luce, doveva essere un’orario compreso tra le sette e le otto, aveva sempre perso il senso del tempo in certe circostanze come se concentrando le sue attenzioni altrove il suo orologio interno non riuscisse piu’ a rimanere al passo.
Aveva ormai percorso con lo sguardo piu’ e piu’ volte tutto cio’ che lo circondava e si era soffermato sui decori degli stucchi applicati sul perimetro del soffitto, aveva una morbosa attenzione per i particolari e aveva la presunzione che non gli potessero sfuggire ma purtoppo per lui il proseguo della vicenda lo smenti’.
Senti’ la porta aprirsi e lei entro’ decisa, aveva un’atteggiamento sicuro che lo metteva in un leggero imbarazzo o meglio era l’imbarazzo di provare imbarazzo, di non essere preparato a cio’ che stava accadendo e che si era immaginaro diverso. Lei senza dire una parola si avvicino, si mise a cavalcioni su di lui ammanettandolo alla testiera del letto, avrebbe voluto emettere un qualsiasi suono ma il fatto che lei continuasse a guardarlo fisso con i suoi occhi intriganti aveva annientato ogni slancio in questo senso.
Lei allungo’ la mano e dal cassetto estrasse un fazzoletto di seta rossa, penso’ che volesse bendarlo e invece lo strinse attorno alla sua bocca, inutile stratagemma visto che comunque la casa era deserta. Quel rituale gli piaceva e i battiti del suo cuore iniziarono ad aumentare esponenzialmente.
A questo punto si alzo’, usci’ dalla camera, il sole doveva essere completamente tramontato perche’ ormai non riusciva piu’ a vedere il decoro sul soffitto e tendendo il collo in avanti poteva a malapena distinguere i contorni del suo piede. Passarono pochi istanti e senti’ nuovamente i suoi passi che si avvicinavano, chiuse gli occhi aspettandosi di intraprendere la strada che l’avrebbe portato ad un agognato piacere.
Accese un paio di candele, percorse con il dito il suo braccio ammanettato e si soffermo sulla vena che in quella posizione doveva spiccare. Quando senti’ una forte puntura apri’ gli occhi per capire cosa era successo, per sincerarsi che non fosse nulla di particolarmente sgradito e invece basito si accorse che aveva un lungo ago piantato sull’avambraccio e il sangue iniziava a scorrere nella cannula ad esso collegata. In un’altra occasione avrebbe seguito il flusso di quel liquido viscoso mantenendo un estremo controllo ma quella situazione gli stava sfuggendo di mano, gli era gia’ sfuggita di mano, penso’ che gli era sfuggita di mano da quando avevano deciso di uscire insieme e non era stato in grado di controllare la catena di eventi che si erano conseguentemente scatenati, non aveva mai avuto il controllo e non era abituato a questo. Mai come allora avrebbe voluto dire "basta" e allontanarsi da quel luogo che iniziava ad angosciarlo come un ascensore angoscia un claustrofobico, ma la seta rossa tra le sue labbra non glielo avrebbe permesso. Era ancora convinto che un "basta" sarebbe stato sufficiente il che vuol dire che non aveva la benche’ minima idea che quello era solo l’inizio.
...
Era passato qualche minuto, aveva smesso di dimenarsi da quando un senso di rassegnazione lo aveva abbracciato e stretto forte senza contare che iniziava a perdere le forze, non era una sensazione brutta, a parte un leggero torpore era una sensazione di pace che ben presto lascio’ il passo al freddo che salendo dai piedi invase tutto il suo corpo.
Vide nel buio lo scintillio di una lama, la fiamma della candela contorcendosi si specchiava su quei trenta centimetri d’acciao, era un coltello che si avvicinava alla sua gola. Gli vennero in mente tutte le volte che nell’ultimo mese gli aveva ripetuto "mi piace la tua testa", lui aveva pensato a ben altro, credeva fosse un riferimento alle sue capacita’ intellettive ed invece non era quello che lei le stava dicendo, voleva solo un’altro trofeo.
La guardo’ negli occhi consapevole della sorte che gli sarebbe toccata, nonostante la situazione penso’ che quello era lo sguardo piu’ bello che avesse mai incrociato. Aveva sempre saputo che ogni cosa ha un prezzo ed ora stava solo pagando il prezzo per quel mese di immenso appagamento, di maestosa felicita’, di indicibile piacere. Chiuse gli occhi attendendo di sentire un grande dolore e invece senti’ solo il retro del suo collo e la nuca appoggiata al cuscino che si bagnarono poi si addormento’.
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