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Wednesday, October 18, 2006 - ore 10:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")




GENOVA - C’era un’"Incoronazione di spine" di Caravaggio nascosta nella soffitta di una chiesa, alla periferia di Genova. A sollevare il velo sulla clamorosa scoperta è il restauro dell’opera, durato otto anni e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Quella che sembrava una copia dell’"Incoronazione di spine", conservata a Prato, strappa il proscenio.

Grandi dimensioni (203 x 166), olio su tela, opera incompiuta: la parte inferiore del quadro venne "finita" più tardi, nella seconda metà del Seicento, da pittori genovesi. Le indagini, intanto, stringono la forchetta della datazione: tra il 1605 e il 1610 venne realizzato il dipinto riscoperto. Proprio nel 1605 Caravaggio passa quasi un mese a Genova, ad agosto. Costretto a fuggire da Roma, il 26 luglio, dopo aver ferito il notaro Mariano Pasqualoni. Si rifugia tra le mura della Superba, sicuro della protezione della famiglia Doria. E c’è un documento che sparge indizi.

"Un biglietto, uno dei rari autografi di Caravaggio, datato 23 giugno 1605 - spiega Piero Donati, direttore della soprintendenza per il patrimonio storico artistico della Liguria, che ha seguito tutte le vicissitudini dell’opera - nel quale l’artista promette al principe romano Massimo Massimi di eseguire entro il primo di agosto un’"Incoronazione di spine", simile a quella che ha già realizzato per lui". Massimo Massimi aveva anche pagato in anticipo. E l’opera che l’aristocratico già possedeva è la famosa "Incoronazione Cecconi", conservata a Prato.

"Non sappiamo come questo dipinto sia arrivato a Genova - spiega Donati - Forse Caravaggio, con l’ansia della consegna, ha dimenticato, nella fuga da Roma, di portarlo con sé. Oppure l’artista lo realizza in Liguria, per sdebitarsi con i Doria". "L’incoronazione di spine", a metà Settecento, è sicuramente nella collezione genovese di Pietro Gentili, dispersa subito dopo la sua morte. C’erano opere di Rubens, di Orazio Gentileschi.

Nel 1802 riapre al culto la chiesa di San Bartolomeo della Certosa, nel ponente cittadino: "Una donazione ha condotto lì il quadro", dice Donati. L’opera è stata restaurata da Paola Bracco, che pure ha curato il recupero della favolosa "Decollazione del Battista" di Caravaggio, conservata a Malta.

Il quadro, poi, è stato accostato all’opera-rivale di Prato. "Li abbiamo confrontati - spiega Marco Ciatti, responsabile del Settore dipinti mobili dell’Opificio - e non sono copia l’uno dell’altro: il restauro del quadro genovese è stato molto complesso, era in condizioni disastrose".

Domani la soprintendente per il Patrimonio artistico, Giuliana Algeri, Marco Ciatti e Piero Donati presenteranno l’"Incoronazione di spine" nella chiesa genovese. Venne salvata per caso, da Donati, nel 1997, confinata nella soffitta del complesso ecclesiastico alla periferia di Genova.

Fonte Repubblica.it

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