"Troverà l’ala di centomila veneti pronti a carezzare il suo passaggio e ad accoglierlo mistero e magistero; troverà la superfolla di credenti convinti e credenti per consuetudine e scaramanzia a sventolare cappellini e bandierine nel segno di un Cristo che ad ogni viaggio di Pontefice risorge un altro po’: e troverà papaboiys che allungheranno sulla papamobile braccia e sguardi a proteggere non solo virtualmente la straa della proiezione di Dio in terra che oggi, 19 ottobre 2006, è la terra di Verona. E tuti diremmo del Papa che s’è immerso nel candore del Veneto dei Papi, del Veneto bianchissimo e interclassista, del collateralismo che non ci sarà più ma che diede al regno del Signore testi di catechismo e forza di parrocchie, vescovi e politici, finanza bianca e scuole religiose, laicato spirituale e santi.
Ma il "vero Veneto", il Veneto al quale verrà a parlare anche per "sferzarlo", Benedetto XVI non lo vedrà. Lo conosce, eccome se lo conosce, ma non lo vedrà, il Veneto avamposto della secolarizzazione occidentale, la California dei Pil e dei costumi, l’ex sagrestia diventata lap dance, la patria del locale svoltata nell’icona del globale. Dalla sua papamobile che si muoverà a passo d’uomo coime si muove sulla tangenziale di Mestre il traffico dell’Uomo del Nord Est, non vedrà il Veneto del passaggio repentino dalla canonica al capannone, dal verbo al soldo, il Veneto della "fame vecia" che ha alzato la soglia della sopravvvenza a quella del benessere saltando forse troppo in alto per scappare proprio da quello che oggi la Chiesa da lui vorrebbe: sobrietà, pensiero, altruismo, spiritualità.
Non vedrà, Benedetto XVI, il Veneto sul quale i suoi vescovi pontificano con parole d’ordine opposte al dna della regione dei distertti e dello smog, dello scambismo e del vallettimo, delle fiere del lusso e del tempo liberato, delle aziende in crisi e dell’americanizzazione del mercato del lavoro. La chiesa dei vescovi di Treviso e Rovigo che condannano la delocalizzazione, la chiesa di Vittorio Veneto che incita i giovani "flessibili" alla ribellione, la chiesa di Padova che da anni conduce una battaglia perdente per santificare la domenica riportando nelle chiese i fedeli tentati dall’altro tempio e cioè quello delle "vere" cattedrali, gli ipermercatio che il il dì di festa santificano shopping e affari. Per non dire dele piazze del Veneto sdoganato dal macchiettismo delle cameriere dove le ex "ragazze ingenue" di Pietro Germi sono finite dall’altra parte del bancone con il bicchiere in mano e tremila euro di vestiti firmati addosso.
Certo, sua Santità troverà il Veneto orgoglioso del oslidarismo e dei valori, della con-divisione e della fede, ma anche il Veneto orgoglioso del suo Pil che non accetta le lezioni dei vescovi agli industriali accusati di scappare all’0estero coon frabbriche e produzioni, quel Veneto che risponde sferzante a ciascuno il suo, alla Chiesa le anime e alle aziende la gloria dei fatturati costruiti con la fatica.
Certo, sua Santità troverà radici solide di colontariato ed esempi di uomini e donne in odor di laicale santità per affrontare vite dure con salari deboli e tragedie forti con reti familiari fragili, ma troverà un Veneto lacerato dove i "modelli" - qello spirituale e quello temporale - si respingono e si scontrano sempre più, si tirano in un ossimoro dove dovrebbero coesistere la salvezza economica basata sull’iperlavorismo e quella religiosa ondata sull’abbattimento dei ritmi e la riscoperta della lentezza, delle nascite, delle famiglie.
E troverà ancora, il Papa, nella nuova società disarmonica che incarna l’ex sagrestia dove il consenso era scontato e la legge divina prima ad andare in vigore quando il sole spuntava. troverà il Veneto dove il più grande sponsor della "civiltà cristiana" è quella Lega che il Vaticano non "legittima" per le sue politiche "radicali", sugli immigrati, la stessa Lega che chiede come i vescovi di fermare la delocalizzazione ma poi i vescovi insulta dicendo che sono "comunisti".
E troverà il Veneto dei molti cattolici che non credono in Dio perchè non lo cercano nè in Chiesa nè in un ipermercato; quelli che conme ha detto l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi aprendo gli Stati Generali di Verona, credono a parole e non con le azioni.
Troverà, Benedetto XVI, il Veneto multiculturale e multireligioso dove perfino gli islamici perdono rapidamente la dimensione spirituale e rischianodi dismettere, se non i loro usi, la loro fede, unica "ricchezza" con la quale si erano presentati alla frontiera in clandestinità.
Infine troverà e certo in prima fila, il Papa oggi in visita, quei politici che la Chiesa la tirano per la stola a loro uso e consumo, pronti a ideologizzare sacramenti, fede e ragione per una benedizione che nel Veneto secolaizzato vale molto meno di un tempo e che in questa grande disarmonia suona, forse, come la più grande delle stonature".
Ti ritrovi in questa "fotografia" del Veneto dipinta da Alessandro Russello?
Buona giornata!