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venerdì 20 ottobre 2006 - ore 10:51


Padova, città infernale?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


RIFLESSIONE
"Ma vale ancora la pena vivere a Padova"

di Giampietro Vecchiato
docente universitario di Relazioni Pubbliche

"Tutto vero, credetemi. Non sono né un mitomane, né una persona sfortunata. Non sono, almeno non credo, vittima di un malocchio. Semplicemente vivo e lavoro a Padova e voglio raccontarvi quello che abbiamo vissuto in famiglia partendo da questi mesi del 2006.
Quattro furti di biciclette. Una minaccia con rissa in stazione FS. Due furti in garage e in cantina (tutto il condominio è stato setacciato meticolosamente). Un furto in auto con rottura del finestrino in Via Morgagni. Ho assistito ad un furto con scasso in Via Ospedale. Negli ultimi anni abbiamo invece subito altri sei furti di biciclette (Riviera Ponti Romani; Piazzale Boschetti; Via Nazareth; Piazza delle Erbe, ecc). Mia figlia è stata a lungo molestata al telefono. Una sera d’inverno, alle 9, la mia compagna è stata aggredi ta mentre portava la spazzatura nel cassonetto (il responsabile è stato arrestato e condannato). Una cara amica di famiglia è stata scippata in pieno giorno in Via Monaco Padovano. E pensare che abito in una bella zona residenziale di Padova , non in Via Anelli! Tutti gli episodi citati, tranne i furti delle biciclette (a che serve?), sono stati regolarmente denunciati.


Ironia della sorte da alcuni anni ho l’ufficio in una laterale di Piazza delle Erbe ed in questi anni ho vissuto in presa diretta le vicissitudini dello spritz: dall’aggressione ai vigili urbani al pestaggio di Gino Magro; dagli sputi semplicemente "perché sei nel posto sbagliato nel momento sbagliato" alle botte all’amico macellaio; dalle quotidiane richieste di denaro accompagnate da minacce dei punkabestia al furto di attrezzature una notte d’estate nella quale avevo organizzato un evento in Piazza; dagli spintoni dei forzati dello spritz ai furti di piante all’Osteria dei Fabbri. Senza contare le volte che ho dovuto (e devo tuttora) pulire l’ingresso dell’ufficio in Via dei Fabbri, da vomito, merda, piscio, vetri rotti, bottiglie vuote, vino, spritz, bucce di arance e di limone, bicchieri di plastica, ecc. Nonostante tutto mi ritengo una persona fortunata; penso semplicemente di aver sbagliato città nella quale vivere e lavorare.
Cosa è successo alla nostra bella città?


Eppure la sensazione non è di vivere in un contesto criminale violento e aggressivo, ma in un "interminabile inverno dello spirito", fatto di piccole aggressioni, di piccole mancanze di rispetto, di costanti gesti quotidiani che non rispettano né i cittadini né la città stessa. L’impressione è che la situazione parta da lontano, da un permanente disordine e da una pesante trascuratezza nel fare le cose a tutti i livelli: morale e spirituale; educativa e sociale; ambientale ed economica; pubblica e privata. Un fenomeno che alcuni studiosi (Wilson e Kelling) hanno definito "della finestra rotta". Se una finestra è rotta e non viene riparata - hanno osservato i due studiosi - chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ne ha la responsabilità. Ben presto le finestre rotte saranno altre e si diffonderà una percezione di anarchia secondo la quale tutto è possibile, dalle piccole alle grandi infrazioni. Tanti piccoli elementi quali i graffiti, la mendicità permanente e aggressiva, le vendite abusive, il volantinaggio invasivo, il disordine e l’incuria nelle isole ecologiche, il ritardo con il quale vengono puliti i cestini portarifiuti, ecc. sembrano un invito a comportamenti trasgressivi e a crimini più gravi.
Ho la netta sensazione che se non si parte con il censurare e punire i piccoli ma scorretti comportamenti quotidiani, soprattutto individuali, non sia possibile migliorare la qualità della vita nella nostra città. Penso, solo per fare qualche esempio, alle cicche, alle bici contromano, ai biglietti dell’autobus non pagati, alla cacca dei cani, alla spazzatura abbandonata, ai parcheggi disordinati, ai graffiti sui muri, alle locandine abusive.


Non mi interessano le eventuali colpe della società. Quello che mi interessa è che la responsabilità dei comportamenti è sempre individuale, non va ricercata nei massimi sistemi ma in un contesto dove non si dà più importanza alle piccole cose di tutti i giorni e dove si riducono gli inviti ad un comportamento scorretto e le conseguenti sanzioni".

Giampietro Vecchiato
(da Il Gazzettino di Padova, mercoledì 18 ottobre 2006)


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